Fitto rinviato a giudizio per corruzione. “Prosciolto dalle accuse più infamanti”

GUARDA I VIDEO. Il ministro per gli Affari regionali sarà processato per corruzione, peculato e illecito finanziamento nell'ambito del procedimento “La Fiorita”. Cadono le accuse di concussione e associazione a delinquere

12 dicembre 2009 Andrà a processo per corruzione, peculato e illecito finanziamento nell'ambito del procedimento “La Fiorita”. E' stato prosciolto, invece, dalle accuse di associazione a delinquere, concussione e tre episodi di falso. Così il ministro Raffaele Fitto ha commentato stamani, nell'hotel Tiziano di Lecce, la sentenza del Gup di Bari: 11 dicembre 2009 Il Gup del Tribunale di Bari, la dottoressa Rosa Calia Di Pinto, ha rinviato a giudizio il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, imputato con altre 78 persone per reati commessi a vario titolo nell’ inchiesta denominata La Fiorita. Reati che risalgono al periodo tra il 1999 e il 2005, in cui Fitto era presidente della Regione Puglia. Il giudice del tribunale del capoluogo ha accolto solo in parte la tesi dell’accusa, ritenendo validi solo sei degli undici capi d’imputazione. In particolare il rinvio a giudizio riguarda i reati di abuso d’ufficio, corruzione (in concorso, tra l’altro, con l’imprenditore romano Giampaolo Angelucci l’imprenditore di Telerama Paolo Pagliaro e l’amministratore di Seap Domenico Di Paola, tutti rinviati a giudizio), finanziamento illecito ai partiti e peculato. Non è stato riconosciuto invece il reato di associazione a delinquere (per non aver commesso il fatto), per cui il Gup ha dichiarato il non luogo a procedere, così come per i reati di falso e concussione (perché il fatto non sussiste). Una sentenza che ha comunque soddisfatto il ministro Fitto, che in una nota ha commentato: “Le decisioni del giudice facciano crollare l’impianto accusatorio della Procura barese, non ritenendo valide le accuse per i reati più gravi e infamanti, soprattutto, quella di associazione a delinquere”. In realtà l'impianto accusatorio dei pm Lorenzo Nicastro, Roberto Rossi e Renato Nitti rimane in piedi proprio nei capi di imputazioni più gravi che riguardano la corruzione con aggravanti, la corruzione di pubblico ufficiale ed il concorso. Secondo i pm, infatti, in cambio di 500mila euro versati da Angelucci sul conto corrente de “La Puglia prima di tutto”, movimento politico creato da Fitto per le Regionali 2005, l'ex presidente della Regione avrebbe concesso all'imprenditore della sanità l'appalto della durata di sette anni (pari a 198 milioni di euro) per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite. L'ex presidente della Regione avrebbe inoltre offerto “copertura politica” alla società barese “La Fiorita” dei fratelli Dario e Piero Maniglia alla quale sarebbero stati affidati quasi in regime di monopolio i servizi di pulizia nelle Asl pugliesi. A Fitto viene contestata anche una presunta appropriazione di circa 190mila euro dal fondo di rappresentanza della Regione, che sarebbero stati utilizzati invece per finanziare la propria campagna elettorale. La prima udienza dibattimentale si terrà il prossimo 25 febbraio dinanzi ai giudici della I sezione penale del Tribunale di Bari.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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