Torrevado. Nessuno cementifichi Le Sorgenti

Presidio permanente dei cittadini per impedire la costruzione di uno stabilimento balenare

La liturgia è sempre la stessa: alle cinque del mattino arrivano gli operai e cominciano i lavori, con mezzi di movimento terra, trapani, cemento, picconi. Pure il soggetto violato è sempre lo stesso: il demanio marittimo, la costa del Sud Salento, il mare. Anche la scelta della tempistica fa riflettere: d’estate, alla presenza dei turisti e dei bagnanti, come è successo al pontile di Leuca. Tutto questo per costruire l’ennesimo stabilimento balneare, a Torrevado (Morciano di Leuca) presso le Sorgenti. Per carità, tanto di rispetto per gli operatori turistici, che portano ricchezza e benessere (forse) al nostro territorio. Ma è proprio necessario insediarsi in zone archeologiche, in siti di interesse biologico e naturalistico, provocando danni irreversibili alla morfologia del suolo e della costa? Oltre, ovviamente, disorientamento nei turisti che da un giorno all’altro si vedono sbattere in faccia divieti veri o finti ad accedere al mare. In questo caso la situazione è complicata, come sempre. Un privato chiede l’autorizzazione a costruire uno stabilimento balneare in una località di notevole interesse naturalistico: la foce di un fiume sotterraneo di acqua dolce. Presenta la documentazione di rito, e ottiene l’autorizzazione. Alle cinque del mattino di oggi, manda gli operai e inizia i lavori. Ma subito scatta la reazione dei cittadini, dei bagnanti, delle associazioni di volontariato, perfino del Sindaco di Morciano Giuseppe Picci, che alle 8.00 arriva con il comandante dei vigili urbani. Non ci stanno. Pacificamente bloccano i lavori. Il sindaco fa di più: emette una ordinanza urgente di sospensione dei lavori per motivi di sicurezza. Insomma, all’inizio dell’estate riparte la guerra: da una parte i cittadini e i volontari e i bagnanti, dall’altra le ragioni del business. Come SOS Costa Salento ribadiamo con forza, per l’ennesima volta, che questo mare va preservato dagli istinti predatori, e che le ragioni del business devono essere contemperate con quelle della salvaguardia del nostro patrimonio naturalistico e con il paesaggio. In altre parole vale un solo comandamento: “giù le mani dalla costa e dal mare”.

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