Per un piano Stimulus e uno Science Debate Italiano

La necessità di temi “europei” in campagna elettorale per potersi confrontare con gli Usa e con le emergenti Tigri Asiatiche

Di Michele Ciavarella* Stiamo assistendo ad una campagna elettorale veramente deludente. Da entrambe le parti, si dovrebbe chiedere una visione strategica e una dimensione perlomeno europea per potersi confrontare non solo con gli Usa, ma anche con l’emergere delle Tigri Asiatiche, su temi fondamentali (Salute, Educazione, Energia, Tecnologia). Si dovrebbe chiedere per l’Italia una politica di largo respiro, strategica. Non ci si dovrebbe limitare alla contrapposizione tra estremi entrambi irrealistici, e le accuse di piccolo taglio. Inoltre, aleggia il sospetto che molte operazioni siano fatte a Roma contro le Regioni magari per punire i candidati se di diverso colore politico, penalizzando il Paese pesantemente e per anni pur di affermarsi in un complicatissimo equilibrio tra governo nazionale, regionale, e Bruxelles – e che per di più lacera il paese tra la parte della Coesione, che non ha sfruttato tutti i soldi a disposizione (abbiamo abbandonato molti soldi italiani a Bruxelles – dal 1995 al 2006 30,3 miliardi di euro), e la parte della non-coesione, che li ha erogati e che giustamente può sentirsi tradita. Ora, non avendo una strategia condivisa su questi temi troppo seri per divedere solo negli slogan, rischiamo di perdere l’ultimo treno dei fondi Europei fino al 2013 https://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=5981. La crisi ormai quasi irremovibile dell’Istruzione, della Università, e della Ricerca Pubblica, settori strategici per rimanere tra i leaders mondiali, per via dei tagli operati dal Governo, ha creato malumore diffuso, che in parte è lamentela per rimanere gattopardescamente immutabili. Tuttavia, a ben vedere il settore pubblico è stato appena sfiorato dalla crisi, se si pensa invece alle Università Private americane, i cui patrimoni sono stati pesantemente colpiti dalla caduta delle borse, per es. MIT ha perso un 20%, che è curiosamente il taglio a regime della Manovra Gelmini che porterebbe, secondo molti, al collasso dell’Università Pubblica Italiana, come fu calcolato dall’economista bocconiano Giavazzi proprio per seguire lo slogan “di abbandonare l’Università italiana al suo destino”, nei suoi dibattiti su lavoce.info con l’altro economista di Harvard, Alberto Alesina. Nessuna Università Italiana, a fronte dei tagli, ha avuto la rapidità di definire però un grande “Piano Strategico”, triennale o quinquennale, di rilancio e risanamento, come fatto da MIT per esempio per recuperare 50-100 milioni di dollari all’anno tra tagli alle spese e nuove entrate, come descritto in http://web.mit.edu/instituteplanning/. Certo, sembra impossibile farlo, visto che la Manovra Gelmini inserisce nella “semplificazione”, mille nuovi “Paletti e ostacoli”, fino al paradosso del dirigismo che invece critica, per sfiducia sull’operato delle Università, nella convinzione che siano soltanto buone a riprodurre sedi decentrate e corsi di laurea fantasiosi senza studenti e senza ricadute. In pratica, una situazione paradossale, cui si uscirà o banalmente, con la Manovra Gelmini che rientrerà, lasciando tutto quasi come prima, oppure con una contro-manovra che lasci molta più autonomia di investire e cambiare le carte in regola senza paletti, lasciando vero spazio all’Autonomia Ruberti. Speriamo solo non con nuovi soldi erogati a tutti sulla base dei valori storici, come per cinquantanni, ma appunto sulla base di piani strategici e regole condivise e stabili per almeno un quinquienno di programmazione. La crisi è tuttavia ancora più forte nel settore privato della Ricerca i cui ricercatori sono “nuovo esercito di disoccupati” (vedasi caso Glaxo, o i 26 gruppi industriali ad alta tecnologia in crisi dal Piemonte alla Campania nonostante 1.5miliardi di Euro investiti). Non si sa come recuperarli, e nemmeno loro hanno la lungimiranza (o forse i soldi) di fare formazione di alto livello, come successe durante le crisi del 2001 in USA, quando Harvard arrivò ad aprire sedi distaccate in California per eccesso di domanda di master. http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_10/ricercatori-esercito-disoccupati-radice_a13f0f26-160c-11df-9e42-00144f02aabe.shtml I piani “Stimulus” di Obama (21 miliardi di Dollari alla ricerca immediatamente nel Febb 2009) non hanno equivalente in Italia, che sembra non aver fiducia di investire in Ricerca e nell’Università, nemmeno verso l’operazione Istituto Italiano della Tecnologia (www.iit.it ) che da alcuni è criticato per essere troppo dipendente a doppio filo dal governo, tramite il Ragioniere dello Stato Prof. Grilli, Presidente di IIT stesso. Se questo IIT è stato istituito per avere 100 milioni di euro all’anno fino al 2013, che fine farà dopo il 2013, e poi perché non è stato ulteriormente finanziato per reagire alla crisi, aprendo su nuovi temi, altrettanto importanti per le tecnologie che i temi attuali, e che vedono alcune aziende importanti (Alenia, Boeing) ancora non in crisi, per es. aerospazio? Senza parlare del nucleare innovativo, di cui forse con Carlo Rubbia all’Enea si voleva far qualcosa di italiano, e che forse ci stanno già rubando gli USA? Se è riuscito ad accumulare un “patrimonio” di 400 milioni di euro, li spenda subito per via della crisi (con la garanzia che se viene un governo “avverso” però non salti tutto), e in piani di recupero dei ricercatori migliori di Glaxo e delle altre aziende in crisi, e per aprire altre linee di cui sopra. Facciamo la politica di Obama con il Ministro Stephen Chu premio Nobel che riapre ai cantieri nucleari, ma spende molto di più in investimenti sul rinnovabile e sulla ricerca di punta di tecnologie. O saremo condannati, nonostante la “piccola punta” IIT, a comprare energia e tecnologia, una cosa insostenibile alla lunga. Se IIT è finanziato anche nei prossimi 10 anni almeno (se continua a funzionare secondo criteri sani), visto che ha impiegato ben 6 anni solo di startup, non si può pensare che davvero si autofinanzi dopo 10 anni, o prenda royalties come il Fraunhofer istitute in Germania che dall’MP3. Quelli sono colpi di fortuna, come i Premi Nobel. Non si ripeta l’errore Moratti di finanziare i Centri di Eccellenza per soli 3 anni, per poi pretendere che si autofinanzino. Ma che l’Italia non perda già la fiducia in questa operazione IIT, interessante, solo per le interrogazioni parlamentari di parte, e gli attacchi su prestigiose riviste (Science), che gettano fango sull’Italia, visto che purtroppo IIT non è ancora arrivato a pubblicare ricerche su Science, facendoci fasciare la testa prima ancora di rompercela. L’unica strategia attiva dell’Italia nella Ricerca, pare sia quella che qualcuno ha definito Piccoli passi per la ricerca; il Sole 24ore ha calcolato che si passerà solo dallo 0,56% allo 0,65% del PIL in investimenti pubblici in ricerca (http://www.lascienzainrete.it/node/1701 e http://www.lascienzainrete.it/node/1698). Questo equivale a promettere, entro nel 2012, dieci miliardi di euro, ma non istantaneamente come ha fatto Obama con i 21 miliardi di Euro erogati già nel Febbraio 2009. Una promessa, contro una realtà immediata, fatta di recupero di progetti già valutati e non finanziati (si veda www.recovery.gov ), la Germania ha fatto un piano decennale di Eccellenza e la Francia un Grand Emprunt da 30 miliardi, con fondi in parte privati! Tutte notizie riportate per es. sulla rivista “La scienza in rete”. http://www.lascienzainrete.it/ Ecco la necessità di uno Science Debate italiano. E di un piano di Stimulus italiano. Rifinanziando subito quindi una fascia più larga di progetti valutati e non finanziati, istituire valutazione ex-post (si veda mio commento alla proposta del Prof. Cafaroli Accademico dei Lincei su scienzainrete http://www.lascienzainrete.it/node/2102#comment-207 ), creare un dibattito, questo potrebbe essere un sogno che i Rettori, i Presidenti degli Enti, la Scienza in Rete, le Accademie dei Lincei, i ricercatori, e il pubblico potrebbe fare, ossia l'equivalente dello ScienceDebate2008.com, che ha visto Obama e McCain confrontarsi dopo i tagli alla ricerca di Bush, e portare con Obama una politica bipartisan persino in USA. Rilanciamo la Ricerca e l'Università Italiana, che è già forse condannata per la piccola dimensione che abbiamo, prima che sia troppo tardi, ora! Registrazioni aperte a breve su www.sciencedebate.it * Prof. Ing. Michele Ciavarella, Politecnico di Bari Delegato del Rettore ai Rapporti con il CNR II Facoltà – Taranto. web page: http://poliba.academia.edu/micheleciavarella blogs http://rettorevirtuoso.blogspot.com/ Youtube channel http://www.youtube.com/user/RettoreVirtuoso su liquida: http://www.liquida.it/search/blog:rettorevirtuoso.blogspot.com/ Other contacts facebook: mike ciavarella Gruppo “Manuale del Rettore Virtuoso” http://www.facebook.com/group.php?gid=425540375175&ref=ts ITALIAN SCIENCE DEBATE www.sciencedebate.it Italian Science debate su facebook http://www.facebook.com/video/?of=1534565267#!/pages/Italian-Science-Debate/398892108661?ref=nf

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