Tommaso Fiore, caos su caos in sanità

Non si tratta di un taglio alla spesa ma solo della diversa distribuzione delle risorse, con grave danno per i pazienti

Tommaso Fiore, assessore alla Sanità (già in sostituzione di Alberto Tedesco dimessosi dopo le accuse di tangenti e premiato poi dal PD con un seggio parlamentare), è stato riconfermato nel suo gravoso incarico: quello di risanare e riorganizzare la disastrata sanità pugliese. Operazione rischiosissima che può costare caro (ricordate il piano Fitto del 2004?). Al netto delle responsabilità governative (mentre scriviamo manca ancora la firma sul piano di rientro della sanità pugliese), Fiore ha aggiunto caos al caos modificando (in corso d’opera e a fine anno) i criteri per l’assegnazione dei fondi alla strutture sanitarie private accreditate. In questo caso non si tratta infatti di un taglio alla spesa totale ma solo di una sua perequazione tra le strutture. Il tetto di spesa è stato spostato da una struttura all’altra in base a un criterio prevalentemente territoriale. In questo modo un laboratorio d’analisi, radiologia o riabilitazione che ha investito in tecnologia e personale specializzato, si vede ridotto (in alcuni casi dimezzato) il proprio budget a favore di una piccola struttura che ha la fortuna (fortuna?) di operare in un distretto con più abitanti. L’obiettivo dichiarato è di avvicinare le strutture ai pazienti, ma si rischia l’effetto contrario: favorendo le piccole strutture (che non sono attrezzate per le prestazioni più complicate e “salvavita”), si finirà col favorire la mobilità passiva e i ricoveri inappropriati. In sfregio dei diritti dei pazienti e del libero mercato. articolo corretalo: Sanità pubblica e privata: rischio corto circuito per il sistema pugliese

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