Omicidio Basile: svelato il contenuto delle lettere di Bove e Vaccaro

E’ ripreso questa mattina il processo nei confronti di Vittorio Colitti junior, il 19enne (minorenne all’epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’IdV assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. Presente in aula, per la prima volta da uomo libero dall’inizio del processo, dopo la scarcerazione avvenuta lo scorso 2 settembre, anche l’imputato. Assente, invece, la dottoressa Simona Filoni, il sostituto procuratore che ha condotto l’inchiesta e rappresentato l’accusa nei primi quattro mesi di processo nonostante il trasferimento a Caltanisetta. Il Csm, infatti, non si è ancora espresso sulla richiesta di applicazione a Lecce (solo per le udienze relative al processo Basile), formulata dal pubblico ministero minorile. A rappresentare l’accusa il sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giovanni De Palma, titolare del procedimento, presso la procura ordinaria, nei confronti del nonno del giovane imputato. Nell’aula del Tribunale per i minorenni di Lecce è comparso Pio Giorgio Bove. Si tratta di una delle figure chiave, secondo l’accusa, per smontare ulteriormente l’attendibilità della cosiddetta “pista alternativa” emersa nel corso delle indagini sull’omicidio di Basile. Quella di Giovanni Vaccaro, il collaboratore di giustizia che ha fornito con le proprie dichiarazioni una ricostruzione alternativa dell’omicidio di Basile. Vaccaro si sarebbe adoperato in prima persona per fare un piacere ad un amico, un imprenditore leccese, e “dare una lezione a Basile” e per fare ciò “si sarebbe avvalso di due cittadini extracomunitari preferibilmente albanesi che non avrebbe avuto difficoltà a reclutare”. Dichiarazioni ritenute dalla Procura del capoluogo salentino assolutamente irrilevanti. Ventiquattro anni, vestito completamente di nero, alto e magro, con lunghi capelli neri raccolti in una coda, il viso pallido ed emaciato e lo sguardo di ghiaccio, Bove, attualmente detenuto per detenzione abusiva d’armi, ha ricostruito i suoi rapporti, iniziati nel maggio del 2008, con Vaccaro, patrigno della sua ex fidanzata. Un rapporto profondo quello tra i due, proseguito anche dopo i rispettivi arresti attraverso una fitta corrispondenza epistolare. Ed è proprio nelle pagine di queste lettere che emerge più volte, in maniera chiara ed evidente, l’omicidio Basile. Il teste, con risposte secche ed evasive (affidandosi spesso ai “non mi ricordo”), non ha chiarito il perché di tanto interesse e di un simile scambio di informazioni su un fatto di sangue come quello avvenuto a Ugento. “Per quanto riguarda invece il discorso di Ugento amico mio – scrive Bove il 20 febbraio 2009 – stai tranquillo, anche se non ho ritagli di giornale da mandarti, ormai sta piano piano morendo quella storia insieme all’assessore”. Il 18 luglio 2009 Bove scrive sempre a Vaccaro: “..invece per quanto riguarda Ugento, amico mio, è stato appena pubblicato un libro che si chiama “Il giallo di Ugento” e che parla di quel cornuto di Basile”. Il riferimento è ancora più chiaro nella missiva del successivo 10 dicembre: “Allora per quanto riguarda il “libro di Ugento” ho visto in tv che hanno arrestato nonno e nipote… contenti loro, contenti tutti, compresi noi.. ah ah ah ah”. Riferimenti espliciti cui il testimone non ha saputo o voluto fornire spiegazioni, limitandosi a dire che era Vaccaro a chiedergli informazioni sull’omicidio Basile e altri fatti di cronaca, come ad esempio su Gallipoli (a tal proposito Bove ha dichiarato di non aver mai conosciuto Rosario Padovano e di non sapere chi fosse “Bomba”, alias del fratello Salvatore). Eppure, come più volte evidenziato dal collegio difensivo, i fatti riguardanti l’uccisione del consigliere Idv, sembrano legare in maniera profonda i due. Secondo il teste, invece, sarebbe stato solo Vaccaro a essere interessato alla morte di Basile. A delineare la figura di Bove, sono le frasi, scritte sempre in occasione del 10 dicembre, dal ventiquattrenne: “Dì al “porco” queste parole: ha tetto U Piu di Parabita che appena esce ti mangia il cuore, anche perché ci sono tanti pozzi vuoti in campagna che aspettano solo di essere riempiti”. Poi, riguardo a Gallipoli, “U Piu” rassicura il suo “fratello”: “Se esco subito me la vedo io, di persona come sempre, ok?”. Bove, al di là delle lettere, è sembrato poco propenso a rivelare fatti che abbiano riguardato lui o altre persone. Non è un caso che il rapporto con Vaccaro si sia interrotto dopo la scoperta che un “uomo di malavita” come lui, stava collaborando con la giustizia, tanto che lo stesso Bove gli scrive: “..vali meno della merda”. “Non mi piacciono i collaboratori di giustizia”, è stato a tal proposito il suo secco commento. Molte in tal senso le lacune e le zone d’ombra che solo la deposizione di Vaccaro, prevista nelle prossime udienze, potrà forse chiarire. In aula ha deposto anche Rosario Padovano (fratello e mandante dell’omicidio di Salvatore, alias “Nino bomba”, storico boss della Scu). “Non conosco Giovanni Vaccaro – ha dichiarato Padovano – o almeno il nome non mi dice niente”. Il teste ha anche smentito i presunti legami tra il collaboratore di giustizia e il clan e l’omicidio di “Nino bomba”: “L’omicidio di mio fratello è una cosa strettamente familiare, nessun altro è coinvolto. Non conosco neanche Pio Bove e non l’ho mai visto”. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 22 ottobre. Per approfondimenti, cliccare qui

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