Uccise moglie del pedofilo. Chiesta la grazia

Il figlio confidò le attenzioni morbose del marito della maestra. Uccisa lei a coltellate dalla madre del piccolo, il marito la fece franca. Condannata in via definitiva, chiede la grazia.

Il presidente Giorgio Napolitano conceda la grazia ad “una moglie, una madre disperata che in un attimo ha visto distrutti i sogni e i sacrifici della propria vita”. Così gli avvocati della donna, Luigi Corvaglia e Francesca Conte, hanno presentato domanda di grazia, indirizzando l’accorata richiesta al presidente della Repubblica Napolitano, chiedendogli di esercitare uno dei poteri, quello di concedere la grazia, appunto, che gli sono propri. La lettera. Gli stralci “Chi Le scrive è una moglie ed una madre disperata che in un attimo ha visto distrutti i sogni ed i sacrifici della propria vita e di quella della sua famiglia a causa delle gravi condotte delittuose poste in essere da un uomo senza scrupoli, il signor Compagnone Luigi che non ha esitato ad abusare sessualmente di suo figlio all'epoca dei fatti di appena sette anni, col concorso della di lui moglie e maestra di doposcuola di mio figlio, signora Provenzano Iolanda”. “A seguito degli orrori perpetrati in danno di mio figlio mi sono resa responsabile dei reati più efferati che un essere umano possa commettere e che mai avrei pensato di poter porre in essere: ho soppresso una vita umana ed ho tentato di sopprimerne un'altra”. “(…) mi rivolgo a Lei non solo nella qualità di Capo di Stato ma soprattutto di uomo che col proprio cuore, simile a quello di ogni genitore che ama i propri figli, può superare ogni limite imposto dalle leggi terrene per concedere al piccolo (…) la possibilità di non perdere la madre in un momento così delicato della sua vita”. “(…) Un essere senza scrupoli ha condannato per la prima volta mio figlio ad avere un'infanzia diversa da quella degli altri bambini, togliendogli quell'innocenza che solo un bambino può avere e lasciandogli un segno che porterà con sé per tutta la vita. Io l'ho condannato nuovamente con la mia azione, non so come ho potuto, non lo so!”. “Ed ora ricorro a Lei pregandoLa di non condannare mio figlio per la terza volta; non lo condanni a vivere senza la mamma affianco, la prego! Io mi sono macchiata di un peccato mortale, ma mio figlio perché deve pagare per essere stato onesto e coraggioso con la sua mamma? (…) ora la serenità di mio figlio è nelle Sue mani; La prego di ascoltare il Suo cuore poiché nessun cuore in nome del buon Gesù può condannare un bimbo ad una così grande sofferenza, quella di vivere senza la sua mamma. Questo è tutto ciò che il mio cuore desidera, continuare ad avere mio figlio tra le braccia. Mi vergogno di me stessa e non riesco a perdonarmi il gesto compiuto in danno della famiglia Compagnone e della mia stessa famiglia; pertanto Le chiedo umilmente, Signor Presidente, di concedermi la grazia, per avere la possibilità di porre rimedio, con la mia presenza, al dramma morale e psichico che ho provocato ai miei più stretti congiunti”. 23 gennaio 2010 – Dieci anni al sarto accusato di abusi su un minore Si è concluso con una condanna a dieci anni il processo di primo grado nei confronti di Luigi Compagnone, il sarto 82enne di Parabita accusato di aver ripetutamente abusato, con la moglie, di un bambino di sette anni. Una torbida vicenda fatta di presunte molestie consumate tra le mura dell’abitazione dell’uomo, dove il piccolo si recava a lezione proprio dalla moglie del sarto: Jolanda Provenzano, uccisa a coltellate nel novembre del 2007 dalla mamma del bimbo oggetto di violenza (Simona D’Aquino di Casarano, condannata con rito abbreviato a sette anni, con sentenza poi confermata in Appello). Nell’occasione rimase gravemente ferito anche lo stesso Compagnone (vittima nel settembre scorso anche di una rapina e di aggressione).Una storia che ha dunque già avuto un tragico epilogo, lasciando un segno indelebile nella vita delle due famiglie. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Silvio Piccinno, a latere Michele Toriello e Giuseppe Biondi) hanno accolto in pieno la tesi dell’accusa, elevando la pena richiesta dal pubblico ministero, Angela Rotondano, da otto a dieci anni. Una pena durissima, che ha lasciato interdetto lo stesso difensore di Compagnone – che si è sempre professato innocente –, l’avvocato Pasquale Corleto. Soddisfazione è stata invece espressa da parte degli avvocati Francesca Conte e Luigi Corvaglia, legali dei genitori della piccola vittima, costituitisi parte civile. I giudici hanno inoltre condannato il sarto salentino al pagamento di una provvisionale di 30mila euro.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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