Striscia la notizia a Casarano

Fabio e Mingo di Striscia la notizia a Casarano per indagare, insieme al Tacco, sul depuratore in località “Vora

Prima collaborazione tra Il Tacco d’Italia e Striscia la notizia. Fabio e Mingo, i due inviati pugliesi della celebre trasmissione satirica di Canale 5, sono stati stamattina a Casarano dove hanno indagato sulla questione del depuratore in contrada “Vora”. Realizzato 20 anni fa e mai messo in funzione. Così i liquami della fogna, non depurati, hanno generato negli anni un vero e proprio lago di feci maleodorante a pochi metri dalle abitazioni e dai campi che vengono regolarmente coltivati. Paradossalmente questo lago è stato sempre percepito dai cittadini come una zona umida, una sorta di oasi naturalistica dove svernavano uccelli rari, in quanto non si è mai avuta consapevolezza che si fosse formato nel tempo con i liquami provenienti dalla fognatura. L’emergenza era stata denunciata nel numero di aprile 2009 del Tacco d’Italia e all’interno del libro “Il sistema” di Maria Luisa Mastrogiovanni. A fine novembre, inoltre, Leda Schirinzi, dirigente medico della Asl, dopo un sopralluogo nell’area, tramite una lettera inviata ad Ivan De Masi, sindaco di Casarano, aveva ancora una volta richiamato l’attenzione su quella che aveva definito la “gravissima situazione igienico-sanitaria presente nei campi di spandimento della fognatura pubblica situati nella zona”. Nella nota segnalava come la “Vora” fosse un sito altamente inquinato con alti livelli di contaminazione ed alterazioni chimiche, fisiche e biologiche del suolo, del sottosuolo e delle acque in falda e sollecitava un urgente intervento di bonifica del sito. Che ancora si attende. Fabio e Mingo a Casarano. Qui con Maria Luisa Mastrogiovanni, direttore del TaccoUn momento del sopralluogo al depuratore Ancora al depuratoreVicino al lago di liquami della Vora Il lago di liquamiZona Vora. Maria Luisa Mastrogiovanni indica a Fabio il lago di liquami, di maggiori dimensioni, poco più avanti Dopo un sopralluogo con la direttora Mastrogiovanni al depuratore e all’intera “Vora, i due inviati si sono recati presso il Comune dal sindaco De Masi, il quale ha promesso che entro 30 giorni l’impianto entrerà in funzione. Mingo ha fatto “il nodo al fazzoletto”. Ciò significa che tra un mese i due saranno di nuovo a Casarano, a controllare se il primo cittadino abbia mantenuto fede alla parola data. Zona Vora... da film... e poi dal sindaco Ivan De Masi. Che ha promesso che il depuratore entrerà in funzione tra un mese // In breve la lunga storia della fogna a cielo aperto Il depuratore di cui sopra è solo l’ultimo passaggio di una storia lunga e tormentata. Terminato nel 2005 e costato circa 3 milioni di euro, non è mai entrato in funzione per una serie di rimpalli di responsabilità tra Comune, Provincia ed Acquedotto pugliese. Questo impianto è solo il terzo in ordine di tempo ad essere stato costruito nella zona. Il primo, realizzato 40 anni fa, era stato poi dismesso perché diventato inadeguato rispetto alle mutate esigenze della cittadinanza. 20 anni fa venne sostituito da un altro impianto, costruito lì vicino. Terminato e mai utilizzato, questo secondo depuratore venne totalmente vandalizzato (leggi in basso l’intervista a Valeria Elsa Mignone, sostituta procuratrice, pubblicata sul Tacco d’Italia di aprile 2009, nella quale la magistrata ripercorre la vicenda giudiziaria relativa al depuratore di Casarano). // Mignone: “Cinque anni di indagini. Il risultato? La prescrizione” (dal Tacco d’Italia dell’aprile 2009) “I fatti contestati nel processo penale relativo al depuratore di Casarano risalgono al 2002. Arrivo a mandare a giudizio i responsabili nel 2004. Nel 2005 c’è il processo e la sentenza dichiara la responsabilità di Fusillo Vito, in qualità di amministratore unico e legale rappresentante della società Fimco, cui erano stati appaltati i lavori dall’Acquedotto pugliese, responsabile della conduzione, manutenzione e controllo dell’uso degli impianti di pubblica fognatura del Compartimento di Lecce, tra cui quello di Casarano. Vengono assolti Stendardo, che è un dipendente dell’Acquedotto, con funzione di ingegnere capo del servizio; Tarquinio Emilio che è responsabile per l’Acquedotto pugliese. L’Ente non compare come responsabile; la responsabilità risulta di chi ha preso in appalto una parte del servizio: “Condannato perché la condotta ha effettuato lo scarico su suolo dei reflui provenienti dall’impianto di depurazione in contrasto a quanto prescritto dall’autorizzazione, ecc ecc, convogliando i liquami in uscita dall’impianto nei campi di smaltimento che non svolgendo tali funzioni si configuravano come veri e propri acquitrini maleodoranti”. Risultato: una contravvenzione. La normalità in tema di ambiente è costituita da queste contravvenzioni. Un enorme lavoro da parte della magistratura per non raggiungere alcun risultato soddisfacente. Arriviamo alla sentenza (giudice Silvio Piccinno) e viene tutto prescritto, perché la contravvenzione si prescrive in quattro anni. Io non posso sequestrare l’impianto perché altrimenti succede una rivolta. Abbiamo fatto cinque anni di indagine, siamo arrivati alla sentenza di condanna ma non abbiamo concluso niente”. L’emergenza ambientale e la necessità di non bloccare un servizio pubblico giustificano l’esistenza di situazioni in deroga a tutte le leggi? “Io ho scritto all’Arpa per chiedere quale sia l’attuale situazione dell’impianto di depurazione; mi rispondono: ne abbiamo già informato il magistrato dell’ordinaria; abbiamo fatto un sopralluogo e la situazione è rimasta invariata”. Quindi non può sequestrare il depuratore per non bloccare un servizio pubblico, ma il depuratore non funziona correttamente. E’ questo il fallimento della magistratura? “Si, ammesso che si rinvii nuovamente a giudizio, che cosa si otterrebbe? Un’altra sentenza di condanna nei confronti di un soggetto che la prossima volta non trovo più”. Quindi non è stata pagata nemmeno la multa? “Non l’hanno pagata perché è prescritta. Ma anche ammesso che venisse pagata, a loro che cosa importa? L’Acquedotto pugliese ha il monopolio per la gestione di tutti gli impianti di depurazione del territorio”.

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