Venerdì Santo

Cantando sotto la croce

Un poeta sufficientemente ambizioso oggi potrebbe aspirare a un posto nella storia paragonabile a quello dell’umile Picander. Pseudonimo di Christian Friedrich Henrici, allo scrittore appiopparono l’epiteto di poeta della fame, perché scriveva di tutto un po’, in occasione di matrimoni, battesimi, genetliaci e quant’altro, spaziando dalla poesia erotica alle cantate sacre. Ma non lo faceva per fame, era un giurista lui, forse un docente, più tardi ispettore dei dazi su vino e liquori. Solo per passione, divenne una sorta di servizievole Francesco Maria Piave delle “Passioni”. Chissà se restava estasiato come noi dinanzi all’ascesa di quei suoi versi, raccolti qua e là dalle Scritture e proiettati nell’iperuranio dalle note di Bach, o se non sognasse sotto sotto di scrivere per Händel o Porpora, nei teatri di Londra, Napoli, Vienna. Si accontentò delle chiese di Lipsia e poi di mezzo mondo. Nella “Passione secondo San Matteo” descrisse prima di Susan Sontag la posizione dello spettatore dinanzi al dolore altrui. Se le lacrime delle mie guance non bastano, allora prendetevi il cuore e fatene una coppa in cui versare il sangue di Cristo. Ma non ditelo a Dan Brown sennò apre un secondo filone d’inchiesta.

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