Don Stefano risponde al sindaco

Don Stefano Rocca, parroco di Ugento, risponde alla dichiarazioni sul suo conto, rilasciate dal sindaco Eugenio Ozza in un articolo pubblicato oggi su “Nuovo Quotidiano di Puglia”

Rispondendo ad Eugenio Ozza, sindaco di Ugento, che in un articolo pubblicato oggi su “Nuovo Quotidiano di Puglia” (articolo “Il sindaco fulmina il comitato ‘Io Conto’”, di Attilio Palma, p.18) commentava le sue recenti apparizioni in tv come un modo di uscire dall’ombra (“il parroco da un po’ di tempo stava vivendo nell’ombra”), don Stefano Rocca, parroco di Ugento coglie l’occasione per ritornare a chiedere giustizia per il delitto Basile. Riportiamo di seguito la lettera di risposta alle dichiarazioni di Ozza e, in allegato, l’articolo pubblicato su “Nuovo Quotidiano di Puglia” cui don Rocca fa riferimento. A tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce Ringrazio il sindaco Ozza per avermi offerto l’opportunità di intervenire nuovamente (facendomi uscire dall’ombra) al fine di sensibilizzare gli amministratori comunali, provinciali e regionali sul delitto Basile, l’unica vicenda che mi ha visto direttamente interessato nell’ultimo anno. Riprendo spunto in modo particolare dalla mia ultima lettera “Auguri scomodi per questo Ferragosto” per ribadire fermamente e tenacemente il mio pensiero: “Sono passati quattordici mesi e il delitto Basile resta avvolto in uno scandaloso mistero. Molte sono le orecchie da mercante… Mi chiedo perché ancora oggi si preferisce tacere. Perché questa morte ha provocato una sterile divisione, una rottura di rapporti sino a sfiorare persino condanne, querele e insulti poco edificanti come se fosse solo un ‘pallino’ da parte di ‘qualcuno’?….. La nostra “battaglia” non è per quello e quell’altro colore politico (come purtroppo si crede), ma per un uomo massacrato, nostro fratello e Figlio di Dio. Come sarebbe bello che la richiesta della verità fosse invocata da tutti senza alcuna distinzione di colore partitico”. Sicuramente, carissimo Sindaco, non dovremmo mai darci pace sino a quando la verità di un tale atto grave che ha colpito la nostra comunità, non venga fuori. È un sacrosanto dovere!!! Faccio mie le parole di Don Milani utili a tutti per riflettere: “Ecco dunque l’unica cosa decente che ci resta da fare: stare in alto, mirare in alto e sfottere crudelmente non chi è in basso, ma chi mira in basso. Rinceffargli ogni giorno la sua vuotezza, la sua miseria, la sua inutilità, la sua incoerenza. Rendersi antipatici, noiosi, odiosi, insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce”. È solo questo il mio grido di verità e di giustizia! Esprimo tutta la mia solidarietà al comitato “Io Conto” per l’interessamento e l’amore che dimostra circa le problematiche inerenti la vita della nostra “polis”, che non è un'esclusiva solo per gli “addetti al lavoro”, ma un diritto e dovere di ogni cittadino italiano di cui nessuno può rivendicare i “diritti d’autore” condannando. Don Stefano Rocca parroco scomodo di Ugento

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