Usura: arrestati due fratelli di Martano

Violenza e minacce nei confronti di un imprenditore neretino per costringerlo a versare la somma di 32mila euro

In nottata, a Nardò, a conclusione di una complessa attività di Polizia Giudiziaria, i carabinieri della locale Stazione hanno arrestato, in flagranza di reato per concorso in estorsione e usura aggravata, due fratelli di Martano: Marco Bianco, classe 1976, Massimo Bianco, classe 1972, Sorvegliato Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno e già condannato anche per reati di natura associativa di tipo mafioso. Entrambi sono ritenuti responsabili di aver, in concorso, usato violenza e minaccia nei confronti di un imprenditore neretino, al fine di costringerlo a versare loro la somma di € 20.000,00 proveniente da un debito usuraio, nonché di aver prestato del denaro a interesse usuraio al medesimo imprenditore pretendendo, a fronte di un capitale iniziale di € 7.000,00 la restituzione, dopo circa otto mesi, della somma complessiva di € 32.000,00. Tali fatti si sarebbero sviluppati da febbraio sino alla giornata di ieri. In mattinata di ieri, infatti, l’imprenditore, impaurito ed esausto per la situazione creatasi, si è recato presso il Comando di Nardò per denunciare quanto gli stava accadendo. Dalla narrazione degli eventi, si evinceva che nel mese di febbraio, al fine di incrementare il volume d’affari, assieme a un altro socio, l’imprenditore ha deciso di effettuare un investimento di € 65.000 acquistando una cava. In poche settimane, tutto il debito veniva estinto a eccezione di € 10.000, in quanto, al momento, non in possesso dell’imprenditore. Tale somma veniva pertanto chiesta a Massimo Bianco che invitava l’imprenditore a rivolgersi a suo fratello Marco, in quanto lo stesso si sarebbe messo a disposizione. Il giorno seguente, a Lecce, stabilivano le modalità di consegna del denaro. All’appuntamento, però, anziché gli € 10.000 pattuiti, Marco Bianco consegnava all’imprenditore solo € 7.000, oltre a pretendere ai fini di garanzia la consegna di 2 assegni, da € 5.000 ciascuno, spiegando che gli € 3.000 erano da intendersi già come interessi per il prestito. Inoltre aggiungeva che al 40° giorno dalla data di consegna del denaro l’imprenditore avrebbe dovuto saldare il debito dei 10.000. Due giorni prima della scadenza prefissata, Marco Bianco si presentava dall’imprenditore al fine di ricordare che di lì a qualche giorno sarebbe scaduto il termine iniziale. In quell’occasione, l’imprenditore, in considerazioni di alcune sue difficoltà economiche, chiedeva se poteva far posticipare la data di consegna del denaro. A quel punto, Marco Bianco acconsentiva, ma si faceva consegnare ulteriori € 3.000 in contanti e due assegni, firmati in bianco dall’imprenditore, come garanzia del pagamento finale, una volta restituiti i due assegni dell’importo di € 5.000,00 cadauno che precedentemente aveva consegnato. Nell’occasione l’imprenditore e Marco Bianco fissavano nei 40 giorni successivi la data per il saldo conclusivo o per un ulteriore posticipo. Per altre tre volte, tutte distanti l’una dall’altra 40 giorni circa, Marco Bianco si presentava dall’imprenditore e questi, sempre per le medesime difficoltà economiche, chiedeva un ulteriore posticipo per saldare il debito iniziale, sempre dietro il corrispettivo di € 3.000. In totale, a titolo di interesse, l'imprenditore aveva consegnato € 12.000, a fronte di un debito iniziale di € 7.000, anche se Bianco continuava a pretendere gli € 10.000 iniziali. A seguito di un ulteriore incontro, in considerazione del ritardo nel pagamento, Marco Bianco intimava all’imprenditore di trovare, entro la metà di ottobre, la somma di € 20.000,00 in contanti, somma questa che avrebbe permesso di chiudere definitivamente la faccenda. In caso contrario, l’imprenditore sarebbe dovuto sparire dalla circolazione, secondo le esplicite parole di Bianco. All’incontro, si presentavano entrambi i fratelli, e in considerazione del ritardo nel pagamento, Massimo Bianco sferrava un violento pugno nei confronti dell’imprenditore per convincerlo al pagamento. In quella circostanza, si stabilivano in tre giorni il periodo entro il quale l'imprenditore avrebbe dovuto consegnare il denaro. In data di ieri, non avendo avuto l’imprenditore la possibilità di restituzione del denaro, nel pieno dell’esasperazione decideva di denunciare l’accaduto ai Carabinieri della Stazione di Nardò. Nel primo pomeriggio si organizzava, a Nardò, un pagamento fittizio di denaro. In tale occasione, i militari avevano simulato che uno zio dell’imprenditore, in realtà un carabiniere, era la persona intervenuta per prestare i soldi necessari per saldare definitivamente il debito usuraio. Una volta consegnato il plico con all’interno alcune banconote e della carta straccia, i carabinieri appostati nei pressi del luogo dello scambio intervenivano e arrestavano in flagranza di reato Marco Bianco. A seguito di perquisizione personale si rinvenivano in possesso di Bianco i due assegni dell’imprenditore, nonché il plico preventivamente preparato dai militari operanti. Successivamente, ci si recava presso l’abitazione del Massimo Bianco per trarlo in arresto per i reati sopra esposti.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!