Tangenti. Chiesto il processo per Fitto

Ieri l’udienza preliminare del processo “La Fiorita” che vede 78 indagati tra cui il ministro Raffaele Fitto e l’imprenditore Giampaolo Angelucci. Chiesto, per entrambi, il rinvio a giudizio

Associazione a delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti. Sono le ipotesi di reato che riguardano i 92 imputati a vario titolo (tra cui 14 imprese) nell’inchiesta della Procura di Bari ribattezzata “La Fiorita”. Tra questi anche Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali, per fatti che risalgono al periodo tra il 2000 ed il 2005, quand’era, cioè, presidente della Regione Puglia. Con lui Giampaolo Angelucci, imprenditore romano. Nell’udienza preliminare davanti al giudice Rosa Calia di Pinto che si è tenuta ieri presso il tribunale di Bari, i pm inquirenti Lorenzo Nicastro, Roberto Rossi e Renato Nitti hanno chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. In tutto sono state avanzate 68 richieste di processo e sette ammissioni al giudizio con rito abbreviato. All’udienza, che si concluderà il 30 novembre prossimo, la Regione Puglia si è costituita parte civile. Alta la possibilità di prescrizione: tutti i reati si estingueranno entro il 2012. Il reato di corruzione contestato a Fitto ed Angelucci ruota attorno ad una presunta tangente di 500mila euro che, secondo le ricostruzioni dell’accusa, Angelucci avrebbe versato sul conto corrente de “La Puglia prima di tutto”, movimento politico creato da Fitto per le Regionali 2005. Quei denari avrebbero permesso all’imprenditore della sanità di ottenere dalla Giunta pugliese, nel 2004, l’appalto della durata di sette anni (pari a 198 milioni di euro) per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite. Per questo Angelucci nel 2006 venne arrestato e costretto per breve tempo ai domiciliari. L’ex presidente della Regione avrebbe inoltre offerto “copertura politica” alla società barese “La Fiorita” dei fratelli Dario e Piero Maniglia alla quale sarebbero stati affidati quasi in regime di monopolio i servizi di pulizia nelle Asl pugliesi. Secondo quanto sostiene l'accusa, in pratica, sarebbe stato creato un sistema di tangenti ai politici. A Fitto viene contestata anche una presunta appropriazione di circa 190mila euro dal fondo di rappresentanza della Regione, che sarebbero stati utilizzati invece per finanziare la propria campagna elettorale. Nel procedimento è imputato anche Domenico Di Paola, amministratore di Aeroporti di Puglia, accusato perchè prima della campagna elettorale del 2005, dietro insistenza di Fitto, avrebbe commissionato la trasmissione di alcuni spot della nuova aerostazione di Bari all'emittente televisiva Telerama. Anche l'editore della tv, Paolo Pagliaro, è tra i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio.

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