Strage del Venerdì Santo: indagata per truffa l'avvocatessa dei familiari delle vittime

Avrebbe intascato i soldi dei rimborsi statali destinati ai parenti. Intanto oggi nuova udienza: parleranno i legali

La nave militare italiana “Sibilla”, il 28 marzo 1997, entrò in collisione nelle acque del Canale d'Otranto con la motovedetta albanese “Kater I Rades”, provocando la morte di circa un centinaio di persone (52 corpi non furono mai ritrovati). La nave, una piccola motovedetta militare era salpata dal porto albanese di Valona con 139 persone a bordo, tutti clandestini di nazionalità albanese, in alcuni casi intere famiglie (molte le donne, moltissimi i bambini). La vicenda è qui. Per il comandante italiano Fabrizio Laudadio, il sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, Giuseppe Oliva, ha chiesto l'assoluzione e, intanto, nell'udienza di oggi parlano gli avvocati. Ma l'attenzione della vicenda si sposta anche sull'avvocatessa albanese delle vittime, Natasha Sheuh, (rappresentavante al processo lo Stato albanese e parte dei parenti delle vittime) che è stata indagata per truffa. Avrebbe infatti intascato i soldi dei rimborsi statali ai familiari di chi quel giorno trovò la morte. L'ipotesi di truffa per la legale albanese è contenuta in un altro fascicolo: si tratta di un procedimento diverso da quello sull'affondamento della nave.

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