Calzaturiero, ripresa tiepida: +1,3% nel 2011

Tra Filanto e Adelchi entro dicembre sono 1149 i posti di lavoro a rischio. Una ricerca di Nomisma fotografa la crisi ma anche la ripresa a partire da quest’anno. La soluzione: qualità artigianali e Made in Italy

Stanno per finire i tempi di magra per il settore calzaturiero. Dopo gli anni terribili, quelli che vanno dal 2005 ad oggi, in cui si sono avute contrazioni di fatturato anche di 40 punti in percentuale, dall’anno prossimo si intravedono segnali si ripresa. E’ quanto emerge da una ricerca condotta da Nomisma, Banca Monte dei Paschi e Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani), che ha analizzato nel dettaglio le performances di tutti i distretti calzaturieri italiani, compresi quelli pugliesi di Casarano e Barletta. Lo studio infatti, pubblicato sui siti dei tre enti, fotografa lo stato di salute e le prospettive future di crescita del calzaturiero alla luce dei risultati realizzati da alcuni dei maggiori distretti industriali nazionali: Verona, Riviera del Brenta, San Mauro Pascoli, Valdarno Superiore, Valdinievole, Lucca, Fermo-Macerata, Aversa, Casarano e Barletta. “Siamo convinti che i distretti calzaturieri italiani siano un esempio di eccellenza della nostra industria e meritino tutto il sostegno possibile – ha dichiarato Vito Artioli, presidente Anci, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani”. Le principali evidenze del rapporto mostrano infatti che il settore calzaturiero vive principalmente delle conoscenze e delle specificità sviluppate negli anni dalle realtà distrettuali, soprattutto in un quadro economico critico e dalle problematiche molto variegate come quello attuale. Grazie a questo know-how manifatturiero, consolidato nel corso degli anni, il settore riesce a mantenere un export diversificato anche in periodi di crisi. Al momento è necessario guardare anche, o forse soprattutto, ai nuovi mercati emergenti, dialogare con il sistema bancario e, se necessario, tessere nuove alleanze tra territori. “In linea generale, solo a partire dal 2011 ci si attende un avvicinamento a quelli che erano i volumi di fatturato generati cinque anni fa dai distretti calzaturieri – sostiene Paolo Bruni, ad di Nomisma -. Il quadro è tuttavia molto variegato”. Infatti, se per i distretti della Riviera del Brenta, di San Mauro Pascoli, della Valdinievole e di Aversa, ci si aspetta di registrare fatturati vicini alle quote del 2005, per distretti come quello di Casarano e Barletta i segnali di ripresa, sebbene siano registrabili già a partire dall’anno in corso, sono più lenti. In punti percentuale, parliamo di un +1,2 % di fatturato atteso per il 2010 e un +1,3% per il 2011. Già il dato provvisorio di febbraio scorso, riferito al settore manifatturiero e al comparto Tac (Tessile, Abbigliamento, Pelli, Cuoio e Calzature) sembra indicare che la velocità della contrazione, seppure ancora elevata, sia sensibilmente rallentata, stabilizzandosi ai livelli dello scorso dicembre. Secondo Antonio Marino, vice direttore generale di Banca Monte dei Paschi di Siena “il settore calzaturiero, specie se inserito in contesti distrettuali, è pronto per riprendere il suo trend di crescita sia pure con tassi differenziati da distretto a distretto. L'Italia in ogni caso rimane il primo produttore di calzature nella Unione Europea, davanti a Spagna e Portogallo, con una quota attorno al 40% sul totale della produzione. E’ l’unico Paese UE nella top ten dei produttori mondiali in volume (ottavo posto). E’ però da sempre leader indiscusso tra i produttori di calzature di fascia alta e lusso, ad elevato contenuto moda, e terzo nella graduatoria dei Paesi esportatori in volume, dopo la Cina e il Vietnam. L’industria calzaturiera vanta da anni una bilancia commerciale positiva con l’estero. Mediamente il saldo è in attivo per oltre 3 miliardi di euro e anche nell’ annus horribilis del manifatturiero, il 2009, l’industria calzaturiera italiana ha registrato un attivo di 2 miliardi e mezzo di euro. Le esportazioni rappresentano per il settore calzaturiero oltre l’80% del fatturato e sostanzialmente tutti i distretti produttivi registrano una propensione all’export molto elevata, aumentando addirittura la quota di mercato dell’Ue, che passa dal 58,3% del 2000 al 59,9% nel 2009. La sfida che i distretti produttivi dovranno affrontare riguarda l’aggressione dei mercati emergenti. Questo, secondo la ricerca di Nomisma, richiederà uno sforzo considerevole per le piccole e medie imprese che dovranno riorganizzare le competenze e le specializzazioni industriali, realizzare partnership strategiche attraverso i territori, una filiera rinnovata che valorizzi il distretto e lo metta in contatto con altri soggetti. Mettere in comune competenze diverse ma complementari, unire le risorse umane e finanziarie, quindi attrarre i capitali di rischio dal sistema bancario. Sono strategie di espansione che il distretto di Casarano ha già messo in atto negli anni appena passati e che ha permesso di mantenere quote di fatturato sebbene in presenza di una forte espulsione dei lavoratori dal mercato del lavoro. In quest’ottica vanno letti gli accordi anche istituzionali con il distretto della Riviera del Brenta e quelli produttivi con San Mauro Pascoli: qui, nonostante una flessione tra il 2008 e il 2009, i ricavi delle vendite delle imprese calzaturiere hanno comunque mostrato segno positivo nei cinque anni analizzati, mentre Casarano ha contratto in totale il suo fatturato del 30%. E guardiamo al futuro: in generale il settore calzaturiero si prevede che torni ai volumi di fatturato di cinque anni fa, mentre per Casarano le previsioni sono positive ma non esaltanti. Si attende un + 1,3%. Se si accosta questo dato a quello del numero degli addetti, del volume dell'export e del “barometro degli investimenti”, si ha la netta percezione di un settore che sta mutando la sua natura, riposizionandosi in alto. Infatti se da un lato non si ferma l’emorragia di posti di lavoro – per il 2010 è atteso un -10,3% e per il 2011 un – 15,3% – dall’altro si registra un aumento dell’export (+6,7% per il 2010 e un +0,1 per il 2011) e un barometro degli investimenti costante. In parole povere: le aziende continuano ad investire, cresce anche se non con una “impennata” il fatturato e i ricavi da vendite, diminuiscono i posti di lavoro. Il settore calzaturiero casaranese insomma sta cambiando pelle: più qualità, meno quantità e più valore aggiunto derivante dal know how pluridecennale.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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