“Abbattiamo il Regina Pacis di San Foca”

Lo chiede Giovanni D'Agata, componente del dipartimento nazionale “Tutela del consumatore” di Italia dei valori

“Il Regina Pacis è una saracinesca sul mare”. Giovanni D’Agata, componente del dipartimento nazionale «Tutela del consumatore» di Italia dei Valori, si scaglia contro quel che rimane del centro di accoglienza per immigrati di San Foca, marina di Melendugno. “È una carcassa dimenticata – denuncia – che dovrebbe scomparire definitivamente dalla nostra costa per sgomberare il campo all’orizzonte dell’azzurro mare del Salento”. Ma la proposta di abbattimento, nasce anche dalla volontà di cancellare dalla memoria storica del Salento «drammi e tragiche vicende umane» che si sono verificati in quello che per anni è stato definito «centro-lager». Ex colonia estiva donata da un privato all’Arcidiocesi di Lecce, il Regina Pacis ha cominciato a ospitare cittadini stranieri sin dal 1997, funzionando come centro di accoglienza “informale”, prima che la legge Turco-Napolitano, l’anno dopo, ufficializzasse la nascita dei Cpt, i centri di permanenza temporanea. Per otto anni fino al 2005, la fondazione diretta da don Cesare Lodeserto, ha spesso occupato le pagine di cronaca dei quotidiani locali e nazionali per gli atti di vandalismo commessi dai detenuti stranieri contro la struttura, ma anche per i continui atti di autolesionismo e i tentativi di suicidio che si sono verificati. E di quella “casa”, parlano ormai senza veli anche gli atti giudiziari (per non dire delle inchieste giornalistiche, dei film-inchiesta e delle denunce di migranti, cittadini e parlamentari) che portarono ad arresti e condanne a carico dei responsabili. A distanza di cinque anni dalla chiusura del centro, il Regina Pacis è una struttura decadente e inutilizzata, un “ecomostro” a tutti gli effetti in totale abbandono. “Percorrendo i luoghi ameni del meraviglioso litorale adriatico che da San Foca porta a Roca – sottolinea D’Agata – all’improvviso s’incontrano quelle che ormai costituiscono le rovine di un edificio di cemento d’imponenti dimensioni più simile ad una vecchia colonia penale che a quello che veniva denominato, con un religioso eufemismo, Regina Pacis”. Per il componente nazionale di Italia dei Valori, si tratta di una «carcassa dimenticata, oramai mestamente ed opportunamente abbandonata, che per età, per storia e per impatto ambientale, dovrebbe scomparire definitivamente dalla nostra costa”. Da qui l’invito alle autorità preposte a “riflettere sull’opportunità di ordinare la demolizione della struttura, non solo per liberare la natura e rendere fruibile quella porzione di litorale salentino, ma anche per contribuire a cancellare dalla memoria storica drammi e tragiche vicende umane, tristezza e dolore di migliaia di vite di migranti che non per loro volontà da lì sono passate”.

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