Conviene ai fini pensionistici riscattare la laurea?

Ai fini del raggiungimento degli anni di contribuzione è possibile riscattare gli anni di studio universitario. E’ conveniente? Quando conviene farlo?

Il Protocollo Welfare, legge numero 247 del 24 dicembre 2007, stabilisce requisiti e modalità per poter riscattare gli anni di università per raggiungere la soglia minima di contribuzione e per avere una pensione più decorosa. Ma vediamo cosa prevede la normativa. La determinazione del contributo da versare per riscattare interamente o parzialmente gli anni universitari viene effettuato dall’ INPS. Per riscattare un anno di contribuzione, si dovrà pagare circa un importo pari al 26 – 27 % dello stipendio attuale. Tale importo potrà essere versato in un’unica soluzione oppure è possibile dilazionarlo fino a 120 rate mensili senza ulteriori oneri. Richiedere il riscatto, conviene principalmente per tutti quei lavoratori che sono all’inizio della propria carriera lavorativa, poiché il calcolo si baserà su stipendi più modesti di quelli che arriveranno successivamente. In realtà, il riscatto può essere richiesto anche prima di iniziare a lavorare, in questo caso l’importo da corrispondere per ogni anno da riscattare corrisponde all’applicazione dell’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche per i lavoratori dipendenti (33%) al minimale imponibile per artigiani e commercianti (per il 2009 è pari a 14.240 €). I contributi versati per il riscatto sono fiscalmente detraibili, in misura del 19%. Per valutare la convenienza ad effettuare un operazione del genere, bisogna considerare due aspetti molto importanti: l’anzianità e l’orizzonte temporale lavorativo. Il riscatto consentirà di andare in pensione con alcun anni di anticipo a parità di contributi previdenziali versati, inoltre aumenta l’anzianità contributiva e aumenta anche l’importo delle prestazioni complementari previste dall’INPS, come assegno di reversibilità e prestazioni di invalidità/reversibilità.

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