L'ultimo saluto al «compagno Michele»

GUARDA IL VIDEO. Una folla commossa di persone ha partecipato nel pomeriggio, a Supersano, ai funerali del giornalista salentino Michele Frascaro, stroncato da un infarto a soli 37 anni

Una folla commossa di parenti, amici e colleghi, straziati e increduli, si è radunata questo pomeriggio in piazza Margottini, a Supersano, per dare l'ultimo saluto a Michele Frascaro. Difficile credere che un giovane combattente come lui, così pieno di vita, possa non esserci più. Mai alcun problema al cuore, mai alcuna avvisaglia dell'infarto che domenica sera se l'è portato via. Alla soglia dei 37 anni (li avrebbe compiuti il prossimo 8 maggio), il giornalista salentino se n'è andato di fronte agli occhi della moglie Angela (all'ottavo mese di gravidanza) durante un incontro nell'oratorio di Supersano. E prima di sentirsi male, Michele era tornato sull'argomento a lui più caro, quello delle lotte per il lavoro dei cassintegrati del Tac e, in particolare, degli operai dell'Adelchi di Tricase. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro, portato in spalla dal padre e dagli amici e avvolto nella bandiera della pace. Ad attendere il passaggio della salma, nella vicina piazza Margottini, una distesa umana di gente, tra rabbia, lacrime e incredulità, di fronte alla gigantografia di Michele “L’Impaziente”, esposta sul balcone di una casa dai colleghi dell’omonima rivista da lui fondata. Perché è così che lo ricordano quanti l’hanno conosciuto. «Caro Michele, non dovevamo stare qui oggi, ma sei stato impaziente anche in questo», ha detto don Raffaele Bruno, prima di celebrare la cerimonia funebre che ha visto la partecipazione di don Stefano Rocca, parroco di Ugento, e di don Giuseppe Indino, parroco della chiesa locale troppo piccola per contenere la folla. Parole forti e dure, quasi nello stile di Michele, sono quelle pronunciate da don Raffele durante l’omelia. «Non siamo qui per farlo santo, anche Michele ha fatto le sue fesserie e i suoi modi stavano stretti a molti – ha sottolineato il parroco del carcere di Lecce che per primo ha accompagnato Michele al presidio dei lavoratori Adelchi di Tricase». «Per molti – ha aggiunto – era un personaggio scomodo: viveva in esilio e andava alla ricerca della verità e della giustizia a tutti i costi; la verità non come ricetta in tasca, ma da cercare e da annunciare anche quando graffia. E chi sta dalla parte della verità, anche se non conosce il catechismo, sta dalla parte dell’uomo e dalla parte di Dio. Per questo speriamo di conservarti impaziente in tutti noi, nelle scelte di ogni giorno». Commosso anche il ricordo di don Giuseppe: «Te ne sei andato così come hai vissuto, in maniera piena, in piedi, lottando. A quel fiume in piena che eri, in molti si sono dissetati: ti sei fatto carico dei problemi di tanta gente, della sicurezza sul lavoro, dell’accoglienza, dei diritti negati che ti hanno portato fino in Africa, a lottare al fianco dei bambini. Questo è il cristiano scomodo. Questo è ciò che Supersano e la comunità salentina tutta non potrà dimenticare». In mezzo ai tanti amici e colleghi radunatisi in piazza Margottini, c'erano anche gli operai dell'Adelchi a piangere commossi la “perdita di un amico”. Tra i presenti, anche diversi rappresentanti istituzionali e politici. Al termine della funzione, sono stati letti numerosi messaggi in ricordo di Michele. Il feretro è uscito dalla chiesa mentre fuori si levavano le note di una canzone dei Marlene Kuntz, uno dei suoi gruppi musicali preferiti.

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