Otello, dramma della gelosia: ingiustizia è fatta

Messa in scena da “Calandra”, è la storia della pazzia vendicatrice del generale moro che si scatena contro l'innocente moglie Desdemona

Sabato 21 agosto alle ore 21, in Piazza Giovanni Paolo II a Miggiano, la Compagnia Teatrale “Calandra” andrà in scena con “Otello”, libero adattamento di Luigi Scorrano. Saliranno sul palco Miryam Mariano, Donato Chiarello, Federico Della Ducata, Federica De Prezzo, Piero Schirinzi, Ester De Vitis, Antonio Giuri, Chiara Giuri La regia è affidata a Giuseppe Miggiano. La storia si conosce. Il moro generale è al comando dell’esercito veneziano contro i Turchi nell’isola di Cipro, con al, suo fianco, il luogotenente Cassio e l'”onesto” alfiere Iago. Sposa del nobile Otello è Desdemona, fanciulla candida e moglie fedele tradita da un nome che anticipa le sue sventure (Desdemona in greco significa “sfortunata”). Ma le carte si mischiano. Iago, manipolatore, fa credere a Otello, suo generale, che Desdemona lo tradisce con il luogotenente Cassio. Il perfido alfiere tesse le trame di un finto peccaminoso amore, in realtà inesistente, facendo arrivare nelle mani di Cassio, grazie all’ignara complicità della moglie Emilia, il prezioso fazzoletto di Desdemona, prova “inconfutabile” del suo adulterio. Con una lenta e bruciante persuasione, il malvagio Iago acceca il vulnerabile Otello che, preso da una pazzia vendicatrice, uccide l’innocente moglie nel letto nuziale per poi suicidarsi, dopo aver scoperto l'inganno. Nel presentare la storia, scrive Miryam Mariano: “Personaggi sempre in scena. Personaggi – oggetto. Personaggi scenografia. Il vuoto intorno, la storia dentro. Teatro nel teatro. Storia che si intreccia e disintreccia, linguaggi altri per narrare ciò che già si conosce, ma che appare nuovo agli occhi di guarda. Teatro delle emozioni. Bene e male, nero e bianco però… allora come adesso. Eco delle novelle Hecatommiti di Cinzio la tragedia prende forma nel corpo, nei corpi plastici e antropomorfi che disvelano il misfatto disegnandolo con un passo, con un braccio. Stando. Racconto atemporale, immanenza. Vittime di un solo carnefice: il mostro dagli occhi verdi, lei..la gelosia. Tutto è chiaro, veloce, lineare. La rapida trasformazione degli attori in personaggi è resa visibile, nessun mistero. Ironia, giochi comici, sentimento e sua degenerazione. Anche morte… forse. C’è la tragedia, se ne coglie l’essenza. Niente risulta banale. A muovere i fili di una partitura precisa ed originale è la regia di Giuseppe Miggiano. Il lavoro, a breve in cartellone, vede sette attori in scena e si avvale della collaborazione di altri professionisti impegnati nella sua realizzazione. Cosa di diverso, dunque? L’evidente fedeltà al testo riporta venature sperimentali non solo per la singolare messa in scena ma anche, e soprattutto, per il messaggio che arriva senza fronzoli e orpelli alla spettatore, coinvolgendolo, chiamandolo in causa, facendolo interagire. Istantanee metateatrali per attualizzare passioni attuali. Avidità, arrivismo, ira cieca, gelosia così come onestà, lealtà, integrità. Non si cercano risposte questa volta… attori e spettatori già sanno, ma fanno finta di non sapere e giocano ad incantarsi a vicenda con formule che suonano ogni volta nuove perché lo sono o forse lo sembrano, in questa realtà… ma, come dirà il per la prima volta l'onesto Iago 'nella realtà che cosa non sembra il contrario di quel che è? E nella finzione, nel teatro, tutto è il contrario di quel che sembra!'”

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