Quando è lo psichiatra ad impazzire

Egregio Direttore, leggo allibito della ennesima strage avvenuta in una delle più grandi basi militari del Texas perpetrata da uno psichiatra dell'Esercito USA. Questo “medico”, preposto alla salute mentale dei propri commilitoni, avrebbe dovuto prevenire queste esplosioni di violenza, sul campo di battaglia ed anche all'interno delle strutture dell'esercito. E invece stato proprio lui ad imbracciare due pistole e a scatenare l'inferno tra i soldati, uccidendo 12 persone e ferendone almeno una trentina. Dalle stragi nelle scuole ora sembra che la “follia omicida” si sia trasmessa nei luoghi deputati per definizione alla protezione dei cittadini. E il leit-motif sembra essere sempre lo stesso: qualcuno, di punto in bianco, imbraccia un'arma ed apre il fuoco all'impazzata su chiunque gli capiti a tiro. C'e qualcosa di tremendamente sbagliato. I media scriveranno di un altro improvviso “raptus” di follia, adducendo delle motivazioni di carattere vago e generale, quali ad esempio il fatto che il soggetto non fosse soddisfatto dell'incarico che si accingeva a dover ricoprire o che avesse ricevuto “critiche” per il suo operato a livello professionale, o che fosse un terrorista. Ma le vere cause forse risiedono altrove. Da ormai qualche anno è cosa nota che all'interno dell'esercito USA circolino con estrema facilità farmaci psicotropi di ogni genere che vengono somministrati con estrema superficialità a tutto il personale, militare e non. C'è stata un'impennata nelle assunzioni di questi prodotti che, come è ormai appurato, annoverano tra gli effetti collaterali l'insorgere di istinti suicidi ed omicidi. Le fonti riportano che dall'inizio di gennaio di quest'anno ci sono stati più morti per suicidio tra le milizie USA che non uccisioni sui campi di battaglia: e ciò è dovuto al fatto che è in corso un massiccio screening in almeno 50 basi militari statunitensi, tedesche ed anche italiane che ha portato ad una vera e propria escalation di prescrizioni di psicofarmaci ai soldati, motivata dall'impiego di sempre più truppe sui diversi fronti in cui sono impegnate le “forze di pace” e dal conseguente “stress” risultante da ciò (si stima che il 12% delle truppe in Iraq ed il 17% di quelle di stanza in Afghanistan, siano attualmente sotto trattamento farmacologico, per un totale di circa 20mila soldati!). Che cosa dobbiamo quindi aspettarci? La psichiatria ha invaso anche le forze armate. E questi sono i primi tragici risultati di tale scellerata politica. Auspico che i cittadini possano prendere coscienza di questo nuovo flagello che sta pervadendo il tessuto sociale a tutti i livelli e che possano venir informati in maniera completa dei rischi a cui possono andar incontro assumendo sostanze psicoattive, quali gli psicofarmaci sono un esempio lampante. Davis Fiore

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