Manovra: la protesta dell'Anm

Si è tenuta oggi, presso l’Aula GIP del Tribunale di Lecce, l’Assemblea indetta dai sottoscrittori del “Patto per la Giustizia” (per protestare contro la manovra economica varata dal Governo e per programmare future iniziative di manifestazione del loro diffuso dissenso

Si è tenuta oggi, presso l’Aula GIP del Tribunale di Lecce, l’Assemblea indetta dai sottoscrittori del “Patto per la Giustizia” (Associazione Nazionale Magistrati, Organismo Unitario dell’Avvocatura, Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi dei TAR e del Consiglio di Stato, Associazione Nazionale Magistrati Contabili, Associazioni Sindacali dei Lavoratori del Comparto Giustizia) per protestare contro la manovra economica varata dal Governo (Decreto-Legge n. 78 del 2010) e per programmare future iniziative di manifestazione del loro diffuso dissenso. Ha introdotto i lavori il Presidente dell’A.N.M. di Lecce, Roberto Tanisi, evidenziando sinteticamente le ragioni dello stato di agitazione e delle relative iniziative. “La manovra – ha detto Tanisi – è palesemente ingiusta, anzitutto perché si fonda su un principio aberrante, quanto fasullo: il peso di essa si può scaricare in gran parte sul pubblico impiego, in cambio di un maggior impegno dello Stato nella lotta all’evasione fiscale. Come se quest’ultimo non fosse già un obbligo precipuo del Governo e dell’Amministrazione del Tesoro! Si scambia, quindi, un sacrifico reale – il blocco e, in certi casi, anche la riduzione degli stipendi per il periodo 2011-2014 – con un … atto dovuto e per giunta (siamo in Italia!) meramente virtuale”. ”Qui non è in discussione – ha proseguito Tanisi – la difficoltà del Paese a fronte di una grave crisi economica e finanziaria: i Magistrati ne sono consapevoli e intendono certamente fare la loro parte (come è già accaduto in passato, quando le loro retribuzioni sono state “congelate”, anche se per un più breve periodo di tempo, senza che nessuno abbia eccepito alcunché). Ciò che si discute è la palese iniquità di una manovra che colpisce il pubblico impiego (Magistrati compresi) in maniera indiscriminata e casuale e non tocca in alcun modo i beneficiari di condoni e “scudi” di ogni tipo, i patrimoni illeciti, la grandi rendite e le ricchezze nel settore privato”. Per restare nello specifico del personale di Magistratura, la parte più odiosa e, probabilmente, incostituzionale, è quella che riguarda i mancati adeguamenti economici in presenza di verifiche di professionalità e di “progressione di carriera”, che finisce con l’incidere soprattutto sui Magistrati più giovani, che già godono di stipendi più bassi (talvolta sensibilmente, come per i M.O.T.) rispetto ai loro colleghi”. Il Presidente ha dato quindi lettura di una lettera, estremamente dignitosa, indirizzata alla Giunta dell’A.N.M. da parte dei M.O.T. (i giovani Magistrati in tirocinio), in cui è rappresentato il disagio di colleghi che, a breve, dovranno recarsi (quasi tutti) in sedi disagiate, senza contestualmente godere di quegli adeguamenti stipendiali previsti dalla legge proprio per far fronte alla difficoltà del trasferimento ed all’impatto con realtà molto difficili e complesse. Hanno, quindi preso la parola il dott. Enri D’Arpe, in rappresentanza dei magistrati del T.A.R., il quale, nel concordare con le valutazioni espresse dal Presidente Tanisi, ha evidenziato il disagio di tutti i Magistrati Amministrativi, compresi quelli del Consiglio di Stato che, per la prima volta, hanno aderito alle iniziative di protesta, compreso lo sciopero. Considerazioni analoghe ha espresso l’avv. Tarantini, il quale, per l’Avvocatura distrettuale dello Stato, ha confermato la partecipazione degli Avvocati dello Stato alle iniziative di protesta che saranno congiuntamente indette per i prossimi giorni. Dario Panico, per la CISL, in rappresentanza dei lavoratori del comparto Giustizia, ha espresso la contrarietà dei Sindacati (non solo di quello di appartenenza) ad un manovra pesantemente iniqua per il pubblico impiego, già gravato da turni di lavoro onerosi a causa della penuria di risorse in cui, da anni, si dibatte l’Amministrazione della Giustizia (un problema fra i tanti: le numerose ore si lavoro straordinario non pagato). Sono, quindi, intervenuti diversi Magistrati (fra gli altri: Mignone, Gagliotta, Mondatore, Errico, Lisi, Conte) i quali anno sottolineato la necessità di iniziative di protesta, compresa quella, estrema dello sciopero (cui nessun Magistrato vorrebbe mai accedere), proprio per rappresentare il disagio e la frustrazione rispetto ad una manovra economica ritenuta estremamente penalizzante e che si guarda bene dall’affrontare riforme di tipo strutturale, che consentirebbero una effettiva riduzione di spesa, ovvero il recupero di ingenti risorse per lo Stato (Revisione delle Circoscrizioni giudiziarie, recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia, sospensione dei processi con imputati irreperibili, che costano decine di milioni di euro l’anno solo per il pagamento delle spese del c.d. “gratuito patrocinio”). Con riferimento alle ipotesi, da taluno avanzate, del c.d. “sciopero bianco”, sono state sollevate delle perplessità, anche in riferimento alle effettive modalità con cui sospendere l’attività di “supplenza”, quotidianamente svolta dai Magistrati e dal Personale ausiliario per consentire la celebrazione dei processi. Tuttavia si è deciso di demandare alla Giunta dell’A.N.M. e ad un eventuale gruppo ristretto l’organizzazione ed il concreto svolgimento di tale iniziativa di protesta (da mettere in atto dal 21 al 25 giugno). Da ultimo, tutti i partecipanti hanno deliberato di illustrare in maniera più analitica e approfondita le ragioni delle iniziative di protesta, in una conferenza-stampa congiunta (A.N.M., Associazione Magistrati Amministrativi e Contabili, Avvocatura dello Stato) da tenersi a ridosso del primo luglio 2010, data fissata dall’A.N.M. per lo sciopero nazionale dei Magistrati (fatta salva, in ogni caso, l’adizione delle vie giurisdizionali fino a rappresentare dinanzi alla Consulta la palese incostituzionalità del Decreto-Legge in discussione).

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