Ivana: storia di una trans a Lecce

Brasiliana, bella e imprenditrice di se stessa. La contattiamo su un sito di annunci e fissiamo un appuntamento per incontrarla

Via del Delfino è una piccola strada nel cuore di Lecce, non lontana dal centro storico e che unisce idealmente due simboli istituzionali del capoluogo salentino: la Questura e la sede della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Una strada stretta e poco trafficata, di case basse e gente tranquilla. Molti probabilmente ignorano che in quella strada, protetti dall’anonimato, ci sono anche alcune abitazioni dove, come dimostrano alcuni annunci facilmente accessibili su Internet, ci sono i trans. Vere e proprie “case chiuse” post litteram, esempi di un fenomeno che il “caso Marrazzo” ha portato alla grande ribalta dei media. La ricerca è abbastanza semplice, basta usare un motore di ricerca come Google e si viene subito indirizzati a siti di annunci personali. Per accedere alle pagine bisogna prima garantire di avere almeno 18 anni (una sorta di autocertificazione) e il gioco è fatto. L’offerta è piuttosto ampia e variegata: italiane, brasiliane e perfino tailandesi. Quasi tutti gli annunci sono corredati da foto (piuttosto esplicative) e un breve messaggio. Così come le origini variano anche le tariffe, da 50 a 80 euro, questo il prezzo da pagare per provare sensazioni forti e indimenticabili (almeno secondo gli annunci). Le telefonate sono piuttosto rapide ed esplicative, vengono descritti luogo, prezzo, nazionalità, doti (in tutti i sensi) e modalità. La condizione richiesta è di chiamare solo ed esclusivamente da un numero visibile. Niente telefoni pubblici e numeri nascosti. Voci suadenti, ma leggermente cavernose e maschili. Proviamo a conoscere più da vicino questo fenomeno così diffuso e a fissare un appuntamento: Ciao, ho letto il tuo annuncio.. Tesoro senti mi trovo in via del Delfino, la conosci? In centro? In centro bravo, dietro la Questura tesoro. Il prezzo? Allora, il regalino per me è di 80 euro. Sono brasiliana, una bellissima mulatta cioccolatina di 25 anni, per pochi giorni ancora qui. Tutta per te, sia attiva che passiva, con un bel culo e molto dotata. Eh, come funziona?! Quando sei vicino alla Questura mi richiami e ti dico precisamente dove sono. Ciao, Tesoro. Circa un’ora dopo siamo nei pressi della Questura, richiamiamo il numero della trans brasiliana: Ciao, ci sentiamo sentiti prima.. Ciao tesoro, allora devi venire in via del Delfino al numero XX. Citofona e ti apro.. La strada è quasi deserta. Troviamo facilmente il numero civico. Citofoniamo e dopo pochi istanti si apre il portone. L’appartamento è a piano terra, Ivana (presumibilmente un nome d’arte o così almeno si fa chiamare) ci riceve in baby-doll e autoreggenti. Il fisico statuario è ancor più slanciato dai tacchi a spillo. Al di là del trucco pesante e del seno in evidenza, si intravedono inequivocabili fattezze maschili. I modi sono piuttosto spicci. Il tempo, è proprio il caso di dirlo, è denaro. L’atmosfera è quasi retrò, da lupanare o bordello anni cinquanta. Ci invita a spogliarci e a consegnarle il denaro, poi penserà a tutto lei. Proviamo a prendere tempo e a guardarci attorno. L’appartamento è piccolo e ordinato, la pulizia e i pochi mobili non riescono ad evitare un vago senso di squallore. Nella prima stanza-ingresso c’è un angolo cucina, un tavolo con un notebook acceso (sulla pagina degli incontri dove abbiamo trovato il suo numero), uno stereo e un televisore. Al centro della seconda stanza troneggia un grande letto matrimoniale, una sedia e un piccolo armadio. Su una mensola sono poggiati giochi erotici e preservativi. In fondo una porta che conduce al bagno. Proviamo a fare qualche domanda. I suoi clienti, ci spiega Ivana, sono (ovviamente) tutti uomini, molti dei quali sposati e in alcuni casi anche insospettabili (sorride n.d.r.). Per lo più gente dai quarant’anni in su. Inizia ad innervosirsi e chiederci il perché di tante domande. Le spieghiamo che si tratta solo di curiosità. La sua, al contrario di altre “colleghe” è una vita itinerante, non rimane mai più di qualche giorno nella stessa città. E’ una sorta di imprenditrice di se stessa. Il Brasile, dice, non le manca molto. Gli uomini si rivolgono a lei perché in cerca di trasgressioni, di emozioni forti e di provare qualcosa di diverso. La maggior parte di loro, sottolinea con un sorriso malizioso, ama essere posseduta. Nei pochi minuti che trascorriamo in questo appartamento dal vago sentore claustrofobico, i suoi tre cellulari squillano di continuo. Le informazioni sono sempre le stesse, come un disco che continua a girare in loop. Il nostro tempo invece è finito: “Non ho tempo da perdere, – ci dice bruscamente –, voglio vedere i soldi. Altrimenti via!”. Preferiamo senza dubbio la seconda ipotesi. Usciamo in fretta, non a riveder le stelle ma almeno il cielo azzurro che colora il pomeriggio primaverile. La sensazione è di essersi lasciati alle spalle un mondo parallelo, con regole e principi diversi da quello in cui si è abituati a vivere tutti i giorni. Un mondo di segreti inconfessabili, vizi privati e recondite perversioni. Incrociamo un signore distinto che abita non lontano dal portone della nostra avventura. Chiediamo a bruciapelo: “Ma lo sa che in questa via ci sono dei trans?!”. Ci guarda prima con sospetto e poi commenta a mezza voce: “Certo che lo so, qui è un via vai continuo. Fortunatamente sono molto discreti, anche se bisognerebbe far qualcosa”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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