A Cursi la cripta della vergogna

Scempi causati da lavori di “restauro”. I cittadini insorgono, partono esposti per la Procura, si chiede il sequestro del cantiere. 400.000 euro di fondi pubblici per danneggiare l’antico monumento

I comitati della Città di Cursi si stanno battendo a difesa del minacciato e danneggiato patrimonio culturale locale. In un comunicato stampa congiunto, a firma dell'associazione “Generazione” e i Comitati cittadini per la difesa del territorio”, esprimono la loro protesta. “I lavori di restauro della Cripta bizantina di Santo Stefano e San Giorgio, hanno portato al forte danneggiamento della stessa antica struttura ipogea. E’ una vergogna!”. Questa la denuncia che da più parti è giunta alla Procura della Repubblica, e in particolare al magistrato Emilio Arnesano, del pool specializzato nell'analisi dei reati di abusivismo edilizio. Il Comune di Cursi ha recentemente percepito un finanziamento di 400.000 euro dalla Regione Puglia per il restauro del prezioso monumento religioso, nonostante fosse già stato adeguatamente restaurato e consolidato alla fine degli anni '90. Durante i lavori i cittadini assistono con sorpresa alla comparsa di un'assurda struttura, totalmente in cemento, realizzata nel bel mezzo dell'unica via d'accesso, Vico Bianco, al largo che insiste al di sopra della cripta. Da qui un primo esposto in Procura, contro il Comune di Cursi, presentato da un abitante del vico, che si è visto occludere totalmente la visuale su strada da questo strano vano d'accesso.

vano accesso

Vano ormai da tutti i cittadini definito scherzosamente “il vespasiano”.

vano accesso

Scoppia allora scandalo, gli amanti della storia patria di Cursi e le associazioni cittadine che hanno a cura la cultura e l'ambiente, allarmate da quell’abitante scoprono la paradossale sequela di danni apportati al monumento sotto la maschera del restauro. Danni confermati dall'urgente sopralluogo, che è stato richiesto dagli stessi cittadini, alla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Taranto competente in materia e alla sede centrale di Bari. Col fiato sospeso i cittadini dei comitati mobilitatisi nell'emergenza hanno atteso la risalita della Soprintendente Dott. Tanzella, durante il sopralluogo avvenuto alcuni giorni fa, la quale sconcertata non ha potuto fare altro che rivelare lo scempio, e i “danni gravi” che ha documentato. La scalinata d'accesso realizzata scavando nelle adiacenze della cripta è stata posta in comunicazione con l'antica grotta di culto sfondando letteralmente una sua parete. Inoltre l'antica volta in pietra è stata sfondata in ben quattro punti per la realizzazione di lucernai in acciaio e cristallo, totalmente anacronistici.

affresco cripta cursi

(affresco bizantino) Sarebbero anche stati asportati e scomparsi gli antichi conci che erano stati conservati nella cripta e che provenivano dalla facciata della chiesa del Convento degli Agostiniani del'500, in seguito al suo crollo. Conci decorati da cornici che sarebbero stati gettati, nei recenti contestati lavori, all'interno di una cisterna-silos ubicata nelle vicinanze, cisterna molto probabilmente legata al complesso medioevale ipogeo della cripta-chiesetta rupestre.

affresco cripta cursi

(affresco bizantino) Agli esposti concernenti i danni al patrimonio culturale a firma dell'associazione locale “Generazione”, che ha avuto la consulenza dell'associazione ArcheoClub-Porto Badisco e del suo archeologo Michele Bonfrate, si è aggiunto la scorsa settimana un ulteriore esposto a firma di una sensibile cittadina che ha denunciato reati relativi ad abusivismo edilizio per la realizzazione del vano in cemento su strada pubblica, senza alcun permesso di costruire rilasciato da parte dell'Ufficio Tecnico, cui si aggiunge il reato di distrazione di denaro pubblico, poiché il finanziamento riguardava esclusivamente il restauro e consolidamento delle opere pittoriche medioevali che impreziosiscono la cripta, e non assolutamente la realizzazione dello scavo, né della scalinata in cemento né della sopraelevazione in cemento per il vano d’accesso.

affresco cripta cursi

(affresco bizantino) Nello stesso esposto si è denunciata la mancata sorveglianza dei lavori durante la loro esecuzione da parte della Soprintendenza, come era espressamente invece prescritto negli elaborati progettuali; mancanza che sarebbe stara confermata dalla stessa Dott. Tanzella che ha rilevata la mancata comunicazione al suo Ente da parte dell'Ufficio Tecnico in merito alla data di inizio dei lavori; una sorveglianza che avrebbe impedito gli scempi avvenuti. Ora parallelamente all'iter della giustizia volto all'individuazione delle responsabilità, i cittadini a gran voce, con numerose associazioni del territorio tra cui anche Italia Nostra, chiedono urgenti interventi volti al ripristino dello stato dei luoghi, asporto dei materiali con cui si è riempito l'antico silos-cisterna, recupero dei conci scolpiti del'500, ricostruzione della parete e della volta della cripta nei punti in cui sono avvenuti gli sfondamenti, da restaurare con malte studiate ad hoc che simulino per consistenza e colore la roccia preesistente, demolizione del vano in cemento, colmamento del vano scala neocostruito, e ripristino dell'arcaica originale scalinata di accesso in pietra, lasciata sin ora ostruita, al più con realizzazione di una copertura-volta discreta in legno, e-o pietra leccese. Stupisce che nella città della pietra leccese per antonomasia, si sia dato il primato ancora una volta al cemento e all'acciaio. Stupore che diventa indignazione alla luce dell'impiego di questi materiali moderni nel restauro di un manufatto medioevale. I cittadini vigileranno finché tutti i danni non saranno stati totalmente risanati. Un restauro, per altro ridondante, è divenuto esso stesso motivo di un ulteriore urgente intervento di risanamento! Ma al di là di tutto la mobilitazione di tanti cittadini testimonia la nascita e l'affermazione di una cultura e di una sensibilità finalmente diffusa e radicata nei Salento a difesa del loro territorio, purtroppo una sensibilità che stenta a radicarsi ancora nella locale classe dirigente; un divario che tutti ci auguriamo possa essere al più presto colmato per il bene della nostra identità e del nostro paesaggio urbano e rurale, il libro aperto al cielo della nostra memoria.

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