[in ritardo] Paranoid Park

Paranoid Park è proprio un gran bel film.

Alex vive a Portland. La sua passione è lo skateboard e con l'amico Jared comincia a frequentare il Paranoid Park, un posto conosciuto da tutti gli skater della città. Lì una sera dei ragazzi gli propongono di saltare sui treni merci in transito nella vicina stazione… Controcampo di Elephant, sembra portare a termine il discorso forse cominciato addirittura con Last Days, trovandone probabilmente una conclusione. Lo sguardo sugli adolescenti più o meno disastrati/disadattati è alla fine uno sguardo lucido su di noi, sulla nostra società. Tre capitoli, tre sfaccettature che alla fine compongono il quadro. Quadro che grazie a questo terzo film paradossalmente non è del tutto desolante, nella consapevolezza di Alex, alla fine forse troviamo un barlume di speranza. La bellezza del film (ma se vogliamo la bellezza del cinema di Van Sant, che ha raggiunto una cifra stilistica personale e caratteristica) è tutta nell'incredibile capacità del regista di raccontare come in un flusso di coscienza con il montaggio che rende il racconto frammentato e circolare, e di mostrare la sofferenza dei corpi e dei visi con le inquadrature. Ne esce fuori un cinema profondamente morale, dove forma e sostanza si fondo.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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