Terza lettera alla (apatica) new carboneria

…mi piace questa cosa della numerazione progressiva: non sono più costretto ad inventarmi titoli che poi alla fine, comunque, non piacciono a nessuno.

L'apatia dei sogni. Quando ero al liceo non avevo mai idea di come iniziare i temi. E allora cercavo sul vocabolario la definizione della parola chiave della traccia assegnata, la trascrivevo e iniziavo a scrivere. Piove e la notte è ancora più immobile. Più brillante. Mi sono sempre piaciuti i colori accesi delle notti di pioggia. Anche i semafori cambiano colore, ma non c'è nessuno a seguire le loro indicazioni. E mi piace pensare che la notte, i semafori, quando non fanno più il loro lavoro, cambino colore come i pavoni sfoggiano la loro livrea. Si amano i semafori la notte. E si corteggiano. L'apatia dei sogni. Sognare per immaginare. Sognare per sfuggire. Sognare per sperare. Sognare per sentirsi vivi quando tutto il resto è ordinariamente quotidiano. Cercare la musica della propria giornata. Cercare i sorrisi di chi incontriamo. Sorridere a ciò che facciamo. Quanta vita in ogni nostro gesto, se solo ci insegnassero a vederla. Se solo ci fermassimo a contemplarla. Accarezzare i capelli di qualcuno e cercare la perfezione nei loro disegni sul volto. Cercare di seguire le loro linee. Dita che sfiorano la pelle è un po' come toccare un profumo. E' sempre così quando non trovo la musica giusta per le mie giornate. L'apatia dei sogni. Stanotte sapevo come iniziare a scrivere: ma cosa cavolo significa “apatia dei sogni”? Il suo suono mi piace. E mi piace anche scriverlo. E' importante sentire il suono delle parole. E' importante che ci piaccia scriverle. E' importante che abbiano la stessa temperatura che immaginiamo per loro. Troppo calde o troppo fredde le parole potrebbero scombussolare troppo l'ambiente nelle quali le buttiamo. “Apatia: stato di indifferenza verso il mondo circostante” recita il vocabolario. Forse ai sogni non interessa davvero cosa ci sia intorno. Forse si stanno solo difendendo: sanno che il mondo, quello vero, li ucciderebbe. E forse è per questo che scappano da noi. Ah! se riuscissi ad adottare un sogno…potrei provare a farlo crescere. Potrei insegnarli ad andare in bicicletta. Potrei osservarlo da lontano, con sguardo attento e paterno, mentre gioca con gli altri sogni. E poi potrebbe accudirmi nella mia vecchiaia. Ma i sogni, come i figli, non si scelgono. E magari possono prendere brutte strade. Possono darci delusioni. Possono dimostrarsi ingrati, snaturati. Possono tradirci. Ma sono nostri ed è colpa nostra la loro apatia. Significa che non li abbiamo educati. Che non gli abbiamo insegnato a vedere il mondo e a tuffarcisi dentro con tutta la passione, il coraggio, l'amore che merita la vita. Meglio impararle da piccoli queste cose. Ma se non è possibile rimediare per noi, almeno insegnamole ai nostri figli.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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