Il Comune di Lecce non risponde? Il Tar lo condanna

Il ricorso di un cittadino è stato accolto, il Tar ha ordinato al Comune di provvedere entro 30 giorni, ma da Palazzo Carafa nessuna risposta.

Il sig. D., leccese, il 24 giugno 2008, aveva presentato una regolare richiesta di autorizzazione (secondo quanto disciplinato dalle norme di settore e dai regolamenti comunali vigenti) per installare cartelloni pubblicitari nel Comune di Lecce. Il Comune però non ha mai risposto e il sig. D. si è rivolto, su consiglio dell’avv. Veronica De Lorenzi, allo Sportello Dei Diritti e ha poi attivato lo speciale rito di cui all’art. 21 bis Ln. 1034/1971, chiedendo al Tar di Lecce apposita tutela contro l’inerzia dell’amministrazione che avrebbe dovuto pronunciarsi nel merito. Il ricorso è stato accolto, il Tar ha ordinato al Comune di provvedere sulla istanza del ricorrente nel termine di 30 giorni, ma da Palazzo Carafa nessuna risposta. Così, il giudice Luigi Costantini, su istanza dell’avv. De Lorenzi, ha interessato della vicenda Prefetto Tafaro e suo delegato. La dr.ssa Sergi, delegata dal Prefetto nella vicenda, ha avviato una nuova istruttoria, a conclusione della quale il Comune di Lecce ha autorizzato il sig. D. a installare 5 strutture per la cartellonistica pubblicitaria delle dimensioni di m. 6 x 3 nei pressi di Viale Rossini, via Pitagora, viale A. Moro, via Vecchia Frigole. L’autorizzazione concessa ha una validità di 3 anni dalla data del rilascio e può essere rinnovata per lo stesso periodo con provvedimento espresso dell’amministrazione comunale, così come recita l’art. 22 del Piano Generale degli Impianti Pubblicitari Pubblici e Privati. Tale autorizzazione, a detta dell’Avv. De Lorenzi, assume un valore importante non solo per il singolo cittadino che, ribellatosi alla perdurante inerzia di un’amministrazione sorda alle richieste partecipative di un contribuente alla vita economica della sua città, ottiene finalmente quanto dovutogli, ovvero il diritto di lavorare seguendo le regole; ma anche per l’amministrazione comunale di Lecce che, grazie all’opera prestata dal commissario ad acta in collaborazione con il personale tecnico del settore urbanistica, si allinea ai dettami non solo della legge nazionale ma anche e soprattutto dei regolamenti comunali che gli impongono un provvedimento espresso, negativo o positivo che sia, nel caso di istanze da parte di privati. Secondo Giovanni D’Agata, (componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori) che ha segnalato il caso, si evidenzia come questo comportamento sia inaccettabile per una pubblica amministrazione e non sia un fatto isolato, ma piuttosto sia la norma. Il termine previsto dallo Statuto comunale per le risposte è di trenta giorni trascorso il quale il sindaco deve dare seguito “per i provvedimenti anche disciplinari di competenza”. Serve insomma una nuova mentalità nella gestione della cosa pubblica.

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