Omicidio Lezzi: sedici anni in Appello a De Carlo

L'uomo, assalto in primo grado è stato condannato per concorso anomalo in omicidio

Sedici anni e tre mesi, è questa la pena inflitta dai giudici della Corte d’Appello di Lecce a Vito Daniele De Carlo (nipote dello storico boss della Sacra corona unita Giovanni Maiorano) per l’omicidio di Marco Lezzi, 35enne, avvenuto a San Cesario la sera del 14 marzo 2004. Una condanna che ribalta il giudizio di primo grado, in cui De Carlo era stato assolto dall’accusa di omicidio e condannato soltanto per la detenzione dell’arma ad un anno e 3 mesi di reclusione. La sentenza fu poi impugnata dal pubblico ministero Marco d’Agostino, che presento ricorso in Cassazione, poiché all’epoca era in vigore la cosiddetta legge Pecorella, che sanciva l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. La legge in seguito fu dichiarata incostituzionale, e la Cassazione trasmise gli atti alla Corte d’Assise d’Appello del capoluogo salentino, competente sul ricorso. Nei giorni scorsi i giudici hanno riformato la sentenza ritenendolo colpevole di omicidio, seppur nella forma minore del concorso anomalo (già contestata in primo grado). Quella sera di primavera di sei anni fa, poco dopo le 18, Marco Lezzi fu raggiunto all’uscita da una sala giochi nella centrale Piazza Garibaldi a San Cesario, dove i killer, in quattro e a bordo di una Fiat Uno bianca, esplosero diversi colpi. Almeno tre raggiunsero la vittima all’addome, rendendo inutile la corsa verso il “Vito Fazzi”. A scatenare l'agguato omicida sarebbero stati i contrasti tra due diversi gruppi di San Cesario e San Donato. Diverso l’iter giudiziario degli altri tre imputati: due hanno scelto l’abbreviato, Sandro Cristofalo e Federico Perrone, con condanne rispettivamente a 30 e 12 anni. Il terzo, che rispondeva di favoreggiamento per aver accompagnato il gruppo di fuoco con l’auto sul luogo del delitto, ha patteggiato una pena a quattro anni.

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