Prestigio e realismo. La lirica secondo Zigante

La Stagione Lirica 2010 della Provincia di Lecce si aprirà il 22 gennaio con il “Nabucco”. Intervista al direttore artistico Filippo Zigante

di Daria Ricci Inizialmente per la programmazione del Cartellone della Stagione Lirica 2010 il maestro Filippo Zigante aveva pensato ad altro: “Chiudere un percorso, un esempio culturale per ogni paese europeo, come era stato sino allo scorso anno. Dopo il Rosenkavalier di Srauss e Samson et Dalila di Sant-Saens avevo pensato di realizzare il ‘Boris Godunov’ di Musorgskij”. Ma i tagli del Fondo Unico allo spettacolo hanno toccato anche Lecce, e l’ambizioso progetto non si è potuto realizzare. “La Provincia tuttavia – spiega Zigante – ha investito tanto, permettendoci di mettere su un cartellone di tutto rispetto. Apriremo ugualmente con un titolo prestigioso, il ‘Nabucco’ di Verdi”. Perché il “Nabucco”? “Perché è un titolo prestigioso, che ci fa già presagire quello che nel 2011 sarà un impegno del mondo culturale italiano, celebrare degnamente l’Unità d’Italia. E il ‘Nabucco’ è l’opera più risorgimentale di Verdi”. Quali saranno gli altri titoli?“Il Cartellone è stato influenzato anche da un’altra ricorrenza, anch’essa molto importante: i 100 anni dalla prima rappresentazione a Parigi del balletto ‘Sheherazade’ di Rimskij Korsakov. Non si tratta della prima esecuzione del lavoro musicale del grande compositore russo, bensì della sua prima presentazione in forma di balletto coreografato dal grande Mikael Fokine su commissione di Diaghilev”. C’è anche Donizetti? “Sì, a ‘Sherazade’ coreografato dal salentino Fredy Franzutti, si affianca l’opera in un atto ‘Il Campanello’ di Gaetano Donizetti. Un’opera preziosa, elegante nella scrittura musicale ma anche nel testo” Poi ancora Verdi? “Sì, per concludere la stagione ritorniamo a Verdi. Portiamo avanti una rilettura della trilogia romantica iniziata lo scorso anno con ‘Rigoletto’ e che prosegue quest’anno con la ‘Traviata’”. E’ un’opera molto popolare, non è così? “Indubbiamente è un’opera conosciutissima, di vasta popolarità che proprio per la diffusione del titolo e le tante pietre di paragone presenti sul mercato, rende sempre particolarmente difficile formare un cast. Così abbiamo puntato su voci giovani. Oltretutto il futuro del teatro deve guardare alle nuove leve”.

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