Ico. Serata di eccellenza

Una prima assoluta del compositore Mauro Montalbetti, stasera, per la Stagione della Fondazione “Ico”

di Daria Ricci All’ultimo concerto il maestro Michele Dall’Ongaro, che aveva presentato una sua prima esecuzione assoluta, “Freddo”, commissionata dalla Fondazione Ico, aveva sottolineato come queste scelte in Calendario fanno di una Stagione concertistica “l’eccellenza”. Ed ecco ancora una volta una prima esecuzione assoluta, stasera al Teatro Politeama Greco, del compositore bresciano, Mauro Montalbetti, in ascesa a livello internazionale, che, su commissione della Fondazione Ico, presenterà “Orchesographie”. Dedicata a Marcello Panni, direttore artistico e principale dell’Orchestra leccese, l’opera “prende vita – come spiega l’autore stesso – da alcune danze (Pavane, Brunle, Gagliarda) e arie rinascimentali contenute nell’omonimo libro scritto nel 1588 da Thoinot Arbeau. Il materiale armonico è sottoposto a continue trasformazioni e riletture al fine di ottenere dense e cangianti trame orchestrali dalle quali emergono frammenti distorti, echi e brevi citazioni delle melodie antiche, inseriti laddove le tensioni armoniche tendono ad affievolirsi”. Il programma vedrà sul podio il direttore ospite inglese Jonathan Webb, che ha recentemente inaugurato il Petruzzelli di Bari con “Il sogno di una notte di mezza estate” di Britten e sarà completato da “Parade” di Erik Satie e dalla “Sinfonia n. 1” in re maggiore “Classica” di Sergej Prokof’ev. “Parade”, unisce il genio di Picasso al testo provocatorio di Cocteau e alla musica fintamente ingenua di Satie. E Diaghilev, in piena prima guerra mondiale, quando presentò la coreografia “Parade”, abbracciando queste tre genialità, fece scoppiare in sala il finimondo. Quello scandalo fu solo il preludio di una lunga serie di avvenimenti dissacranti, che accompagnarono la nascita del dadaismo e del surrealismo per un decennio. Decisamente all’opposto ascolteremo anche la “Sinfonia n1” di Prokof’ev. Scritta esattamente nello stesso anno, in cui, quasi contemporaneamente a Stravinskij – ma senza la sua ironia deformante – cercava un ideale ritorno allo spirito classico e all’eleganza di Haydn e Mozart.

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