Filanto e Adelchi: a dicembre altri 1.149 posti a rischio

Continuano invece a crescere bene, le realtà imprenditoriali non delocalizzano e puntano sul made in Italy come Eveet ed Elata

Quantificare il settore tessile-abbigliamento-calzature del Salento è stato negli anni impresa ardua. Sono state numerose le ricerche condotte da Università, Provincia di Lecce, Comune di Casarano – il Comune epicentro dell’intero settore per la presenza delle più grandi aziende, prime fra tutte la Filanto spa. Tante le ricerche condotte sul campo e anche i censimenti, realizzati andando a trovare una per una le realtà imprenditoriali, dal più piccolo laboratorio al mega cluster e incrociando le banche date istituzionali, come quella della Camera di commercio con quelle costruite macinando kilometri. Tre dati su tutti sono sempre apparsi significativi: l’alto tasso di nati-mortalità delle aziende, l’alta percentuale di lavoro sommerso, l’alta concentrazione di manodopera femminile. Come quello del tabacco, anche il settore Tac si è da sempre retto sul lavoro femminile, e i numeri ufficiali dovevano sempre essere almeno raddoppiati per avere un quadro verosimilmente vicino alla realtà. Chi scrive ha avuto la fortuna di partecipare ad alcune di queste ricerche. Un’esperienza ormai irripetibile: il Tac, come è stato finora, cioè lavorazione facon (conto terzi) è al collasso. Continuano a crescere invece, e bene, nicchie di eccellenza, realtà imprenditoriali che scelgono di non de localizzare puntando sul made in Italy al cento per cento, sul marchio proprio e sull’alta qualità. Due esempi: Eveet ed Elata. Ma non ci sono più posti di lavoro con numeri a quattro zeri. Nel periodo della massima espansione del settore Tac, era la metà degli anni Ottanta, la Filanto sfiorava i 4.000 dipendenti. Con l’indotto si arrivava a superare i 12mila posti di lavoro. Sono le persone “espulse” da 2000 ad oggi dalle aziende del calzaturiero. Con la crisi congiunturale e del settore e l’apertura dei mercati asiatici e dell’est, l’azienda ha rafforzato la sua presenza nei paesi in via di sviluppo, riservando al basso Salento la base progettuale e commerciale. Sono 600 i lavoratori del gruppo Filanto ancora in produzione. Oggi, con la crisi conclamata del settore, gli operai in cassa integrazione straordinaria ministeriale sono in tutto 379: 170 della Zodiaco srl; 124 della Labor srl; 85 della Tecnosuole. Per questi la Cis scadrà a fine anno. Nel settembre scorso furono sbloccati i pagamenti degli ammortizzatori, fermi da maggio scorso. Il motivo del blocco degli accrediti delle mensilità risiedeva in un assurdo groviglio burocratico tra Ministero del Lavoro (che aveva emanato il decreto per la Cis) e dell’Economia (che doveva ratificarlo), mettendo in difficoltà 170 famiglie. Ora la Cis potrebbe essere rinnovata ancora un anno. Altra grande vertenza del settore Tac, in scadenza a dicembre, è quella dell’Adelchi i cui operai hanno beneficiato per un anno della Cassa integrazione straordinaria ministeriale. Scaduta il 5 luglio scorso, hanno continuato a percepire in via eccezionale di una cassa integrazione straordinaria regionale, che finirà appunto fra due mesi. In tutto sono 770 beneficiare dei contributi regionali: 338 della Crc; 142 della Nuova Adelchi; 109 della Knk; 104 della magna Grecia e 77 della Gsc Plast (suolificio). Circa 120 invece sono gli operai “superstiti” ancora attivi in azienda, la Sergio’s di Specchia, ma pare che anche loro stiano lavorando a corrente alternata. Articolo correlato Crisi del Tac: chiudono due aziende (23 ottobre 2010)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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