Creole e conigli

Pene d'amor dagli anni '20 ai Negroamaro

Echi non casuali di musiche d'antan nei testi della band salentina

È una specie di riflesso condizionato: se un lui supplichevole dice a una lei altezzosa “straziami”, la frase inevitabilmente si completa nelle nostre teste con “ma di baci saziami”. Era un tango anni ’20 di Luigi Miaglia, in arte Ripp, e cantava le risorse seduttive di una “creola dalla bruna aureola”. I Negroamaro ne hanno fatto una citazione così lieve e sfuggente che sembrerebbe quasi casuale, ma non lo è; loro cantano anche “Parlami d’amore”, però senza Mariù, lo fanno apposta. Dopo gli strazi, rincarano la dose. Ci aggiungono uno “strappami l’anima” che, a voler alzare un po’ il tiro (e forse il gomito), ricorda quel santo della cappella Sistina che stringe l’anima in una mano, appesa come un cencio, nascondendo fra le pieghe quello che, a detta degli esperti, sarebbe un autoritratto di Michelangelo. Insomma Ripp, col suo esotismo erotico (o erotismo esotico) da tabarin entre-deux-guerres, guardava più a Pitigrilli (sangue torrido e coca boliviana), Giuliano Sangiorgi a Pirandello (maschere di cera, “l’idea che ho di te”). Con un tocco di adolescenziale mistero: in rete si trovano forum anglofoni ove ci si chiede, dizionari alla mano, cosa significhi veramente quel “verde coniglio dalle mille facce buffe”.

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