39 anni di carcere per la truffa al Banco di Napoli

Variano da 6 a 4 anni e mezzo le pene richieste dall'accusa per la truffa scoperta nel 2000 ai danni del Banco di Napoli

Lecce, inizi del nostro secolo. Una truffa miliardaria scuote la tranquillità del capoluogo salentino. Una storia di nobili, funzionari, contabili, suicidi e miliardi che spariscono, nel “buco nero” di un istituto bancario: il Banco di Napoli. La vicenda balza alla cronaca nel novembre del 2000, quando il conte Giuseppe Alberti di Catenaya tenta il suicidio sparandosi un colpo alla testa. Un gesto estremo, quasi d’altri tempi, per prevenire, accerteranno poi le indagini, una verifica contabile presso l’istituto di credito di cui era alto funzionario. Quasi venti miliardi sottratti in poco meno di dieci anni, attraverso operazioni contabili irregolari e abilmente falsificate. Un ammanco che portò ad un maxi sequestro dei beni del conte e della sua consorte. Oggi, dieci anni dopo, la storia è divenuta processo, trasformata in un fiume d’inchiostro di atti giudiziari. Nella sua lunga requisitoria, il pubblico ministero Caterina Rizzo, ha ripercorso i fatti di questa triste vicenda, richiedendo pene per complessivi 39 anni di carcere. Nello specifico il pm della Procura di Lecce ha chiesto sei anni per Anna Antonia Resta e Annunzio Sciolti, moglie e uomo di fiducia del conte (sopravissuto al tentativo di suicidio e deceduto in seguito), Giacinto Bianculli e Amedeo Prato, due ex dipendenti dell’istituto bancario, e Carlo Frisullo, amministratore della società Hippogryphus. Quattro anni e mezzo di reclusione, invece, la richiesta dell’accusa per Paolo Ruggeri, Anna Puce, Luciano Tedesco e Alessandro Margiotta. Nella prossima udienza ci saranno le repliche della difesa, poi si arriverà ala sentenza di primo grado. Primo verdetto di questa tragica storia ancora senza fine.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!