Discarica di Corigliano, pronto il ricorso al Tar

Domani la presentazione alla cittadinanza del documento predisposto dal Coordinamento civico per la tutela della salute e del territorio e sottoscritto dai Comuni di Soleto, Zollino, Melpignano e Castrignano de' Greci

Sarà presentato domani, nei pressi della villa comunale, il ricorso al Tar contro la realizzazione della discarica sulla falda idrica, preparato dal Coordinamento civico per la tutela della salute e del territorio, e sottoscritto dai Comuni di Soleto, Zollino, Melpignano e Castrignano de' Greci. L'incontro pubblico inizierà alle 10.30 e vedrà la partecipazione di esperti e rappresentanti delle 40 associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento. A sostenere l'iniziativa è anche l'ex sindaco di Corigliano, Ada Fiore, che prima di rassegnare le dimissioni, ha dato mandato al legale del Comune di intervenire “ad adiuvandum” nel ricorso delle associazioni. All'incontro sono stati invitati a partecipare anche i tre candidati alla presidenza della Regione Puglia, “perché – sottolineano le associazioni – quello della discarica di Corigliano è un problema che il nuovo governatore regionale dovrà affrontare non appena insediatosi”. Dalla Regione, intanto, è stata fissata per lunedì 8 febbraio una conferenza dei servizi straordinaria presso l'Assessorato all'Ecologia per discutere la questione anche con i rappresentanti delle associazioni salentine, i quali, tuttavia, non si aspettano grossi risultati “dopo il a di fatto nel round giocato a novembre scorso con l'audizione in quinta Commissione Ambiente”: “Questa nuova convocazione – dicono – sembra un contentino, visto che la conferenza dei servizi si svolgerà dopo le sedute del Consiglio regionale”. Determinate a portare avanti questa difficile ma importante battaglia, le associazioni tornano a ribadire che il problema della discarica di Corigliano riguarda tutto il Salento e la stessa Regione Puglia, che avrebbe individuato in maniera illegittima il sito della discarica proprio in prossimità della falda acquifera che disseta 78 comuni salentini. “Siamo convinti che la Puglia abbia commesso un palese illecito perché le Regioni non possono derogare dalle normative nazionali ed europee, ma devono applicare a livello locale le direttive dello Stato e dell'Europa, che in questa materia sono chiarissime e non lasciano spazio ad interpretazioni: vicino alle falde acquifere non si possono realizzare cave, discariche o gestire rifiuti”, tuona Oreste Caroppo, portavoce del Coordinamento. Secondo le associazioni, inoltre, pesa sulla vicenda il disinteresse dei commissari straordinari ai rifiuti e l'assenza di approfondimenti scientifici al di sopra delle parti.

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