Concussione. Vendola indagato

Il nome del presidente della Regione è finito nel registro degli indagati in uno stralcio della maxi inchiesta sulla sanità pugliese condotta dalla pm Desiree Digeronimo

Il reato ipotizzato è quello di concussione. Avrebbe fatto una telefonata all’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, per chiedere conto dell’esclusione, in un concorso per il ruolo da primario nel reparto di Neurologia dell’ospedale Miulli di Acquaviva, di Giancarlo Logroscino, luminare apprezzato a livello internazionale. Per questa ragione il nome di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, è finito nel registro degli indagati in uno stralcio della maxi inchiesta condotta dalla pm Desiree Digeronimo sugli intrecci tra sanità pugliese, mafia e politica. La corposa informativa dei carabinieri, oltre 150 pagine, vede indagate 15 persone. Oltre al nome di Vendola vi compaiono quelli di altre nove personalità locali: Mario Loizzo, assessore regionale ai Trasporti; Guido Scoditti, ex direttore generale della Asl di Brindisi ed attuale direttore di quella leccese; Francesco Manna, capo di gabinetto della Presidenza; Francesco Petronella, manager della società Tradeco; Aldo Segrisi, presidente comunale di Terlizzi; Lea Cosentino, ex manager della Asl di Bari; Adolfo Schiraldi, Alberto Tedesco, Mario Malcagni, funzionario regionale e braccio destro di Tedesco.

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