Il panorama di Castro finisce dal Tar

Dopo i crolli dello scorso anno, a Castro ora è guerra di carte bollate per determinare la collocazione dei chioschi

Il chiosco lo voglio, ma dove lo metto e poi quando lo tolgo? Tra i tanti rompicapo sorti subito dopo il crollo che il 31 gennaio scorso ha sfregiato piazza Dante e quel ricordo che tutti hanno della piazzetta del porto, storico cuore pulsante di Castro marina, uno riguarda una silenziosa quanto dirompente “guerra dei chioschietti commerciali”. A 24 ore esatte dal disastro che colpì una ventina di strutture tra abitazioni, negozi e altri piccoli locali, dopo un primo normale disorientamento dovuto al nefasto imprevisto, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Luigi Carrozzo, veniva chiamata a rispondere in tempi stretti su come “salvare il salvabile”, soprattutto in vista, nel giro di pochi mesi, dell’apertura della stagione estiva, che avrebbe visto ancora una volta – nella normalità delle cose – i cittadini di Castro distendersi in quella tranquilla operosità per accogliere nel migliore dei modi i turisti desiderosi di relax. Invece, nella situazione di emergenza venutasi a creare, per tamponare un’inarrestabile emorragia che avrebbe portato al collasso l’economia del piccolo centro salentino, si è provveduto innanzitutto alla ricollocazione degli esercizi commerciali coinvolti dal crollo, mettendo mano al Piano commerciale comunale per garantire la ripresa delle attività. Due dei cinque esercizi commerciali inizialmente colpiti dalla sventura hanno trovato da sé sistemazione adeguata, chi recuperando il precedente locale scampato al disastro, chi prendendone un altro in affitto. Per i tre restanti, invece, l’amministrazione ha provveduto ad istituire altri nuovi posteggi in deroga al Piano commerciale: uno in piazza Dante a ridosso della recinzione della zona sottoposta a sequestro dalla Procura di Lecce per lo “Speran Bar” di Lucio Valguarnera; un altro lungo la litoranea per Tricase (già previsto, peraltro, dal piano commerciale attuale) destinato al negozio di articoli sportivi “Sport Pesca Mare” di Antonio Martino Ciriolo; mentre, per il bar “Delizia” di Maria Rosaria Fedele si era pensato ad un posteggio sui “Giardini pubblici di Via Panoramica”. Quest’ultima soluzione, però, non ha ancora visto una sua effettiva realizzazione proprio perché è divenuta oggetto di una battaglia condotta a colpi di “carte bollate”, giocata tra la titolare della licenza commerciale e alcuni cittadini residenti, confinanti con l’area pubblica interessata dall’intervento, che non vogliono rinunciare allo “splendido panorama” goduto dalle loro case, alla propria tranquillità (già abbastanza compromessa dai rumori della vicina piazza) e in generale per scongiurare la sottrazione a danno della collettività intera di quell’unica area a “verde pubblico” dei giardinetti, che in caso di assegnazione all’esercente commerciale gioverebbe solo agli interessi di quest’ultimo. Una battaglia legale avente ad oggetto la legittimità degli atti adottati dal Comune di Castro (delle delibere del Consiglio comunale istitutive del posteggio, del provvedimento di occupazione dell’area pubblica e del relativo permesso di costruire) che, tra una diffida e l’altra, ha richiesto l’intervento del Giudice amministrativo e che sino ad ora ha solo portato verso un epilogo della fase cautelare, quella iniziale: dopo l’ordine di sospensione dei lavori necessari per l’installazione del chiosco della signora Fedele, disposto per ben due volte (a fine giugno e a metà luglio) dalla prima sezione del Tar Puglia di Lecce, il Consiglio di Stato, in secondo grado, ha ribaltato in parte la decisione del giudice leccese, negando la domanda di sospensione dei cittadini, ritenendo – ad un primo quanto “superficiale” esame della problematica – legittimi i provvedimenti del Comune perché adottati in stato di “emergenza”, per rimediare in assenza di altra disponibilità di posti vuoti alla situazione determinatasi dopo il crollo di fine gennaio. Nella stessa decisione, il massimo organo della giustizia amministrativa ha voluto però sottolineare anche la necessaria “temporaneità” dell’efficacia degli atti comunali, legata sempre e soltanto alla situazione di emergenza. Ora la patata bollente passa nuovamente al collegio di Via Rubichi (Tar Lecce) che dovrà decidere la questione nel merito. Ma lasciando alla giustizia la serenità di adempiere alle sue funzioni, ormai con l’estate alle spalle, l’emergenza di “salvare il salvabile”, contenti o scontenti, pare davvero superata. Adesso bisogna guardare avanti: ci si chiede quali saranno gli scenari che l’amministrazione vorrà disegnare per il paese. Il “volto” di piazza Dante oggi si presenta ferito e triste come all’inizio dell’anno e forse nell’autunno ci saranno i primi lavori di puntellamento del costone oggetto del crollo per permettere ai periti incaricati dalla Procura della Repubblica di Lecce di entrare e perlustrare quanto rimasto, verificare o rafforzare l’impianto accusatorio e inchiodare alle proprie responsabilità eventuali fautori di una scossa avvenuta in “zona carsica notoriamente asismica”.

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