L'avv. Carlo Andrea De Pace annegò a Lecce, nel sottopassaggio di viale Leopardi gonfio di acqua piovana, il 21 giugno 2009
Chiuse le indagini preliminari sulla morte di Carlo Andrea De Pace, l’avvocato leccese 81enne, annegato nel sottopassaggio di viale Leopardi, a Lecce, pieno di acqua piovana, a causa dell'insufficiente funzionamento del sistema di smaltimento (come indicato nella perizia, v. sotto). L'uomo era rimasto intrappolato nella sua auto il 21 giugno 2009. Risultano essere tre gli indagati: Paolo Perrone e Claudia Branca, rispettivamente sindaco di Lecce ed ex assessore ai lavori pubblici. Il terzo indagato è Raffaele Urso, ex comandante della polizia municipale. Per lui l'accusa è di favoreggiamento aggravato. Il provvedimento è del pubblico ministero Paola Guglielmi. Secondo la Procura, Perrone e Branca sono colpevoli di non aver ordinato la chiusura del sottopasso. Urso invece si ritiene abbia ostacolato le indagini. La famiglia dell’avvocato De Pace è assistita dagli avvocati Silvio Verri e Danilo D’Arpa. Gli indagati, da Pasquale e Giuseppe Corleto ed Andrea Sambati. 17 luglio 2010 – Morte nel sottopasso. Indagato anche Perrone Anche il nome di Paolo Perrone sul registro degli indagati per la morte dell’avvocato Carlo Andrea De Pace. Oltre al primo cittadino indagati anche Claudia Branca architetto e dirigente del Comune, e Raffaele Urso, comandante della polizia municipale. L’avvocato 81enne di Lecce morì annegato nel sottopassaggio di viale Leopardi lo scorso 21 giugno a causa del violento maltempo. Il pubblico ministero Paola Guglielmi ha aperto un fascicolo. L’iscrizione nel registro è atto dovuto nei confronti dello stesso perchè figura formale in quanto rappresentante dell’ente. La famiglia di De Pace è assistita dagli avvocati Silvio Verri e Danilo D'Arpa. 12 giugno – Morte nel sottopasso, depositata la perizia Il sistema di smaltimento delle acque superficiali (le cosiddette acque bianche) del capoluogo salentino è insufficiente. Lo stesso, infatti, è stato progettato all'inizio del secolo scorso, quando la città aveva una popolazione di circa 45mila abitanti ed un'estensione molto limitata. L'espansione urbanistica di Lecce e l'aumento della popolazione sino a circa 100mila abitanti, hanno reso inadeguato e insufficiente il sistema di drenaggio urbano. E' questo il dato, sicuramente allarmante, che emerge dalla consulenza tecnica depositata nei giorni scorsi dall'ingegner Antonio Vernaleone e dal professor Roberto Tomasicchio, consulenti dell'accusa nel procedimento penale relativo alla morte dell'avvocato Carlo Andrea De Pace, l'80enne leccese che il 21 giugno scorso rimase intrappolato nella sua auto mentre attraversava il sottopasso di viale Leopardi, letteralmente allagato a causa del temporale che dalle prime ore della giornata si era abbattuto sulla città. La Spider su cui viaggiava la vittima fu interamente invasa dall'acqua. L'avvocato De Pace non riuscì ad uscire dall'abitacolo e morì, nonostante il vano tentativo di soccorso di alcuni passanti, per annegamento. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Paola Guglielmi, portarono all'iscrizione nel registro degli indagati di tre persone: il sindaco Paolo Perrone, dell'assessore ai lavori pubblici Claudia Branca e dell'ex comandante della polizia municipale Raffaele Urso. Per i primi due l'ipotesi di reato è di omicidio colposo per omessa cautela, favoreggiamento, invece, per Urso. L'esposto presentato dai familiari della vittima, rappresentati dagli avvocati Silvio Verri e Danilo D'Arpa, evidenziò che per il nubifragio il Comune avrebbe dovuto disporre la chiusura immediata del sottopassaggio di viale Leopardi. Un provvedimento che a detta degli stessi non sarebbe mai avvenuto o che comunque si sarebbe concretizzato quando la tragedia era già avvenuta. Nel luglio del 2009 il sottopassaggio di via Leopardi fu sottoposto a sequestro preventivo con facoltà d'uso al Comune. Nel provvedimento il gip Maurizio Saso stabilì che in caso di pioggia il Comune ha l'obbligo di chiudere il sottopassaggio per motivi di sicurezza. Il 10 novembre scorso il sostituto procuratore Paola Guglielmi ha conferito l'incarico di redigere la consulenza tecnica ai due ingegneri. Oggi, sei mesi dopo, nella relazione di 45 pagine, i due consulenti di parte evidenziano come le piogge di quel 21 giugno, pur con una bassa probabilità di verificarsi, non rappresentano un evento raro. Inoltre a causare l'allagamento non sarebbe stato il deflusso del sottopasso (correttamente dimensionato) ma un “rigurgito” provocato dall'insufficiente funzionamento del sistema di smaltimento delle acque piovane in mare e che si sarebbero dunque riversate all'interno dello stesso. “E' pressoché certo – concludono i periti – che si possano verificare futuri allagamenti anche con precipitazioni meno abbondanti e che in assenza di interventi adeguati la circolazione in caso di pioggia all'interno del sottopasso non è sicura”.
Sostieni il Tacco d’Italia!
Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.
Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.
Grazie
Marilù Mastrogiovanni
------
O TRAMITE L'IBAN
IT43I0526204000CC0021181120
------
Oppure aderisci al nostro crowdfunding