Il calore di Cuba a Gallipoli

Lo scorso martedì il Teatro Italia di Gallipoli si è trasformato nell’angolo più tipico della Cuba più coinvolgente. Lo spettacolo “Havana de hoy” del Ballet de Cuba ha scaldato i cuori

di Alfredo Ronzino Il cinema Teatro Italia di Gallipoli fuori; e lo spettacolo “Havana de hoy” del Ballet de Cuba, prodotto da Luigi Pignotti, dentro. Si è tenuto lo scorso 12 gennaio: 12 ballerini e dieci musicisti provenienti dalla Escuela Nacional de Arte y danza de la Habana, dal Conjunto Folklorico Nacional, hanno proposto un evento dal grande impatto emotivo. La solida formazione dei ballerini, che spazia dalla danza tradizionale, folclorica alla danza moderna jazz, ha permesso di portare in scena un nuovo stile in cui vengono affinati ritmi e tecniche differenti, alla ricerca del miglior senso coreografico in equilibrio fra tradizione e tendenza. Lo spettacolo accanto ai temi tradizionali della “canciòn” e del “baile” cubano, ha proposto moderne e dinamiche coreografie di gruppo in alternanza a talentuose acrobazie solistiche. Nella prima parte dello spettacolo è emersa la Cuba più esoterica, legata alla Santeria con i suoi ritmi concitati d’origine africana che hanno scandito la nascita della musica cubana; sono emerse anche le tradizioni contadine dei campesinos, i coltivatori di tabacco che i ballerini fanno rivivere a ritmo della Caringa. Lo spettacolo prosegue sino alla fine con una carica inesauribile di energia, con i ritmi e le danze più amate dal popolo cubano: la gioiosa compostezza del son, la malinconia struggente del bolero, la verve sfacciata del mambo, la frizzante allegria del cha cha cha, sino ai ritmi più autentici di salsa e rumba cubane. Il tutto alternato dai più celebri brani musicali come Guantanamera e Chan Chan. Sensuale e divertente, solare e coinvolgente, lo spettacolo del Ballet de Cuba ha sedotto il pubblico, trascinandolo nel cuore della cultura cubana in un crescendo di virtuose soluzioni coreografiche teatrali. I cuori battono al ritmo della clave, il caratteristico strumento percussivo cubano. Musica, danza e canto hanno conservato la spontaneità e l’energia di un incontro nato in una qualsiasi piazza assolata di Cuba, vitalità contagiosa di un patrimonio culturale unico al mondo. Non si è trattato soltanto di danza. E’ stato, semmai, un invito alla vita.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!