Donne, via dallo Schipa. Destinazione Knos

Per il Presidente Gabellone, si tratterebbe di una soluzione transitoria, in attesa del recupero di altri stabili

Non si fa attendere la risposta del presidente della Provincia, Antonio Gabellone, in merito alla questione della Casa delle Donne di Lecce. Meno di 24 ore prima, in una missiva firmata da Antonella Mangia, in rappresentanza delle associazioni femminili, si chiedevano lumi circa una sede alternativa dove poter portare avanti le attività. Ecco il testo della lettera Gentile Signora, spiace di dover constatare che le argomentazioni contenute nella Sua lettera aperta datata 8 ottobre u.s. danno l’impressione che, da parte della Provincia, vi sia stato e vi sia – sulla nota vicenda dell’utilizzo dell’ex Liceo Musicale – se non un sostanziale disinteresse, l’offerta di proposte alternative inaccettabili. Sull’argomento, come Lei sa, vi è stato nei mesi scorsi un serrato confronto nel corso del quale è stata sempre manifestata la disponibilità, da parte della Provincia, di ricercare una soluzione accettabile per consentire alla Casa delle Donne la prosecuzione della propria attività. La Provincia, è vero, dispone di un cospicuo patrimonio immobiliare ma, purtroppo, la quasi totalità degli stabili risultano o inagibili o inadatti all’uso cui potrebbero essere destinati sua dalla Libera Federazione Donne sia da altre Associazioni con finalità di carattere sociale. L’unica soluzione che è apparsa praticabile è stata quella di riservare uno spazio, di dimensioni adeguate, all’interno delle Manifatture Knos; stabile che dispone, oltre che di tutti i servizi necessari, anche di infrastrutture integrative essenziali per lo svolgimento di attività associative in genere. Tale soluzione, almeno nelle intenzioni di questa Provincia, dovrebbe avere un carattere provvisorio, in attesa di vedere se e con quali mezzi è possibile procedere al recupero di altri stabili per la sistemazione, in via di assoluta priorità, degli uffici e dei servizi, oggi distribuiti su più sedi, tutte sovraffollate (vedi Palazzo dei Celestini) o insufficienti e strutturalmente inadatte all’uso cui, per necessità di cose, furono a suo tempo destinate (vedi Palazzo Adorno). Al momento, quindi, la strada che appare praticabile è quella delle Manifatture Knos, dal momento che l’ex Liceo Musicale, una volta ristrutturato, dovrà ospitare la Fondazione Ico. Al riguardo, non si può, per onore di verità, tacere su due circostanze: ­1) gli interventi di restauro sono stati a suo tempo finanziati dalla Regione con il vincolo che il contributo venisse destinato specificamente per assicurare all’Istituzione Concertistica Provinciale la disponibilità dell’immobile, ­ 2) all’atto della stipula del contratto di comodato con la “Casa delle Donne”, la Provincia si riservò (articolo 2) la facoltà di recedere dall’impegno “senza preavviso, in presenza di motivi di interesse pubblico ovvero di imprevisto ed urgente bisogno dell’Ente.” Questa seconda considerazione, però, è assolutamente marginale, posto che – indipendentemente da tutto – la Provincia è orientata a sostenere concretamente le attività della “Casa delle Donne”: tale sostegno, per le ragioni esposte, può in questa fase essere garantito solo attraverso la soluzione delineata. 11 ottobre 2010 – Donne, via dallo Schipa Al Liceo Schipa iniziano i lavori di ristrutturazione, ma le associazioni femminili ancora non hanno una sede alternativa. La Libera Federazione Donne scrive una lettera aperta al Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone. Di seguito il testo della lettera Egr. Presidente, apprendiamo dalla stampa che a breve avrà luogo la cantierizzazione dei lavori all'ex-Liceo Musicale “Tito Schipa”, attualmente assegnato in comodato d'uso alla scrivente L.F.D. per la realizzazione della 'Casa delle Donne'. Dopo mesi di silenzio, apprendiamo dalla stampa che i lavori partiranno subito e che noi dobbiamo lasciare l'immobile. A fronte di ciò, constatiamo che non abbiamo alcuna proposta da parte Sua, nessuna soluzione al problema da noi posto, nessuna risposta alla nostra ultima lettera, fatta nei primi giorni di agosto, nella quale si ribadiva la richiesta che Lei si facesse promotore di un tavolo istituzionale con Regione- Provincia -Comune. Le ribadivamo nella nostra ultima lettera che attraverso una collaborazione istituzionale tra Enti diversi si sarebbe potuta individuare una soluzione e offrire una prospettiva di continuità ad un progetto, quello della Casa delle Donne, che Lei ha più volte ribadito di condividere. Le uniche soluzioni che ci sono state offerte (nei due incontri avuti con Lei a luglio) sono state quella (assolutamente inadeguata) di una stanzetta all'interno delle Manifatture Knos e lo stabile situato alle spalle del Monumento dei Caduti, stabile che (presumiamo che Lei sia stato informato) anni fa è stato totalmente devastato da un incendio e quindi è inagibile. Nei sopracitati incontri, noi Le abbiamo ribadito che sarebbe stato possibile un <> del “Tito Schipa” una volta ristrutturato, non individuando alcuna incompatibilità tra le due destinazioni, Casa delle Musica e Casa delle Donne, anche in considerazione dell'ampia superficie dell'immobile. Tale nostro punto di vista è stato corroborato, altresì, dalla lettera che il Presidente Vendola e la Vice Presidente della Regione Puglia Loredana Capone Le hanno fatto pervenire in data 1 giugno 2010, nella quale si ribadiva la necessità …”che l'associazione (L.F.D.) continui a svolgere la sua attività presso l'attuale sede”. Ciò nonostante, al fine di contribuire a dare una soluzione definitiva al problema della ristrutturazione del “Tito Schipa”, abbiamo preso in considerazione le Sue proposte alternative che, purtroppo, per ragioni oggettive e incontrovertibili, sono tutt'altro che una soluzione al problema da noi posto. Se, dunque, come leggiamo dai giornali, a giorni saranno cantierizzati i lavori al “Tito Schipa”, ci permettiamo di chiedere: qual'è la soluzione alternativa che Lei ci aveva garantito? Quando pensa di dare una risposta alla nostra richiesta? Ovviamente, non Le sfuggirà che noi non possiamo che difendere la nostra esperienza; evitare che vada perduto quanto fatto finora in termini di crescita di consapevolezza tra le donne e capacità di autorganizzazione; evitare che vada disperso il nostro lavoro, grazie al quale abbiamo indicato, e praticato concretamente, un uso sociale e culturale di uno spazio pubblico importantissimo, lasciato per decenni nel più totale abbandono e che noi abbiamo trasformato in un luogo vivo e aperto, lo abbiamo reso punto di riferimento per altre donne, raccogliendo attorno ad esso molte speranze e aspettative. Per questo difendiamo e difenderemo la nostra esperienza e il nostro progetto di Casa delle Donne. In questo nostro progetto abbiamo profuso tempo, impegno, energie, risorse umane e economiche; ci siamo adoperate (noi, non la Provincia) presso la Regione Puglia perchè venissero stanziati i soldi per la ristrutturazione; di contro e in assenza di una soluzione idonea, ce ne deriva solo un danno materiale e morale e l'archiviazione del nostro progetto. E' troppo chiederLe di avere il coraggio di comunicarcelo di persona? E' troppo chiederLe il rispetto dell'impegno assunto con noi?

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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