Per Casarano un futuro da protagonista

Le riflessioni tra sè e sè. E la “pluralità di ragioni” che ha spinto Ivan De Masi a vivere l’avventura di candidarsi a sindaco di Casarano

di Ivan De Masi* Perché candidarmi sindaco di Casarano? E’ la domanda che da mesi pongo a me stesso, riflettendo, spesso, tra me e me. Mi sono chiesto molte volte perché uno come me, giovane di un certo successo, molto impegnato nelle sue attività, con priorità di vita famiglia e professione, che considerava la politica marginale alle sue aspettative, perché dunque uno come me abbia fatto questa scelta. Di natura non sono un uomo ambizioso, né tantomeno arrivista. L’altruismo è il valore in cui mi riconosco, ma lo esercito con riservatezza. E allora? Non c’é una risposta specifica alla madre di tutte le domande: sicuramente é una pluralità di ragioni che mi ha spinto a vivere questa nuova ed entusiasmante avventura. Probabilmente con il mio impegno nello sport è iniziato un percorso inconscio che mi ha fatto crescere dentro, ha fatto germogliare e maturare la voglia di dedicarmi alla città con spirito di servizio e senza calcoli personali. Lo sport, dunque, come scintilla. Il tempo e le risorse economiche che ho impiegato per lo sviluppo e l’affermazione dello sport casaranese, coniugati da un lato con il senso di una forte adesione a colori sociali dal passato calcistico glorioso (sono stato un ultrà e me ne vanto!), e dall’altro con la scoperta affascinante della pallamano, hanno fatto scattare in me prima come giovane padre poi come uomo la voglia di un impegno diverso, più difficile perché proiettato verso il futuro. E in tutto ciò il mio carattere combattivo e il piacere della sfida hanno ancora una volta avuto il sopravvento, portandomi a sperimentare nuovi modi dell’impegno personale. Confesso una cosa che prima d’ora sapevano in pochi. Ho un modo di dire che poi é il metodo con cui approccio ogni situazione: “Quando hai davanti due strade, scegli sempre la meno battuta”. Io faccio sempre così e in questo piccolo slogan mi riconosco profondamente. Pertanto, il cercare anche nella politica una nuova forma di sperimentazione, un modo di vivere per creare con gli altri un cammino poco battuto, sicuramente difficile, ma certamente esaltante, é un passaggio che sto sviluppando in piena armonia con il mio modo di essere e di sentire. Fare politica in un momento difficile come questo è, ai miei occhi, la modalità più onesta per porre in essere il proprio impegno nel sociale, ben oltre la passionalità che anima lo sport. Analizzare sogni e bisogni degli altri, mostrarsi e nello stesso donarsi alla città senza mortificare le sensibilità collettive, essere e diventare punto di riferimento dei tuoi consimili nei momenti difficili, questo è il ruolo nobile del mio modo di intendere la politica, che non é strumento al servizio di un interesse, ma servizio alla comunità. I valori fondativi del mio essere sono racchiusi in queste certezze. Il corso della mia vita, fino a qualche mese fa serena e piena di certezze, assieme a una certa disillusione e scetticismo per la politica, si è misurata severamente (ed é andata in crisi) con la richiesta di centinaia e centinaia di cittadini che mi hanno chiesto di mettermi al servizio della città. A questo appello non ho saputo dire di no. E voglio sgombrare il campo, spero una volta per tutte, dallo stereotipo “il nuovo in politica”, che è un vero tormentone! Io non mi autodefinisco “il nuovo”, pur appartenendo alla generazione dei quarantenni. Conta essere giovane con idee, non avere quarant’anni anni. Giovane é ancora Rita Levi Montalcini che di anni ne ha compiuti cento pochi giorni fa, perché essere giovane è uno stato dell’animo, è avere curiosità, sensori attivi che generano idee, concezioni e sensibilità collettive, spirito di sacrificio e voglia, tanta voglia, di mettersi in discussione quotidianamente. Per chi é nato e vive nel sud d’Italia, poi, nuovo è il cuore delle persone, la capacità nella ricerca, l’appartenenza a quei valori fondanti della nostra cultura salentina, il saper capire dagli sguardi dei tuoi cittadini le loro angosce, le paure, le speranze e la capacità di coinvolgerli in un progetto teso al bene comune. Mi sento giovane, non nuovo, perché ho la voglia di mettere in campo il mio entusiasmo, la mia voglia di fare, i miei valori, i miei ideali, il mio altruismo. Il mondo con l’avvento di Barack Obama alla guida del paese più importante del mondo, ha ricevuto una iniezione di fiducia che fino a ieri era impensabile. Si sono modificati concetti e certezze che sembravano immodificabili. Un “colored” alla guida della Casa Bianca è di per sé un cambiamento dalla portata che non riusciamo ancora a cogliere nella sua completezza. Con questa epocale inversione di tendenza, ancora una volta la culla del progresso e della democrazia ha avuto uno scatto di portata storica e non vi nascondo che uno degli stimoli a impegnarmi l’ho ricevuto proprio da questo svolta storica. Qualcuno ha ironizzato sulla mia passione per Obama. Che c’entra il presidente degli Stati Uniti con la nostra Casarano? Effettivamente solo chi, ha seguito l’evoluzione della vicenda americana può comprendere il fascino che nella mia generazione ha portato un evento del genere. Il presidente Obama, da candidato, ha avuto “l’audacia della speranza” come recita il titolo di una sua autobiografia, umana e politica, che invito tutti a leggere. In essa si coglie il meglio dell’interpretazione del sogno del popolo americano. Ed io, cittadino di un paese del sud dell’Europa, mi riconosco nel modo in cui lui ha iniziato la sua attività politica, partendo dal basso e ponendo l’uomo al centro del processo di sviluppo del suo Paese. Mi spiace per i miei detrattori e i miei competitori, ma questo modo di interpretare la politica mi ha convinto che si può e si deve dare di più alla società. La modalità é questa, i presupposti etici sono questi e non cambia assolutamente a se Obama li ha applicati per guidare la nazione più forte del mondo ed io mi ci ispiro per guidare la mia piccola città. Anche le sfide di questa portata sono sfide difficili. La volontà e la caparbietà di un Sogno-Progetto ci darà la forza di vincerle. Tutto ciò, che per me é importantissimo, non deve però fare velo su altre caratteristiche dello stare in politica. Penso che ogni persona che si impegni debba avere come obbiettivo da raggiungere il bene della comunità. Continuo a pensare che la politica non può essere una professione, ma una vocazione dell’animo esercitata con strumenti tecnici e onestà totale. L’impegno civile può portare ad un’evoluzione in senso politico, ponendo al centro dell’azione i valori e gli ideali che uno ha dentro. Spiace constatare però che questi due elementi, cioè i valori e gli ideali, sono barattati per interessi personali e ciò fa male alla politica. Le persone, i cittadini difficilmente capiranno la mancanza di un percorso coerente nell’impegno di un candidato. Il minimo “sindacale” di coerenza richiesto dovrebbe essere restare nella stessa parte in cui sei cresciuto, hai fatto carriera, hai avuto onori e visibilità. Ma tant’é… Il mio percorso verso l’impegno in politica è stato molto lineare. Da ragazzo ho cercato di mettere in pratica, a scuola e nelle amicizie, quegli ideali e quei valori che i miei genitori mi hanno trasmesso. Allo stesso modo il desiderio e la ricerca di uno sviluppo sostenibile e solidale sono stati i miei punti di riferimento nelle varie attività imprenditoriali che ho intrapreso. Il piacere di investire, restando molto attento al territorio, alle nostre bellezze naturali, alla cultura, ha fatto di me e della mia coerenza a questi principi, il faro che ha illuminato il mio percorso personale. Ma tutto ciò ancora non basta per chiedere la fiducia agli elettori. In fondo, il modo con cui mi sono raccontato, finora, potrebbe apparire una mozione degli affetti. Io non chiedo la fiducia sulla parola: io chiedo alla città di fare un percorso condiviso, lo “stare insieme” e il “fare insieme” sono le sole azioni che chiedo ai miei concittadini. Se il progetto si rivelerà fallace sarà esclusivamente per mia responsabilità e pagherò le conseguenze politiche, se avrà successo, sarà la vittoria di tutti! E’ questa la convinzione che mi ha spinto ad impegnarmi in prima persona. Ritengo che non esistano geni con la bacchetta magica, in grado di risolvere tutti i problemi, con la loro sola capacità. Credo fortemente che il tempo dei politici di professione sia tramontato e che “il salto della quaglia per restare comunque in corsa” sia un esercizio che fa sorridere e che non ha futuro. I sogni hanno diritto di cittadinanza, ma penso che possano diventare delle belle realtà se si creano spazi di confronto collettivo, di dibattito, di approfondimento, in una parola: di partecipazione. E poi a cosa servono i sogni se non possono essere condivisi con gli altri? Sono convinto di una sola cosa, altrimenti non mi sarei catapultato in questa avventura. Casarano possiede tutte le potenzialità per crearsi un futuro migliore, che veda tutti noi casaranesi protagonisti del nostro futuro e non semplici comparse di un film scritto da altri. Casarano ha risorse intellettuali, sensibilità umane, spirito di appartenenza, tradizione imprenditoriali ed operaie che da sole sono forti garanzie di nuovo sviluppo e di progresso. Il calore umano che ha investito la mia persona, in questi sei mesi, dalla prima vaga idea di un impegno, alla candidatura ufficiale, è la testimonianza più entusiasmante che questa città è viva e pronta a disegnare il proprio futuro da protagonista. * candidato sindaco di Casarano (coalizione centro-sinistra)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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