Via Brenta. Perrone: “Nullo il contratto”

Sarebbe sconveniente oltreché irregolare il contratto tra il Comune di Lecce e la società di leasing Selmabipiemme sugli immobili di via Brenta. Perrone pronto per un’azione legale

Pronto ad intraprendere un’azione giudiziaria contro la società di leasing Selmabipiemme per porre fine al contratto sugli immobili di via Brenta. Paolo Perrone, primo cittadino di Lecce, considera o quel contratto e punta a chiedere la restituzione dei 9 milioni (su 35 più Iva) versati finora dal Comune. Le perizie richieste a due consulenti Gualtiero Brugger e Angelo Pelosi, il primo ordinario di Finanza aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, ed il secondo ordinario di Istituzioni di Diritto privato presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano, confermerebbero quanto dal sindaco sempre sostenuto, ovvero che quel contratto stipulato dal Comune fu nient’altro che un “malaffare”. Un contratto sconveniente ma anche irregolare per una serie di motivi: non venne preventivamente approvato dal Consiglio comunale; a firmare il contratto fu l’allora dirigente Giuseppe Naccarelli, il quale non aveva alcun titolo per farlo; sarebbe stata troppo superficiale l’attenzione del segretario generale Domenico Maresca. I pareri dei due esperti costituiscono anche un valido riscontro all’inchiesta per truffa e per falso condotta dalla Procura, che nei mesi scorsi ha portato all’arresto di Naccarelli, Vincenzo Gallo della Selmabipiemme, Pietro Guagnano, legale rappresentante della Socoge (la ditta che vendette i palazzi alla società di leasing) e ad iscrivere nel registro degli indagati Ennio De Leo ex assessore, Piergiorgio Solombrino, direttore generale, Roberto Brunetti, geometra comunale, Raffaele Attisani, ex dirigente all’Urbanistica, e Massimo Bonerba l’ex consulente giuridico della Poli, sindaco all’epoca dei fatti.

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