Teresa Bellanova sul rinvio a giudizio per via Brenta

Per la parlamentare salentina «la magistratura fornirà le risposte che il Ministro Alfano non ha voluto dare»

Era il luglio 2008 quando l'on. Teresa Bellanova presentò un’interrogazione al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, in cui ricostruiva i passaggi della vicenda di via Brenta e chiedeva chiarimenti. Da allora, sono trascorsi due anni di black out. Ed è per questo che, secondo Bellanova, già “la richiesta del processo è una condanna dei due anni di totale silenzio da parte del Ministero”. Questo il commento della parlamentare salentina alla notizia delle richieste di rinvio a giudizio per la compravendita dei palazzi di Via Brenta. “Oggi quantomeno sappiamo che sarà sicuramente la magistratura a fornire quelle risposte, ad alcune evidentemente legittime perplessità sollevate, che il Ministro si è rifiutato di fornire”, nonostante la stessa Bellanova abbia inviato formalmente al Presidente della Camera la richiesta di sollecitare una risposta da parte del Ministro interrogato. “Penso che a nessun amministratore pubblico, in quanto diretta o indiretta emanazione del volere della cittadinanza, sia concesso il diritto di sottrarsi alle responsabilità che quel ruolo gli attribuisce, neanche nei frangenti in cui quello stesso ruolo può risultare scomodo per se o per la sua parte politica”. “Anche i leccesi” conclude la parlamentare del Pd “sono cittadini di quella stessa Repubblica che Alfano rappresenta e non meritano assolutamente la totale indifferenza dimostrata dal Ministro della Giustizia”. 13 luglio 2010 – Via Brenta: il pm Tramis chiede rinvio a giudizio per 11 Sono undici gli indagati nell'inchiesta sui palazzi di via Brenta. A conclusione delle indagini preliminari, il pubblico ministero Imerio Tramis ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Per tutti, come si legge negli atti, il reato ipotizzato è quello di truffa ai danni dello Stato I loro nomi: Pietro Guagnano, costruttore; Vincenzo Gallo, Renato Kobau, Fabio Mungai e Nicola Baldassarre rispettivamente funzionario, ad, dirigente e rappresentante locale della finanziaria Selmabipiemme. Poi ci sono Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del Comune di Lecce, Massimo Buonerba, ex consulente legale della Poli Bortone, Piergiorgio Solombrino, ex dg, il geometra Roberto Brunetti, Ennio De Leo, ex assessore al bilancio e il geometra Maurizio Ricercato. Secondo l'accusa, a redigere la falsa perizia fu proprio lui, che fornì “dati non veritieri riguardo al valore, alla destinazione ed alla regolarità urbanistica dei due immobili di via Brenta”. Stralciata la posizione dell’architetto Raffaele Attisani Si attende di conoscere la data del’udienza preliminare, che sarà fissata dal Gup Maurizio Saso. 27 maggio 2010 – Via Brenta. Tribunali in cerca d’alloggio Sembra allontanarsi sempre più la conclusione della questione “Via Brenta”. Ieri pomeriggio, nuovo colpo di scena: si è svolta una lunga riunione della commissione di manutenzione alla quale hanno partecipato il sindaco Paolo Perrone, il presidente della Corte d’Appello Mario Buffa, il presidente del Tribunale Alfredo Lamorgese, il presidente dell’ordine degli avvocati Luigi Rella ed il procuratore capo Cataldo Motta. Obiettivo della seduta, le vicende giudiziarie, le irregolarità urbanistiche e le problematiche legate ai due immobili. I membri della commissione chiedono al sindaco di Lecce di adoperarsi al fine di trovare una nuova sede, meno precaria di quello attuale. Tanti gli aspetti alla base di questa richiesta. In particolar modo l’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Imerio Tramis sulla presunta truffa e abusivismo edilizio legati ai due immobili. Inchiesta che ha portato nel marzo scorso alla notifica di 11 avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Vi è poi il contenzioso in corso tra Comune e Selma, la società milanese proprietaria degli immobili. La richiesta del sindaco è di modificare l’attuale contratto di leasing in un contratto d'affitto, una modifica che andrebbe ad incidere sensibilmente sul canone, che diverrebbe decisamente inferiore, tenendo conto anche che le parti degli edifici interessate da abusi urbanistici verrebbero pagate come volumi tecnici e non come uffici. Una modifica che interesserebbe non solo il futuro ma anche il pregresso. Frema intenzione di Palazzo Carafa è recuperare le quote versate in eccesso alla Selma in virtù di quel contratto trasformato, in maniera tutt’altro che corretta, in leasing. La trattativa però, non si è, almeno per il momento, mai concretizzata, trascinandosi tra richieste ufficiali e risposte tardive e poco esaurienti. Ora è la stessa commissione di manutenzione, a firma del presidente della Corte d’Appello Mario Buffa e degli altri componenti, ossia dai massimi vertici della giustizia salentina, a chiedere formalmente il trasloco. Ora toccherà al sindaco Paolo Perrone dare mandato al fine di compiere le indagini di mercato utili a predisporre il bando con il quale l'amministrazione comunale di Lecce possa reperire immobili abbastanza capienti per trasferire gli uffici della giustizia civile del capoluogo salentino. A meno che, naturalmente, la società milanese non superi questa situazione di stallo fornendo le soluzioni richieste”. Nuovi scenari si aprono dunque sul futuro degli edifici di via Brenta. La svolta potrebbe arrivare proprio da Palazzo Carafa, a meno che non sia la Selma a compiere il primo passo. Gli edifici con le caratteristiche necessarie ad ospitare gli uffici giudiziari non sono molti ma ci sono. Bisognerà poi capire tempi e costi dell’operazione.

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