Una questione da rendere pubblica

Antonio Giangrande, Presidente dell'associazione “Contro tutte le mafie”, porta all'attenzione il caso scottante dei concorsi pubblici truccati

Antonio Giangrande, da anni denuncia pubblicamente, tra le altre cose, i concorsi pubblici truccati, lo sfruttamento dei praticanti e gli insabbiamenti delle denunce: da 11 anni non lo abilitano alla professione di avvocato.Il presidente dell'associazione “Contro tutte le mafie” ha chiesto agli organi competenti un'ispezione ministeriale per verificare la qualità dei suoi manoscritti resi agli esami di avvocato, depositati presso la corte di appello di Lecce. Questo non per rendere giudizi abilitativi, che sono prettamente del tar, ma per dimostrare che sono in essere atti di stillicidio dei pareri legali tesi a danneggiarlo: impedirgli lo svolgimento della professione, condannandolo all'indigenza, e ledere la sua reputazione. “Il mio valore l'ho dimostrato scrivendo “L'Italia del Trucco, l'Italia che siamo”, letto in tutta Italia” dice Giangrande- Per avere radici politiche in Alleanza Nazionale e per non essere schierato a sinistra, per aver denunciato abusi e omissioni dei magistrati e degli avvocati, sono sottoposto a continue ritorsioni. Dal 1998 partecipo al concorso di avvocato. Regolarmente bocciato per aver denunciato nelle sedi istituzionali i trucchi e le irregolarità dell'abilitazione forense, oltre che lo sfruttamento dei praticanti, con la conseguente evasione fiscale e contributiva. Sono processato a Potenza per aver riportato gli atti ufficiali riguardanti gli insabbiamenti della procura di Taranto. Potenza, foro che è rimasto inattivo sulle mie denunce, anche quando la Procura di Taranto ha archiviato una denuncia, in cui essa stessa era accusata di aver commesso reato. Ai miei denigratori dico: inutile negare l'evidenza. Come si ottiene l'abilitazione di avvocato? Con i soldi per andare in Spagna o per ricorrere al Tar; con il nome e le conoscenze per essere aiutati; Con molta fortuna. La competenza? Un optional. Lo stato della giustizia in Italia ne è prova. La via spagnola è una via semplice ed efficace per essere avvocato senza sostenere alcun esame di abilitazione. Basta sostenere gli oneri di trasferta e permanenza. Si diventa abogado in Spagna e quindi, avvocato in Italia. Per diventare avvocato in Spagna senza esame di abilitazione è stato possibile fino al 2011: a partire da questa data, anche in Spagna vi è l'esame di abilitazione. Superare l'esame di abilitazione: truccato, truccabile, comunque palesemente irregolare. Come ogni anno, ai primi di dicembre, migliaia di aspiranti avvocati si presentano all'esame scritto, che si tiene presso tutte le Corti d'Appello d'Italia. Le Commissioni d'esame sono composte da Magistrati, Professori Universitari e Avvocati. Con la riforma del 2003 sono stati esclusi dalle commissioni d'esame i Consiglieri dell'Ordine degli Avvocati, competenti per territorio, minando, di fatto, il loro prestigio. Le commissioni locali faranno gli orali e vigileranno sullo scritto, mentre gli elaborati saranno corretti da altre commissioni estratti a sorte. E' un duro colpo alla credibilità dei commissari locali. Comunque tutto ciò non basta a dissipare i dubbi sulla regolarità dei concorsi pubblici. L'associazione “Contro tutte le mafie” sul suo portale www.controtuttelemafie.it , link giustizia e istruzione, riporta le inchieste svolte e le interviste rese. Pareri legali dettati ai candidati dagli stessi commissari o dai genitori sui palmari. Pareri resi su tracce già conosciute perché pubblicate su internet o perché le buste sono aperte ore dopo rispetto ad altre sedi, dando il tempo ai candidati di farsi passare il parere sui cellulari. Pareri di cinque o sei pagine non letti e corretti, ma falsamente dichiarati tali in soli tre minuti, nonostante vi fosse l'onere dell'apertura di due buste, della lettura, della correzione, del giudizio, della motivazione e della verbalizzazione. Il tutto fatto da commissioni illegittime, perché mancanti dei componenti necessari, o reso con giudizi i, perché mancanti di glosse, correzioni e motivazioni. I TAR sono inondati da contestazioni di valutazione, soprattutto quando l'interessato/a ha allegato al suo ricorso copie di elaborati di altri candidati /(ictu oculi)/ di eguale valore e dichiarati idonei rispetto ai propri elaborati, o quando il giudice amministrativo prende atto che le valutazioni delle commissioni esaminatrici sono irragionevoli e/o infarcite di errori di fatto in quanto fondate su presupposti palesemente erronei. Il tutto giudicato da commissioni che limitano l'accesso e da commissari abilitati alla professione con lo stesso sistema truccato. Non è da trascurare il velato impedimento al ricorso al Tar rispetto alla successiva sessione annuale, nel ritardare la correzione, resa in estate, o la consegna delle copie dei compiti, consegnati molti giorni dopo la richiesta. Superare l'esame, pur essendo stati dichiarati non idonei. Basta avere un padre avvocato o tanto denaro da sostenere il ricorso al Tar e foraggiare gli avvocati, che, anziché cambiare le cose, sfruttano la situazione. La legge 17 agosto 2005 n. 168 di conversione (con modificazioni) del decreto legge 30 giugno 2005 n. 115 (meglio noto come “decreto legge omnibus”), contiene un norma destinata a sconvolgere gli esami di Stato di tutte le professioni intellettuali (in particolare di quelle di avvocato, notaio, commercialista ed architetto, le più bersagliate di ricorsi ai Tar e al Consiglio di Stato). La legge interviene in sostanza sulle modalità di svolgimento degli esami, stabilendo che “conseguono a ogni effetto l'abilitazione professionale i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d?esame scritte e orali previste dal bando, anche se l'ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela”. Va in soffitta la sentenza 11750/2004 delle sezioni unite civili della Cassazione secondo la quale “il candidato agli esami di avvocato che abbia ottenuto in via d'urgenza dal tar l'autorizzazione a sostenere le prove orali e che le abbia superate, non può iscriversi con riserva all'albo degli avvocati”. Insomma: il candidato che supera le prove orali, anche se l'ammissione è stata decisa da ordinanze dei Tar, “consegue a ogni effetto” l'abilitazione professionale. La nuova norma imporrà al ministro della Giustizia di dare istruzioni all'avvocatura dello Stato di rinuncia all'azione davanti alla giustizia amministrativa nei casi in cui i candidati abbiano ottenuto l'iscrizione con riserva nell'albo, dopo aver superato le prove orali dell'esame di Stato anche a seguito di provvedimenti cautelari dei Tar e del Consiglio di Stato. Il terzo comma dell'articolo 4 della legge n. 168/2005 non ammette interpretazioni diverse. L'iscrizione temporanea in sostanza diventa definitiva, anche perché di fatto la nuova legge suggerisce che la prova orale (positiva) abbia assorbito quella scritta (superata e fulminata dalle ordinanze dei Tar e del Consiglio di Stato).Da quanto emerge dal sistema concorsuale forense, vi è una certa similitudine con il sistema concorsuale notarile e quello giudiziario e quello accademico. Certo è che se a hanno smosso le denunce del Ministro dell'istruzione, Maria Grazia Gelmini, che nel 2001 è stata costretta a trasferirsi da Brescia a Reggio Calabria per poter superare l'esame, e dallo stesso Sottosegretario al Ministero degli Interni, Alfredo Mantovano, che nel 2008 ha anche presentato un'interrogazione parlamentare, così come hanno fatto altri suoi colleghi parlamentari, le centinaia di denunce presentate in tutta Italia dal Presidente Antonio Giangrande contro i concorsi truccati, sono destinate a regolare insabbiamento, con la conseguenza di inimicarsi tutto il sistema e con l'effetto di subire atti ritorsivi: anni di partecipazione agli esami e processi per aver denunciato verità innegabili. “Gli Intoccabili”, una meritoria inchiesta di Antonio Galdo su “Panorama” e altri libri tematici, come “La Casta” dei politici, “L'Altra Casta” dei sindacati, “L'Ultra Casta” dei magistrati, “La Casta dei Giornali” e “La Casta stampata” dei giornali, ecc. hanno fatto la radiografia del “SISTEMA ITALIA”. Gli intoccabili della società italiana. Caste e lobby che con sopraffazione ed omertà e con il privilegio dell'impunità costringono il popolo italiano a subire ed a tacere.Se molti giovani avvocati rammentano De Magistris anche se non l'hanno mai incontrato, è per via della sua inchiesta su presunte irregolarità negli esami di avvocato a Catanzaro del 2000. Più che presunte, le irregolarità erano certe: risultò evidente, su 2.301 partecipanti all'esame, che 2.295 avevano copiato. Il problema è che De Magistris, pur indagando praticamente tutti i 2.295 candidati, non ebbe modo di dimostrarlo: il procedimento finì in a. I temi erano così identici l'uno all'altro che moltissimi riportavano la parola «precisamente» corretta con una barretta sulla «p» iniziale: «recisamente». Come se qualcuno si fosse corretto dettando la giusta soluzione del tema. La grande difficoltà era sui numeri: già è difficile processare un imputato, in Italia. Figuratevi 2.295.I giovani magistrati protagonisti dell'indagine, Luigi De Magistris (poi trasferito a Napoli e in seguito divenuto europarlamentare) e Federica Baccaglini(poi trasferita a Padova, una soluzione l'avevano individuata: un bel decreto penale. Cioè una sentenza che colpisse gli imputati (diventati man mano 2.585 compresi i commissari di esame, avvocati, magistrati e professori universitari) almeno con una multa di tre milioni e mezzo di lire ciascuno. Ipotesi respinta dal capo dell'ufficio Gip Antonio Baudi: troppo poco. Bene, rispose il pm delegato al caso, appena gli fu possibile riprendere la palla in mano (dopo mesi e mesi perduti): raddoppiamo a sette milioni e mezzo. Troppi, rispose questa volta Baudi rimandando tutto indietro. E via così, col processo che veniva spostato a Messina perché c'entravano altri magistrati e poi tornava a Catanzaro e poi si infognava in 2.585 pratiche e 2.585 ricorsi e 2.585 cavilli e 2.585 eccezioni… E intanto passavano le settimane, i mesi, gli anni… Ed eccoli là, senza vergogna: tutti immacolati a difendere qualcuno che sarà condannato per molto meno o a fregiarsi del titolo a dispetto di chi, meno furbo o fortunato, non riesce ad abilitarsi. Ma così fan tutti… O no? L'avvocato astigiano Pierpaolo Berardi, classe 1964, per anni ha battagliato per far anare il concorso per magistrati svolto nel maggio 1992. Secondo Berardi, infatti, in base ai verbali dei commissari, più di metà dei compiti vennero corretti in 3 minuti di media (comprendendo “apertura della busta, verbalizzazione e richiesta chiarimenti”) e quindi non “furono mai esaminati”. I giudici del tar gli hanno dato ragione nel 1996 e nel 2000 e il Csm, nel 2008, è stato costretto ad ammettere: “Ci fu una vera e propria mancanza di valutazione da parte della commissione”. Giudizio che vale anche per gli altri esaminati. In quell'esame divenne uditore giudiziario, tra gli altri, proprio Luigi de Magistris. O ancora l'esame di ammissione all'albo dei giornalisti professionisti del 1991, audizione riscontrabile negli archivi di radio radicale, quando la presenza di un folto gruppo di raccomandati venne scoperta per caso da un computer lasciato acceso nella sala stampa del Senato proprio sul file nel quale il caposervizio di un' agenzia, commissario esaminatore, aveva preso nota delle prime righe dei temi di tutti quelli da promuovere. Da più parti si presentano pseude riforme di accesso alla professione. Limitazione degli accessi o della ripresentazione agli esami. I proponenti spiegano: troppi avvocati. Nel “libero mercato” vogliono rimanere da soli, loro e i loro figli !!? Grazie dell'attenzione. Antonio Giangrande Presidente dell'associazione “Contro tutte le mafie”

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati