Conoscere il passato per capire il presente

Cronistoria e interrogativi sulla vicenda di Don Stefano

Se siamo d’accordo che “la storia è maestra di vita”, dobbiamo ammettere che ricordare il passato aiuta a capire il presente. Pertanto, anche la vicenda di don Stefano può risultare più chiara se richiamiamo alla memoria alcuni fatti che hanno generato, nel tempo, un rapporto conflittuale tra il parroco e l’attuale Amministrazione comunale insieme a qualche altro soggetto. Qualcuno si chiederà: cosa c’entra l’Amministrazione comunale, quindi la politica, in questa storia? C’entra e cercherò di dimostrarlo ricordando episodi concreti e significativi che tutti oramai conosciamo. Per ricostruire cronologicamente l’intera vicenda sarò costretto a dilungarmi, perciò chiedo a tutti un po’ di pazienza nel leggermi. 1) Le accuse più frequenti contro don Stefano sono quelle di aver parlato troppo e di aver peccato di protagonismo. Bene, per un attimo ammettiamo che ciò risponda al vero, ma poniamoci subito la domanda: in che senso ha parlato troppo? Forse perchè ha sempre chiesto “verità e giustizia” sull’omicidio di Basile? Non mi sembra che questo sia un parlar troppo, anzi ritengo che, a tal proposito, abbia fatto il suo dovere di sacerdote, in sintonia con ciò che predica il Vangelo e l’ultima enciclica del Papa “Caritas in veritate”. Chiediamoci pure in che senso ha peccato di protagonismo. Forse per aver organizzato fiaccolate, cortei e veglie di preghiera sempre per la verità sul delitto Basile? Neppure questo mi sembra stravagante protagonismo, ma soltanto un modo diverso di chiedere, a chi eventualmente sa, di parlare sull’omicidio di un nostro concittadino e suo parrocchiano. Punto e basta. Del resto, se tanti cittadini e suoi parrocchiani hanno condiviso il suo modo di fare (del quale il defunto Vescovo era sempre informato, non trascuriamo questo particolare) significa che il suo non è stato puro esibizionismo. 2) Nell’ultima settimana di giugno del 2007, la civile abitazione del signor Pasquale Troisi/Cucci fu abbastanza danneggiata da un fortuito incendio, che fu difficile spegnere perchè, in quei giorni, l’acquedotto pugliese non erogava acqua a sufficienza. Il problema dell’emergenza-acqua creava seri problemi da settimane, per cui i cittadini dissero basta e don Stefano ritenne opportuno sostenere questa protesta. Domanda: di quale peccato si è macchiato nel farsi portavoce di una giusta protesta? 3) Nei Consiglio Comunale del 9 luglio 2007 fu discusso il problema dell’emergenza idrica sul nostro territorio. Insieme ad un gruppo di cittadini, don Stefano si recò nell’aula consiliare per sollecitare il Sindaco e tutti i Consiglieri a prendere urgenti provvedimenti per questa emergenza, che tanti danni procurava non soltanto a privati cittadini, ma soprattutto ai titolari di attività commerciali. In quella circostanza e con gli animi agitati volò qualche parola di troppo, ma a di particolarmente grave, perchè alla fine prevalse il buon senso di tutti. Il Sindaco s’impegnò a risolvere il problema e propose, addirittura, una eventuale manifestazione di protesta presso la sede della Regione a Bari. Tuttavia, occorre precisare che la protesta capeggiata da don Stefano nell’aula consiliare non fu tanto gradita, anzi qualcuno si ritenne offeso. Da quel momento si decise di “fargliela pagare” e si cominciò a covare la vendetta! Per spiegare questa reazione bisogna far presente che i rappresentanti dell’attuale maggioranza (talvolta con a fianco altri dell’opposizione, titolari unici del diritto di rappresentanza) non accettano alcun atteggiamento di critica nei loro confronti, né accolgono il ripetuto invito a dialogare con i cittadini, almeno sulle decisioni più importanti per la collettività: o si è con loro oppure contro di loro, la via del dialogo non esiste (al massimo si finge di approvarla) e così la gestione della “cosa pubblica” sembra restare sempre qualcosa di privato. Domande: anche questo è protagonismo da condannare? Ed è sufficiente questa condotta perchè la maggioranza si coalizzi contro un parroco “scomodo” (per loro) e cominci a progettare tempi e modi per la vendetta? 4) Sempre nel 2007 don Stefano organizzò convegni sul tema della legalità, con ospiti del livello di don Luigi MEROLA e della figlia del giudice SCOPELLITI. Questi eventi organizzati presso la sede dell’oratorio risultarono indigesti, chissà perchè, all’Amministrazione, che al tempo “fece buon viso a cattivo gioco“, finse cioè di accettare la cosa con la presenza di qualche suo rappresentante, in realtà continuò a non sopportare il modo di agire del parroco. Chiedo a tutti: è un peccato mortale dibattere il problema della legalità? E’ un delitto educare le nuove generazioni alla legalità? E’ peccare di protagonismo se uno si attiva per dibattere importanti temi sociali, soprattutto quando l’Amministrazione è totalmente assente da ogni politica sociale? Comunque, se un’Amministrazione ritiene di avere la coscienza a posto non ha motivo di risentimento, né il parroco doveva avere il “placet” dell’Amministrazione per organizzare questi eventi. Nel frattempo, cresceva il progetto di “rendere pan per focaccia” al parroco scomodo e la cosa è risaputa, inutile negarlo. 5) Nel giugno del 2008 la nostra Ugento fu scossa fortemente dal barbaro assassinio di Peppino Basile. Tutti ci svegliammo increduli e rattristati, a poche ore dalla gioia provata per la visita nella nostra diocesi del Santo Padre Benedetto XVI. Questa dolorosa vicenda provocò, da subito, un aumento del conflitto tra il parroco e l’Amministrazione, addirittura fin dal momento del rito funebre, durante il quale tutti abbiamo visto e sentito (c’era una diretta televisiva) le incaute dichiarazioni del nostro Sindaco e la “tirata d’orecchi” nei suoi confronti da parte del presidente della Provincia del tempo, senatore Pellegrino. Domanda: anche in questa circostanza don Stefano ha sbagliato? In che cosa? Da questo momento le ceneri che covavano la vendetta si surriscaldarono fino a diventare roventi. Il rapporto tra il Sindaco e il parroco diventò più conflittuale: il primo continuava a reclamare giustizia e verità sull’omicidio di Peppino, sollecitava le autorità inquirenti a trovare gli assassini (per i quali invitò tutti a volerli perdonare!) e mosse qualche critica a certe dichiarazioni del Sindaco. Quest’ultimo, stranamente, non perdette occasione per cominciare a togliersi qualche sassolino dalle scarpe! Probabilmente sbagliarono entrambi, ma era ormai chiaro che don Stefano doveva giocare per forza di cose sulla difensiva, in quanto continuamente attaccato. Anche questo è inutile nasconderlo. 6) Nell’agosto 2008 cominciarono i vari tentativi per riappacificare i due. In particolare, prestò la sua opera il defunto vescovo don Vito De Grisantis, il quale nel settembre dello stesso anno riuscì a convocare i due presso la sede vescovile, ma il suo tentativo di riconciliazione fallì per la ferma opposizione del Sindaco, il quale pose come condizione di pace (bel rispetto dimostrato da un cattolico al proprio Vescovo!) il suo famoso “però don Stefano deve ritrattare tutto quello che ha detto”. Domanda: come interpretare questo ostinato rifiuto di riconciliazione? 7) Nella serata del 18 ottobre 2008, presso l’oratorio, si organizzò un pubblico incontro per un ulteriore tentativo di mettere pace tra i due. In quell’occasione fece la sua prima apparizione pubblica il comitato civico “Io Conto”. Alla presenza di una sala stracolma di cittadini e di vari rappresentanti civili e religiosi, compreso il defunto Vescovo già segnato dalla sofferenza della sua malattia, il Sindaco si mostrò riconciliato con il parroco con tanto di abbraccio, di sorrisi, di foto-ricordo e di strette di mano. Stranamente, il giorno dopo quella serata cominciò a circolare la calunnia che l’oratorio era diventato luogo di spaccio di alcool e di droga. Pertanto, il rapporto tra i due tornò ad essere conflittuale. Domande: dove sbagliò ancora don Stefano in quella circostanza? Le colpe sono tutte sue? 8) Il conflitto s’inasprì sempre di più, la volontà di riconciliazione fallì in altri tentativi, le dichiarazioni del Sindaco (alla stampa e a locali emittenti televisive) erano connotate da toni accusatori verso il parroco e il comitato civico “Io Conto”. Altri episodi aggravarono la situazione: telefonate e lettere anonime, offensive e minacciose, nei confronti del parroco, ripetute minacce di morte se non la smetteva di parlare. Circolò perfino la calunnia che l’autore delle lettere anonime fosse lo stesso don Stefano. Domande: chi aveva interesse a spargere queste voci? Chi e perchè aveva interesse a gettare sempre più fango sulla persona del parroco? 9) Nel novembre 2008, in una gremita aula consiliare e alla presenza di don Stefano, l’intero Consiglio Comunale espresse solidarietà al parroco, vittima di intollerabili episodi intimidatori, ed accettò all’unanimità la proposta avanzata dal consigliere di minoranza (capogruppo consiliare UDC), avvocato Nico Giannuzzi, di organizzare una “marcia della memoria, della responsabilità e dell'unità”, per la quale il comitato civico “Io Conto” rinunciava ad una sua già programmata marcia. Quando tutto sembrava a posto, anche questo tentativo risultò vanificato da un manifesto pubblicato dall'Amministrazione comunale (poche ore prima della marcia!), nel quale furono ribadite le accuse contro don Stefano di protagonismo, di auto-minacce e di lettere anonime scritte da lui stesso. Domande: questo manifesto era oppure no la prova della palese volontà di boicottare quella marcia? Perchè il Sindaco e la sua maggioranza continuarono questo ostracismo contro il parroco? 10) Dall’agosto 2009, precisamente dopo “La Notte della Taranta”, don Stefano si chiuse in silenzio per evitare qualsiasi altra polemica. Domanda: anche in questa decisione ha sbagliato? 11) Nel settembre 2009 ci fu la famosa intervista di Telerama al Sindaco, il quale palesò tutta la sua acredine e la sua arroganza contro il parroco. Tutti abbiamo anche qui visto e sentito. Con una telefonata in diretta intervenne don Stefano, brutalmente chiamato in causa, e tutti venimmo a conoscenza dell’intervento del Sindaco presso il Vaticano, al fine di mandar via da Ugento il parroco. A tal proposito, il Sindaco farfugliò, ma non fornì una convincente risposta. Il parroco fu costretto anche a precisare pubblicamente di aver ricevuto una querela da parte di un nipote del Sindaco. Domanda: c’entra o non c’entra la politica in questa storia? Più chiari di così si muore. 12) E arriviamo al 5 settembre 2009, quando sul muro esterno di uno stabile in costruzione, di fronte alla chiesa dell’oratorio, apparvero scritte offensive contro la Chiesa e contro i cattolici, più precisamente “Porko Dio – Abbasso la chiesa coglioni – W Alleanza”. Domande: anche in questo caso don Stefano ha peccato di protagonismo? Doveva continuare a stare zitto e a subire ogni provocazione, compresa la frase del Sindaco “Don Stefano stava vivendo nell’ombra da un po’ di tempo”? (Quotidiano del 6 settembre 2009). Si voleva forse insinuare che anche quelle scritte fossero opera del parroco? Vien da ridere, se non ci fosse da piangere! 13) Nella prima decade del novembre 2009, il nuovo assessore allo sport fece al parroco la ridicola richiesta di restituire due canestri di proprietà del Comune, precedentemente donati all’oratorio dal vecchio assessore allo sport. Domande: come definire questa richiesta se non infantile dispettuccio o provocazione? Anche in questo c’è stata la mania di protagonismo di don Stefano? 14) Nel novembre 2009 ci fu l’arresto dei signori Colitti per il delitto Basile. A questo punto cominciò a fare la sua pubblica comparsa sulla scena un certo Paolo Schiavano, che si sentì autorizzato (non si sa da chi) a rivolgere, dalle pagine del suo giornale, l’invito “Eugenio dai un bacio a Valentina, accarezzala, dille che le siamo vicini, che mai permetteremo ad alcuno di ferire la sua innocenza”. Domande: come spiegare la sua comparsa ed il suo palese affiancarsi all’Amministrazione che, oramai è risaputo da tutti, ha notevolmente migliorato il suo tenore di vita? Perchè questo giovane si scaglia contro “presunti” colpevoli (innocenti fino a condanna definitiva!) e fa una pubblica sviolinata al Sindaco? Chiedo ancora: c’entra o non c’entra la politica? 15) Nel febbraio 2010 il parroco ricevette la prima lettera anonima sui preti pedofili, una seconda gli giunse nell’agosto 2010. Inaccettabili provocazioni che, giustamente, costrinsero il parroco ad abbandonare il silenzio che si era imposto. Io concordo con la sua condotta: per puro spirito evangelico anch’io sono disposto a porgere entrambe le guance, ma il terzo schiaffo non lo consento a nessuno, anzi contrattacco! Mi spiace, ma la penso così. 16) Il 1 aprile 2010 è morto il nostro Vescovo Mons. Vito De Grisantis. Improvvisamente, direi quasi il giorno dopo, da molte direzioni si cominciò a “chiedere la testa” di don Stefano, tirando fuori una vecchia storia, della quale lo stesso Vescovo era a conoscenza. Domande: come mai questa ridda di voci contrastanti subito dopo la morte del Vescovo? Sembra lo scoppio di una bomba ad orologeria! Perchè il giovane Schiavano dimostra tanto accanimento contro quel parroco che in altri tempi era stato per lui sacerdote esemplare? 17) Nell’udienza dell’8 luglio 2010, presso il Tribunale dei minori di Lecce, lo Schiavano ha fatto la sua seconda pubblica comparsa, con una testimonianza sconcertante. Alla domanda di cosa sapesse in merito alla vita privata del povero Basile ha dichiarato, senza alcuna esitazione, di “sapere con certezza, in quanto se ne parlava in piazza, che Basile aveva una relazione con la madre dell’imputato Vittorio Luigi Colitti”, per poi aggiungere, incalzato dalle domande del Presidente, che “non conosceva il signore che riferiva queste cose e che forse questo signore non gli è sembrato neanche di Ugento e comunque lui era di spalle e poteva solo sentire e non vedere”. Successivamente, richiesto se fosse a conoscenza del comitato “Io Conto” e di quali fossero le attività svolte dallo stesso, ha risposto con l’altra sconcertante affermazione “il comitato è nato intorno alla figura di don Stefano Rocca e come attività si cimenterebbe in campagne mediatiche in contrapposizione con l’Amministrazione Comunale”. Domanda: come commentare queste sue dichiarazioni? 18) Il 25 settembre 2010, Schiavano ha ripetuto (sui giornali locali e nella sua intervista a Telerama) al giornalista e sociologo Luigi Russo la domanda: “è vero o no che su tali argomenti è stata avviata un’indagine interna dalla Diocesi di Ugento nei confronti di un prete?”. Domande: perchè insiste su questa domanda? Come fa a sapere certe notizie? 19) Infine, il 16 ottobre 2010, il neo costituito comitato “Con Don Stefano Rocca” ha organizzato una manifestazione di solidarietà per il parroco, cioè un corteo di tutte le associazioni, dei gruppi presenti nell'oratorio e di tutti i cittadini di Ugento che sentono di stare al fianco di Don Stefano. Anche per questa manifestazione ci sono state calunnie, tentativi di boicottarla e polemiche, addirittura sulla cifra dei partecipanti. Domande: chi e perchè aveva interesse ad ostacolare la manifestazione? La risposta non è difficile, diciamolo con franchezza, perchè tutti abbiamo visto e sentito le varie dicerìe. ULTERIORI INTERROGATIVI 1) Perchè i presunti “molestati” parlano soltanto adesso? Se loro stessi ammettono che all’epoca delle molestie erano maggiorenni perchè non hanno denunciato subito i soprusi subìti? Perchè lo fanno soltanto adesso e, per di più, ad un giornale che palesemente “si cimenta in campagne mediatiche in contrapposizione con il parroco” dell’oratorio? Perchè queste persone mettono in pubblico fatti tanto delicati e personali anziché rivolgersi, con opportuna discrezione, alle autorità preposte all’uopo, certamente più qualificate e competenti? 2) Nell’ultimo numero de “Lo Scirocco”, in un articolo titolato “L’innocenza non si tocca”, la direttrice scrive testualmente: “questo è il momento di parlarne… ora che la bomba è scoppiata… ora che un tabù odiosissimo e pericoloso è spezzato…ora che è argomento di tutti”. Questa signorina e i suoi compagni di viaggio sono davvero convinti di essere i moralizzatori di Ugento? Chi li ha investiti di questa presunta capacità? Chi li autorizza ad affermare che questo è il momento di parlare? E in che senso QUESTO è il momento di parlare? Ripeto due domande, già fatte nella mia precedente “lettera aperta” al signor Schiavano, alla quale il destinatario non si è degnato di rispondere (poi pretende di fare la morale agli altri!): da chi o da che cosa questi soggetti si sentono autorizzati a fare una moderna “crociata” contro i preti pedofili? Perchè stanno facendo tutto questo? Cosa c’è sotto, come si suol dire? 3) Lo scorso 9 ottobre 2010, presso il locale palazzetto dello sport, si è giocata una partita amichevole di pallavolo tra la squadra ugentina e quella di Alessano, in vista del campionato che sta per iniziare. Alcuni giovani tifosi hanno esposto uno striscione con la scritta “NOI SIAMO CON DON STEFANO” e firmato “Curva ultràs dei Falchi”. Ebbene, come si spiega l’intervento del figlio di un dirigente comunale, il quale pretendeva, con fare perentorio, che lo striscione venisse rimosso? A chi dava tanto fastidio? A lui personalmente o a qualcun altro che pensa di rappresentare? Anche questo episodio è una strana coincidenza oppure è un’altra prova che qualcuno da tempo congiura contro don Stefano? 4) Infine, l’articolo pubblicato il 22 ottobre 2010 on-line da Schiavano e titolato “Quello che la Curia non dice”, nel quale rivolge esplicite critiche alla locale Curia (l’accusa di ignavia!) per come ha gestito la vicenda di don Stefano e, tra l’altro, fa affermazioni del genere: “…una celebrazione profana (il corteo) in onore di una persona che morta non è, eppure sembrava portassero in processione il vitello d’oro… Una sequela di persone che si definiscono “di Chiesa” battevano le mani, inneggiavano al prete inquisito….Per non parlare poi delle esternazioni a conclusione del raduno, povere di contenuti e di dignità, parole retoriche e vuote, suggerite sulla bocca di bambini ignari, entusiasti per un microfono in mano….. È questo che il 'prete scomodo’ è riuscito a insegnare ai suoi parrocchiani? A battere le mani? Questo è il servizio che il prete ha reso alla Chiesa con la sua attività? È questa la comunità di fedeli che ha formato con il suo operato? Dove è la carità e l’umiltà cristiana?…. Ma questa Diocesi è stata finora l’isoletta cattolica in cui lo scandalo è benvenuto e vige l’anarchia e l’autodeterminazione del singolo? Siamo sicuri che questa sia l’unica situazione in cui il comportamento di un sacerdote abbia creato scandalo?…”. Domande: chi autorizza Schiavano a fare simili affermazioni? Perchè chiede la carità e l’umiltà agli altri e non la dimostra lui per primo? Cosa c’entra lui in tutta la vicenda di don Stefano? E perchè non si decide a dare risposte chiare sulla vicenda, anziché accanirsi contro il parroco? E come facciamo a credere che davvero una moltitudine di “molestati” si rechi presso la redazione del suo giornale per confidare le molestie subite nel tempo? Come spiega la sua sintonia con le accuse contro don Stefano anche da parte dell’Amministrazione. Suvvia, non siamo tutti dementi! Anche l’Amministrazione, poi, farebbe meglio a risolvere i numerosi e seri problemi che gravano sul nostro paese, problemi che stanno facendo regredire sempre più Ugento. Dunque, siamo convinti che questa congiura per screditare e far trasferire don Stefano è di natura politica e ha origini molto lontane? La risposta all’intelligenza di chi mi legge! Mi scuso con tutti per la mia prolissità, spero che vorrete comprenderne le ragioni. Cordiali saluti. prof. Salvatore Carluccio

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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