Chevanton e Castillo: due sudamericani salentini

Le strane storie di due vecchie conoscenze del calcio salentino

A volte ritornano. Quello dei recuperi della diciassettesima giornata di A, è stato un mercoledì particolare per due vecchie conoscenze del calcio salentino. Nella fredda sera di Bologna si è rivisto in campo Javier Ernesto Chevantón, tornato al gol a quasi nove anni di distanza da quel 26 agosto 2001 che segnò il suo esordio in Italia con la maglia del Lecce (Lecce-Parma 1-1). Dopo le esperienze non esaltanti con Monaco e Siviglia, è arrivata la nuova avventura di Bergamo, sponda Atalanta. Per lui, uruguagio di nascita ma salentino d’adozione, Lecce è una questione di famiglia. Chevantón è, infatti, legato a Sandra, figlia di Pasquale Bruno; unione da cui è nata la figlia Sofia. Un nome, il suo, legato alla storia calcistica della formazione giallorossa: tre stagioni nel Lecce, 88 presenze e 45 reti (con il record di 19 gol in un campionato di A, uguagliato solo da Vucinic). In molti speravano di vederlo indossare nuovamente quella maglia, e invece – a quasi 30 anni – il ragazzo di Montevideo ha deciso di ripartire da Bergamo. L’attesa intanto è già rivolta al prossimo 7 febbraio, data in cui i neroazzurri affronteranno il Bari: per lui sarà comunque un derby. Il futuro invece si vedrà, senza dimenticare le sue parole: “Il Lecce rimarrà sempre nel mio cuore”. E’ partita invece da Genova, nella trasferta di Marassi che ha sancito l’esordio in biancorosso, la nuova storia di José Ignacio Castillo, l’argentino-salentino con alle spalle una lunga gavetta che lo ha portato a girare le squadre del Salento, frenato da lunghi quanto incredibili intoppi burocratici. Fu Aldo Sensibile, allora direttore sportivo del Brindisi in D, a portarlo in Puglia nel 2001. L’anno dopo ancora Salento, sponda Nardò, poi Vigor Lamezia e quindi il Gallipoli di Barba, due promozioni (dalla D alla C1) scandite a suon di gol. Una parentesi non esaltante a Frosinone e finalmente la grande chance di Pisa, proprio con quel Ventura convinto di ripetere la grande stagione vissuta in Toscana: 40 presenze e 21 gol. L’exploit in neroazzurro gli ha consentito di trovare finalmente la serie A, a ben 32 anni e ancora in Puglia, questa volta con la maglia del Lecce. Un ritorno in Salento dal sapore agrodolce, nonostante sette reti quasi sempre decisive (la più importante segnata proprio alla Fiorentina) e una retrocessione difficile da digerire. In estate la grande chance viola, nonostante le sirene biancorosse, con Corvino a incoronarlo nel ruolo di vice-Gilardino. Per lui però poco spazio, con quello zero inusuale nella casella delle reti realizzate, fino al primo gol segnato proprio al Bari e al suo vecchio maestro Ventura, con quella strana non esultanza e una particolare commozione, macchiata poi da una inspiegabile espulsione. Un mistero poi svelato proprio dal passaggio in biancorosso, nuovo capitolo della saga Castillo e del suo amore per la Puglia.

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