Il procuratore generale: “Datele l'ergastolo”

In Appello il sostituto procuratore generale Claudio Oliva ha chiesto la conferma della sentenza di ergastolo per Lucia Bartolomeo, l'infermiera di Taurisano accusata dell'omicidio del marito Ettore Attanasio

La conferma della sentenza di primo grado. Ovvero l’ergastolo. L’ha chiesta ieri Claudio Oliva, sostituto procuratore generale, per Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano accusata dell’omicidio del marito Ettore Attanasio, a chiusura della requisitoria nell’aula bunker della Corte d’Appello d’Assise (presidente Rodolfo Boselli; a latere Nicola Cucchiara ed i giudici popolari). Il 17 marzo sarà la volta dei giudici difensori della donna, Pasquale Corleto e Silvio Caroli; poi, nella stessa seduta, la Corte potrebbe chiudersi in camera di consiglio ed emettere la sentenza. Oliva è ritornato sui due punti principali sui quali si sviluppò il primo processo: fu la Bartolomeo ad iniettare l’eroina al marito? E poi: la dosa iniettata fu letale? Al primo quesito darebbe risposta positiva, secondo Oliva, il fatto che la donna inviò un sms al cellulare dell’amante nel quale dava per certa l’imminente morte del marito; a conferma di ciò ci sarebbero anche i dubbi espressi dall’amante alla dottoressa del 118. Rispetto alla quantità di eroina iniettata, la certezza che sia stata in quantità tale da determinare la morte di Attanasio la darebbe, secondo il procuratore generale, la perizia eseguita da consulenti nominati dalla Corte d’Appello. “Non periti dell’accusa o della difesa – ha sottolineato Oliva – ma periti terzi”. Alla domanda se si trattò di una dose mortale “il dottor Lodi ed il professor Di Candia risposero di sì”. Oliva si è inoltre detto contrario alla possibilità di concedere attenuanti; esse verrebbero anate dalle aggravanti e poi la Bartolomeo avrebbe sempre mantenuto un atteggiamento non collaborativo. Intanto, per la prima volta, ieri la Bartolomeo non era presente all’udienza. Non era in condizioni di reggersi in piedi, hanno riferito i familiari. Dal 22 dicembre, infatti, la donna ha intrapreso uno sciopero della fame per sollecitare un incontro con la sua bambina: dal 5 gennaio è in attesa che il Tribunale per i minorenni autorizzi una visita della piccola alla madre, dopo che Maria Rosaria Piccinni, direttore del carcere di Borgo San Nicola, ha dato il suo assenso. Fissato per il 22 dicembre presso il consultorio di Poggiardo (per evitare alla bimba l’impatto con il carcere), quell’incontro non si è mai tenuto perché la Bartolomeo non ha ottenuto il permesso ad allontanarsi dalla casa circondariale di Lecce.

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