Pescoluse aggredite dal cemento

Dura posizione di Mario De Donatis, autorevole esponente dell’intellighenzia meridionale

di Mario De Donatis Se non riuscite a coltivare l’amore per il territorio, cercate di salvaguardare, quantomeno i vostri interessi. È questo l’invito che mi auguro possa esser accolto da quanti, per eredità ricevute o per recenti acquisizioni, dispongono di beni di valore storico e ambientale. Il Salento è ancora bello, bellissimo, unico. Eppure le sue coste – in cui si susseguono scogliere abbrunite e dune dorate cui fanno corona verdissimi arbusti e bianchi gigli che emanano profumi intensi – sono oggetto di aggressione ed il cemento avanza senza trovare resistenza. Nel nome di una falsa “idea di sviluppo” – che suggestiona le popolazioni locali, eccita gli ambienti politici ed assicura profitti agli imprenditori rampanti – la bellezza fugge dai territori. L’amore per la natura, la contemplazione del territorio e degli orizzonti, lascia il campo al “possesso” per lo sfruttamento cieco del territorio, per i propri appagamenti economici. E così scompaiono, metro dopo metro, macchia mediterranea ed alberi, quei pochi che, nella memoria di intere generazioni, servivano ad indicare, con precisione un luogo e/o ricordare fatti e circostanze. Certo, si può ricorrere alle istituzioni, responsabili dell’ambiente, si può richiedere l’intervento di quanti sono preposti “all’ordine e alla sicurezza” ma, quando le “iniziative” assumono i caratteri una acuta patologia, parallelamente alle azioni repressive occorre attivare una grande sensibilizzazione culturale. Perché gli scempi che sono sotto i nostri occhi sono la manifestazione di un deficit culturale, dell’assenza di sensibilità ambientale ed anche, di risorse finanziarie che vengono impiegate nel più totale disprezzo dello “sviluppo eco-compatibile”. Le istituzioni (in questo caso, in primis, il Comune di Salve, perché è delle “Pescoluse” che stiamo parlando) dovrebbero assumere idonee iniziative, ma la società civile non può essere assente , perché se non si interviene, un domani “saremo tutti un po’ più poveri” e lo dico per chi attribuisce a tale espressione l’accezione economico-finanziaria del termine.

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