Coccodrillo

Michael Jackson e i chiaroscuri di una carriera ai vertici del pop

Coi lacrimoni scappano sempre i paroloni. Tempo fa, il “Corriere” metteva il lancio d’agenzia sul tumore di Michael Jackson sotto la testatina “gossip”. Oggi siamo ai coccodrilli esaltati. Qualcuno dice addirittura che Jackson rappresenta nella musica quel che Obama rappresenta in politica. Ma di musicisti neri si potrebbe stilare una lista da pagine gialle. Michael era il ragazzino che cresce sui palchi e guarda giù in strada solo a caccia di idee da riportare in scena, anche a costo di fingersi “bad”. Lo ha fatto con i ritmi afro, già molto rimixati, e con i passi dei balli metropolitani, divenuti “lunari” con abili ritocchi coreografici che vanno a braccetto con quello sbalorditivo, e per certi aspetti ancora enigmatico, continuo ritoccare viso e pelle a colpi di bisturi e altri intrugli dell’avanguardia estetica (intesa come chirurgia). Gli anni ‘80 furono un regresso anche in questo, ma ora son pronti per essere rilanciati sul mercato dell’amarcord, quindi zitti. Di lui resterà il video di John Landis e la canzone “Billie Jean”. Io quella manco la conosco e dice che il bambino è mio perché abbiamo ballato tutta la notte! “E vote basta sulo na uardata”, come ricorda la tammurriata.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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