Via Brenta. D’Agata: “Una questione morale”

Francesco D’Agata, dell’Italia dei Valori, si esprime sul caso “via Brenta

Francesco D’Agata, dell’Italia dei Valori, si esprime sul caso “via Brenta”. Riportiamo di seguito la lettera giunta in redazione. Le recenti vicende giudiziarie relative all’acquisto dei palazzi di Via Brenta, sede degli uffici giudiziari, impongono con gran clamore sulla scena politica leccese la “questione morale”. È inconcepibile, e forse non è mai successo da nessuna altra parte, che proprio i luoghi in cui si deve celebrare la giustizia, in cui i cittadini si recano per vedere soddisfatti i propri diritti, siano sporcati da sordidi intrecci di affari e politica, che su di essi incombano i dubbi di truffe ed abusi edilizi, per non dire d’altro. “Italia dei valori” ha fin qui assistito allo psicodramma scatenato dal sindaco Perrone, rimanendo in silenzio non perché non avesse a da dire né perché parteggiasse per l’uno o per l’altro dei due personaggi sulla scena, ma perché attendeva che con il dovuto rispetto che la giustizia facesse il suo corso, che si accertassero l’esistenza di reati e di responsabilità, ingiusto l’intervento di partiti politici su vicende strettamente giudiziarie. “Italia dei valori” oggi rompe il silenzio non per intervenire sulla vicenda giudiziaria, che lascia a chi di competenza, ma per richiamare all’attenzione di tutti un aspetto, forse fin qui trascurato, e cioè che, aldilà della legittimità della procedura con cui il Comune di Lecce ha acquisito quegli immobili, i due palazzi di via Brenta erano, e oggi ancor di più, assolutamente inadeguati all’uso per cui sono stati acquistati. Molti hanno dimenticato le proteste degli avvocati, costretti a fare udienza in condizioni assolutamente indecorose, negli scantinati, in locali angusti: queste proteste non sono state tenute in alcun conto, ed anzi, trasferita circa un anno fa la Corte d’Appello nei nuovi locali si è scoperto che non vi sono aule di udienza adeguate a contenere la quantità di persone richiamate da una udienza collegiale. Il Comune di Lecce, quindi, acquisendo quei locali, prima ancora di compiere atti illegittimi ed attualmente al vaglio della Magistratura, ha compiuto un atto contro i cittadini e gli operatori del diritto, privilegiando interessi inconfessati rispetto quelli dei cittadini a vedere realizzati i propri diritti in condizioni decorose. Aldilà delle responsabilità penali, non è così che deve operare un buon amministratore. La vicenda non può risolversi solo con una inchiesta giudiziaria: i cittadini non possono accettare che si getti la croce addosso al Nardelli di turno, coprendolo di ogni responsabilità, e lasciando che chi comunque avallò quella scelta scellerata, prima ancora che illegittima, continui impunemente a governare la cosa pubblica senza dare conto della propria originaria condivisione di questa scelta. Non si può ripetere anche per questa vicenda quanto avvenuto in passato, quando assessori sono stati sfiorati da inchieste giudiziarie ma sono tornati al loro posto senza dover fornire alcuna giustificazione su fatti che, pur irrilevanti ai fini penali, sono inquietanti sotto quello politico-amministrativo! Il sindaco Perrone non può giocare oggi il ruolo del “paladino di via Brenta”, nascondendo all’attenzione pubblica il fatto che egli faceva parte della giunta che amministrava il Comune di Lecce quando la vicenda si svolgeva, ed è quindi corresponsabile, se non penalmente, se non civilmente, se non amministrativamente, però politicamente di quanto accaduto, della scelta scellerata che ha prosciugato le casse del Comune di Lecce, con danno per i cittadini, portandolo al limite della bancarotta. Il sindaco Perrone deve spiegarci perché, se ieri non è stato un buon amministratore della cosa pubblica, tanto da lasciarsi passare sotto il naso una cosa tanto eclatante, oggi egli può rivendicare a sé il ruolo di buon amministratore. Deve tranquillizzare i cittadini leccesi sul fatto che, domani, non venga un altro sindaco Perrone a scoprire eventuali nefandezze compiute oggi. Per cui, lasciamo compiere il suo corso all’inchiesta giudiziaria, ma chiariamo sotto il profilo politico e morale quali siano le reali responsabilità. Distinti saluti. Francesco D’Agata responsabile provinciale

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