Premio Innovazione Tecnologica per un casaranese

Ideatore del progetto Salvatore Schito, responsabile della Logistica tonno Nostromo

Importante riconoscimento nazionale per Nostromo, storico marchio delle conserve ittiche italiano. L'azienda modenese, parte del gruppo spagnolo Calvo, si è vista recapitare dallo SMAU il premio Innovazione Tecnologica per la categoria “Fatturazione elettronica e Dematerilizzazione”. Ideatore del progetto il casaranese Salvatore Schito, da 2 anni circa Responsabile della Logistica, IT e Controllo di gestione, che insieme al partner tecnologico Edicom e con la collaborazione dei principali clienti della GDO italiana, ha sviluppato un sistema di dematerializzazione dei documenti garantendo ai propri clienti la possibilità di ricevere ed inviare flussi informativi per lo scambio di fatture ed ordini attraverso la modalità EDI (Eletronic Document Interchange). Nostromo non si è accontentata del ciclo attivo ed ha coinvolto anche i propri partner logistici: Number 1, società del gruppo Barilla specializzata nella distribuzione alimentare del secco e Kriotrans, operatore logistico del freddo per i propri prodotti a 04 °C. Attraverso la modalità EDI, sottolinea Salvatore Schito, ci scambiamo i dati relativi agli ordini ed alle consegne garantendo un flusso di informazioni continuo che ci permtte di avere il nostro sistema sempre aggiornato. In questa maniera, possiamo garantire tempestività nelle spedizioni e maggior controllo dell'operato dei nostri fornitori. Inoltre, stiamo studiando l'estensione del flusso informativo a tutti i messaggi che ci scambiamo, non solo consegne, dunque, ma anche resi da cliente e ordini di co-packing. Abbiamo raggiunto telefonicamente il manager salentino. Dr. Schito, un altro risultato per i cosidetti cervelli in fuga salentini. Prova più soddisfazione o frustrazione? Sono soddisfatto professionalmente, questo sicuro. Ma non mi considero un cervello in fuga, i cervelloni salentini in giro per il mondo sono ben altri. Potrei farvi una lista infinita di amici o colleghi salentini in giro per il mondo che fanno dell'eccellenza il loro mestiere. Lavorano in Università prestigiose o in aziende leader del proprio settore. Io sono solo uno che ha avuto la fortuna di avere le competenze giuste nel momento giusto. Nulla più. Che speranze ha un profilo professionale come il suo di rientrare un giorno a casa? Temo poche, mi dispiace dirlo, ma la mentalità salentina è ben lontana da avere qualcosa in comune con le anche più elementari regole del “fare azienda”. Lo si scopre non appena si ha la possibilità di lavorare fuori. Nel Salento, ma spesso ciò vale anche per l'operoso Nord, c'è troppo lavoro nero, poche garanzie, pochi investimenti. E' un problema italiano che non conosce confini regionali. Forse sono un po' duro nell'analisi e riconosco il fatto che io ho avuto la fortuna di non dovermi misurare con il sistema aziendale Salento. Ma la mia esperienza è questa, spero di essere smentito. Cosa possono fare i portali di informazione come il nostro per creare una rete di relazione con i professionisti fuori sede come lei? Sicuramente pubblicizzare le best practice adottate fuori dal Salento, chissà che leggendo il giornale non venga in mente a qualche imprenditore salentino di cambiare la propria rotta. Quest'inverno, ho collaborato per una tesina con delle ragazze di Ingegneria a Lecce, bravissime e preparatissime. Mi piacerebbe sapere fra qualche anno che queste ragazze hanno potuto mettere in pratica le loro competenze in qualche azienda salentina. Ma temo che dovranno andare via.

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