La surreale normalità della prostituzione legalizzata

Abolire le case chiuse è servito solo ad incrementare il giro della criminalità organizzata. Un giro d’affari pazzesco. Tutto in nero

Quello che sto per dire forse farà storcere il naso a molti. Perché il ragionamento su cui voglio portarvi è a dir poco surreale. Sono mesi che noi (giornalisti) e voi (lettori) andiamo avanti a scrivere e a leggere su quante e quali prestazioni sessuali le varie D’addario, Brendona, le tante massaggiatrici del Salaria Village hanno o meno somministrato a mister B., a Marrazzo, a Frisullo, a Bertolaso e agli amici della cricca. Unci l’assu ca la rota gira, lubrifica l’asse se vuoi che la ruota giri: il sesso come leva per far aprire le porte del potere e per far concludere affari. Certo, poi si danno anche i soldi e si comprano le case, ma se c’è anche un po’ di sano sesso a pagamento (purché non sia il beneficiario del trattamento a pagare, ché pare brutto) tutto va dove deve andare. Le intercettazioni: frasi dette a metà, la difficoltà per le Procure di provare quel che si intuisce o che appare addirittura palese. I soldi lasciano traccia, il sesso normalmente no. E chi l’ha detto invece che il sesso non possa essere “tracciabile”? Abbiamo dimenticato la legge Merlin: in quei tempi (leggete il Controcanto di Nello Mongelli) le prostitute erano tremila, ora siamo a quota 70mila. Abolire le case chiuse è servito solo ad incrementare il giro della criminalità organizzata. Un giro d’affari pazzesco. Tutto in nero. Che cosa sarebbe successo invece se dopo un focoso tete à tete Brendona avesse detto a Marrazzo: “Carta o bancomat”? Oppure: “A chi devo intestare la ricevuta”? A quel punto chi avrebbe potuto ricattare l’ex presidente della Regione Lazio? Oppure: se Tarantini avesse pagato con assegno la D’addario, la quale avesse rilasciato ricevuta per l’avvenuta prestazione, e lo stesso avessero fatto le varie brasiliane ingaggiate per curare la cervicalgia di Bertolaso; ecco la prova certa del grimaldello usato per “ungere” l’asso, il potere. Ecco la prova del reato di corruzione. Anche le intercettazioni sarebbero inutili, con buona pace del ministro Alfano che rimprovera i magistrati di non saper più usare i metodi d’indagine tradizionali, ossia le analisi patrimoniali e dei movimenti bancari. Insomma, se il sesso a pagamento fosse legalizzato, che cosa succederebbe? Provate a immaginare. Dal canto nostro sappiamo solo quello che non accadrebbe: non si potrebbero più raccontare le agghiaccianti storie di Queen (leggete a pag. 14-15), né quelle di Oscar (a pag. 9) o di Cristina (a pag. 16). Non soldi in nero, non più sfruttamento, non più schiavitù, non più omertà, non più ipocrisia. Già, in Italia sarebbe surreale. //Come è andata a finire Brevemente informiamo i nostri lettori dell’esito positivo di alcune questioni giudiziarie che ci riguardano e delle quali avevamo parlato in passato. 1. Querela del direttore della Copersalento, Gabriele Verderamo. All’indomani dell’uscita dell’inchiesta “Copersalento: vent’anni di veleni”, aveva querelato il giornale perché sosteneva di non essere il direttore dello stabilimento come avevamo riportato noi e di non aver mai pronunciato la frase “ma lei sa che la Copersalento nasce dalla famiglia Fitto”? nel corso dell’intervista rilasciata ad Ada Martella. Verderamo ha ritenuto di ritirare la querela. Va da sé che tutto quello che avevamo scritto era vero. 2. Causa civile intentata da Paolo Pagliaro, presidente del gruppo Mixer media management, contro il Tacco d’Italia, per l’inchiesta pubblicata nel 2005 dal titolo “Pagliaro: l’impero virtuale”. Paolo Pagliaro si è costituito parte civile anche nel processo penale, tutt’ora in corso e riferito alla stessa inchiesta (la richiesta di rinvio a giudizio era stata formulata dal pm Antonio De Donno). Non entriamo nel merito delle vicende processuali perché è complicato. La notizia è che la causa civile contro il Tacco, su richiesta del nostro avvocato, è stata dichiarata estinta dal giudice Errico, tranne che per una posizione che riguarda la ditta Comunicazione e servizi che ha come socio unico Pagliaro ma ha un altro legale rappresentante. Siamo stati difesi egregiamente dall’avvocato Roberto Fusco del foro di Brindisi, che ringraziamo pubblicamente. 3. Querela sporta da Paolo Pagliaro contro il Tacco d’Italia per l’articolo “Pagliaro porta il Tacco alla sbarra”. In quell’articolo ricostruivo brevemente una vicenda che anni fa aveva sollevato un polverone nell’opinione pubblica leccese e occupato non poche pagine di giornali. Riguardava i soldi dati dalla Provincia di Lecce (Giunta Giovanni Pellegrino) con affidamento diretto a Telerama, per la messa in onda di varie campagne promozionali. Il Gup Annalisa De Benedictis ha archiviato la richiesta di rinvio a giudizio formulato dal pm Antonio De Donno perché “il fatto non sussiste”. Quindi non c’era diffamazione. Quindi tutto ciò che era scritto era vero. Siamo stati difesi egregiamente dall’avvocato Massimo Manfreda del foro di Brindisi, che ringraziamo pubblicamente. Non sono state ancora pubblicate le motivazioni della sentenza. Le renderemo pubbliche appena saranno in nostro possesso.

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