Shakineh sospesa tra la vita e la morte. Il Salento si mobilita?

E' pensabile un’espressione pubblica di sostegno fatta non solo di parole, ma anche di gesti concreti da parte di Istituzioni e politica?

Sono tanti gli appelli di solidarietà e di clemenza per Shakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni che rischia la lapidazione dopo essere stata condanna a morte per i reati di adulterio e omicidio del marito. Il Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, su Shakineh scrive che “la minaccia di morte sospesa sul capo di questa donna è, per la nostra cultura e per la nostra sensibilità, intollerabile (…). Una comprensione profonda ci spinge oggi, pur tenendo conto dell’autonomia di un Paese straniero e delle sue leggi ispirate a valori diversi da quelli quotidianamente da noi professati, a riflettere sulla capacità che è data all’uomo non tanto di perdonare quanto di capire. Una condanna a morte non risolve – se tale è o lo si voglia considerare – un problema di pubblica moralità né costituisce un deterrente tanto efficace da funzionare come sicuro antidoto a quelle che potrebbero essere considerate deviazioni o deroghe rispetto al dettato della legge (…). Sia libera Sakineh e le sue labbra mute possano aprirsi ad una parola di speranza. La sua libertà sarebbe una grande conquista anche da parte di chi oggi la condanna (…). Ci uniamo alla voce di quanti chiedono che a quella donna sia restituita la libertà, sia riconosciuta la dignità che quel suo volto severo esprime mentre interroga la coscienza dei suoi connazionali e la nostra”. Anche l’Anci Puglia, con una nota del presidente Gino Perrone, fa un appello alla mobilitazione per salvare la vita di Shakineh Mohammadi Ashtiani. “In Iran ci sono circa 150 donne in attesa di essere lapidate, – dichiara Perrone – serve quindi una reazione del mondo civile contro un atto così brutale e inaccettabile. Non si può rimanere impassibili di fronte a una simile chiusura e arretratezza, chiedo ai sindaci pugliesi l’adozione di un provvedimento formale di Consiglio o di Giunta, che manifesti il sostegno delle loro comunità a questa iniziativa e la protesta contro la violazione dei diritti umani”. Intanto è notizia di queste ore, la sospensione della condanna, ma il verdetto è sempre oggetto di revisione. “Un primo passo verso il rispetto della dichiarazione universale dei diritti umani a livello globale”, commenta Filomena D’Antini Solero, assessore provinciale alle politiche sociali e pari opportunità. “Riuscire anche solo a sospendere un procedimento definito barbaro dalla comunità occidentale, come la lapidazione, è una grande vittoria di democrazia. Tuttavia, si deve continuare a combattere per riuscire a debellare pratiche che, seppur radicate in determinate culture, si scontrano con i diritti fondamentali dell’uomo, quali la libertà e l’uguaglianza, negati spesso proprio a donne e bambini. E’ un dato oggettivo che sia stato disposto il riesame del caso Shakineh nonostante il regime iraniano abbia parlato di una ‘montatura occidentale’; ed ora spetta proprio all’occidente, ed ad ognuno di noi nel nostro piccolo, il compito di portare alto il vessillo del rispetto della dignità umana senza distinzione alcuna”. conclude la D'Antini. Già, proviamo a tenerlo alto il vessillo di cui parla l’assessore. Ma come? Quali iniziative può portare avanti il territorio per sostenere Shakineh e tutte quelle donne che sono vittime degli stessi abusi? Il Salento ha sempre dimostrato la vicinanza e la compassione di cui si parla. Basti ricordare il caso di Avni Enr, il giornalista turco che ha chiesto asilo politico all’Italia, perché nel suo paese rischia carcere, torture e isolamento in quanto accusato di far parte del partito Dhkp-C, considerato organizzazione terroristica. “Se mi rimpatriano – disse Avni – sono un uomo morto”. Oppure il pensiero corre alla manifestazione in memoria del sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e contro tutte le mafie che hanno violentato il territorio. E ancora, il “Comitato di solidarietà ad Alì Orgen“, curdo arrestato a Taranto su mandato di un tribunale turco di cui abbiamo parlato qui. Ma queste, lo sappiamo, sono manifestazioni della società civile. E la politica? E le Istituzioni? E' pensabile, in questa occasione, un’espressione pubblica di sostegno e solidarietà fatta non solo di parole, ma anche di gesti concreti?

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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