Morti bianche in contromano

Le architetture verbali di Chico Buarque in “costruzione”

“Construção” in portoghese significa costruzione, ma anche edilizia. L’omonima canzone di Chico Buarque racconta l’ultima giornata di un muratore: si sveglia, fa l’amore con la moglie, bacia i figli, attraversa la strada timido, raggiunge il cantiere, sale sull’edificio in corso d’opera, erige quattro pareti solide, fa una pausa pranzo, mangia riso e fagioli come un principe, poi si alza e inciampa come ubriaco nell’ora di punta. Muore in contromano scombussolando il traffico. Esposto il tema, Chico lo ripete, su uno sfondo musicale sempre più orchestrato, cambiando di posto alle parole. L’uomo che aveva fatto l’amore come fosse l’ultima volta e baciato ciascuno dei suoi figli come fosse l’unico, ora bacia sua moglie come fosse l’unica (e la bacerà ancora come fosse logico dopo aver fatto l’amore come fosse macchina), bacia ogni figlio come fosse il figliol prodigo, attraversa la strada già ubriaco e, dopo mangiato, balla e ride come sapendo che sarebbe stato il prossimo ad andare di sotto. Vola come fosse un uccello, o sabato, o un principe, e si schianta al suolo come un pacchetto flaccido, timido, sbronzo. La poesia è un’architettura povera, da manovali. Qui in una versione più recente.

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